Il Sommo Poeta in versione dialettale

Il progetto ideato dal Circolo della Stampa di Trieste è indirizzato ai giovani e ai giuliani «fuoriusciti»

Il progetto “Dante e compagnia cantante”, presentato nei giorni scorsi a Trieste, è rivolto in primis ai giovani e ai giuliani “fuoriusciti”. Concepito dal locale Circolo della Stampa, si richiama nel titolo al settecentenario della nascita del Sommo Poeta, ma guarda al dialetto triestino, al suo contraddittorio intersecarsi con la cultura italiana, alle peculiarità idiomatiche provenienti da altre lingue.

 

Lingua materna e lingue secondarie
Il riferimento al Sommo Poeta, fu in effetti forte, a fine ’800, nelle cosiddette “terre irredente”, come emerge ad esempio dalle canzonette dedicategli, una per tutte “Viva Dante! El gran maestro de l’italica favela”. Il dialetto poi venutosi a formare come lingua franca nel Mediterraneo era diventato e lo è tuttora, l’elemento unificante tra genti giunte a portare capitali e forza lavoro. L’intento in ogni caso degli irredentisti fu quello di cancellare dal vernacolo i termini di origine straniera. Oggi la contaminazione del dialetto con la lingua italiana si fa sempre più forte e molti vocaboli sono di fatto spariti dall’uso quotidiano.

Poiché, come ha detto Wittgenstein, di lingue “dal punto di vista psicologico ne esistono solo due: la lingua materna o primaria e poi tutte le altre messe insieme, o seconde”, il progetto vuol confrontare il vernacolo, nella sua ricca terminologia in rapida estinzione e nell’efficiente essenzialità che gli è propria, con la lingua italiana, nel cui contesto certi termini hanno valore affatto diverso.

Gli appuntamenti di maggio e giugno
La prima parte del programma consiste in una serie di conversazioni che di seguito elenchiamo: il 6 maggio “Con ogni parola toscana noi mentiamo – Il triestino e la verità in Svevo, Saba e Joyce” con Riccardo Cepach; il 13 maggio “Triestino, la porta del porto – L’irruzione del veneziano, lingua franca del mare”, con Nereo Zeper; il 17 maggio “La lingua della poesia – Livelli e linguaggi della poesia “dialettale” e “in dialetto” a Trieste tra Ottocento e Duemila”, con Elvio Guagnini; il 3 giugno “Dalla Zonta al Ponte Curto – Tracce vernacole nei toponimi e nella storia di Trieste” con Antonio Trampus; il 10 giugno “L’altra metà del ziel – Le triestine e la letteratura dialettale” con Marina Silvestri e Graziella Semacchi Gliubich; l’8 giugno “San Zirilo e San Metodio, de San Giusto sempre in odio – Il vernacolo, arma impropria per la campagna nazionalista” con Luciano Santin; il 17 giugno “Su l’Adriatico estremo/soto el crinal del Carso Dialetto triestino trait d’union tra italiani e sloveni”, con Boris Kobal; il 24 giugno “’La me scusi ma i me spingi! Coss’ te scendi qua anche ti?’ L’argine patoco che si sbriciola”, tavola rotonda con Micol Brusaferro, Flavio Furian, Diego Manna, Maxino, sull’evoluzione e degrado del dialetto. Tutte le conversazioni si terranno nel déhors dell’Antico Caffè San Marco di Trieste alle ore 17.30. In caso di necessità si ricorrerà alla modalità telematica sul canale You tube e sul sito del Circolo della Stampa.

Poesia e canto
Spazio del progetto sarà dedicato a specifiche unità video sulla prosa e soprattutto sulla poesia dialettale, alla fotografia e al canto di tradizione orale. Sarà realizzato un concorso di composizione dialettale riservato ai giovani, dal titolo “Fioi come noi”, per gli studenti delle ultime tre classi delle scuole superiori.

Partecipano al progetto il Circolo della Stampa di Trieste, l’Università Ca’ Foscari di Venezia, la Società di Minerva, l’Associazione Giuliani nel Mondo, il Circolo Amici del Dialetto triestino, il Circolo fotografico triestino con la collaborazione del Comune di Trieste. L’impegno del Circolo della Stampa è rivolto all’incremento del dibattito culturale, sociale e politico cittadino, attraverso iniziative che garantiscano pluralismo e rispetto di tutte le opinioni.

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