Il segreto del «Naufragio di Mijoka». Alla scoperta dei reperti d’inizio Seicento

La mostra offre una panoramica sulla svariata cultura materiale del XVI e XVII secolo, sulla produzione e il commercio nei centri dell’Europa rinascimentale e sulla navigazione nell’Adriatico orientale in quel periodo

La mostra è stata allestita al primo piano del Museo civico di Rovigno

Al primo piano del Museo civico della Città di Rovigno, è stata inaugurata la mostra “Il naufragio di Mijoka, un segreto svelato nel mare di Morter”, realizzata grazie alla collaborazione tra l’Istituzione rovignese, il Museo civico della Città di Sebenico e il Dipartimento di archeologia subacquea dell’Istituto croato di restauro.

Qui e a destra alcuni dei numerosi oggetti preziosi ritrovati

Ricerche durate sei anni
L’esposizione è il risultato di ricerche che si sono svolte dal 2006 al 2012, con il sostegno del Ministero della Cultura e dei Media della Repubblica di Croazia, che hanno portato alla scoperta di numerosi oggetti di valore vicino ai resti di un naufragio risalente all’inizio del XVII secolo. Si tratta di preziosi reperti ritrovati a una profondità di 40 metri sotto lo strato sabbioso, a sud di Morter, isola di fronte alla costa dalmata. Dopo l’apertura delle mostre “Zambrattia – Barca cucita preistorica” e “Piruso grande – Naufragio romano presso lo scoglio vicino Rovigno”, appartenenti al ciclo “Navi affondate” e tutt’oggi visitabili al piano terra del Museo di Rovigno, continua con successo questo progetto ideato secondo le direttive del Ministero della Cultura e dei Media al fine di favorire la collaborazione e la condivisione tra musei e promuovere l’allestimento di esposizioni collettive.
Sito scoperto negli anni Settanta
Grazie all’impegno di molti subacquei, archeologi, conservatori e restauratori del Museo della Città di Sebenico, la collezione di oggetti proveniente dalla secca di Mijoka è stata riportata alla luce. Secondo le informazioni disponibili, il sito è stato scoperto negli anni ‘70, quando un peschereccio con la rete a strascico passando sopra al relitto sollevò parte del carico, originariamente imballato in ceste di vimini. Una volta tirate a bordo, queste si sfasciarono e uscì il contenuto inaspettatamente prezioso di ottone e vetro. Per la maggior parte degli oggetti estratti si è persa la traccia. Incoscientemente, i subacquei locali hanno continuato ad asportare i reperti fino a quando il sito è stato segnalato agli archeologi nel 2002. Dopo una prima ispezione, sul fondo furono trovati soltanto una piccola ancora di ferro e i resti degli imballaggi di legno. La struttura della nave era completamente distrutta, ma il legno abbruciacchiato indicava che la causa dell’affondamento era stata un incendio.
Oggetti in metallo, vetro, legno, osso…
Il naufragio è datato agli inizi del XVII secolo sulla base degli oggetti firmati dai maestri artigiani di Norimberga, principale centro europeo per il commercio e la produzione di articoli di lusso e di strumenti scientifici. Si tratta delle innovazioni dell’epoca, come le meridiane pieghevoli di Hans Miller, Leonhart Miller e Hans Tucher, oppure i gettoni per i calcoli contabili, realizzati dall’artigiano Hans Schultes II. La datazione è stata confermata anche da un modello di cannone proveniente da una collezione privata, sulla cui canna è inciso l’anno 1601. L’origine degli oggetti in vetro invece è riconducibile a rinomate botteghe dell’isola di Murano. Tra i ritrovamenti, predominano piccoli oggetti di metallo, vetro, legno e osso nonché vari prodotti per l’uso quotidiano, di beni di lusso e ornamentali, materiale orafo, numerosi gettoni d’ottone, monete d’argento e d’oro. A causa della sensibilità dei reperti, sin dalle prime esplorazioni si è rivelata necessaria la presenza sul campo di un conservatore-restauratore, per una gestione adeguata dei ritrovamenti dopo l’estrazione dal mare e per prevenire qualsiasi degrado del materiale. I lavori di conservazione e restauro nel laboratorio hanno interessato oltre duecento oggetti di metallo di uso diverso, tra cui si distinguono lucchetti d’ottone con meccanismo cifrato, pesi di varie dimensioni, piatti di bilance da orafo e diversi anelli. Tra gli oggetti in osso sono presenti pettini, meridiane d’avorio, manici di coltelli decorati, mentre tra quelli di legno manici di posate e rasoi. Tra i manufatti in vetro numerose sono le perle, lenti per gli occhiali e specchi.

L’esposizione rimarrà aperta fino al 30 settembre 2021

Resti di una nave degli Uscocchi
Sebbene l’area esplorata fosse di 96 metri quadrati, i reperti erano concentrati su uno spazio di soli 64 metri quadrati, il che indica che si trattava di un vascello lungo fino a 12 metri, molto più piccolo delle solite navi mercantili di quel periodo che raggiungevano una lunghezza fino a 40 metri. Data la grande quantità di carico eccezionalmente prezioso su una nave relativamente piccola e l’assenza di altri reperti comuni alle navi mercantili, come cannoni e altri tipi di armi, si ha l’impressione che si tratti dei resti di un’imbarcazione locale, probabilmente degli Uscocchi, affondata mentre aveva a bordo il bottino.

Pettini in osso

Preservare il patrimonio sottomarino
“Il mare croato è davvero ricco di reperti archeologici. Sfortunatamente, questo sito è stato sistematicamente devastato per anni e la maggior parte dei ritrovamenti, soprattutto quelli di inestimabile valore, sono finiti a far parte di collezioni private all’estero, mentre solo una piccola parte è arrivata al Museo di Sebenico. Ecco perché con questa mostra vogliamo sensibilizzare ed educare il pubblico sull’importanza di preservare il patrimonio archeologico sottomarino della Croazia”, ha affermato Marina Lambaša, curatrice del Museo della Città di Sebenico durante l’inaugurazione. Insieme a lei, la mostra è stata aperta da Elizabeta Rogović, rappresentante del Museo della Città di Rovigno e dall’archeologa subacquea Vesna Zmaić Kralj a nome dell’Istituto croato di restauro. All’evento, organizzato senza pubblico ma trasmesso in diretta sulla pagina Facebook del Museo, hanno inoltre partecipato il vicesindaco Marino Budicin, la responsabile dell’Ufficio del Consiglio municipale e del sindaco Maria Črnac Rocco ed Edita Sošić Blažević, a capo del Dipartimento amministrativo per gli affari sociali. La mostra rimarrà in allestimento fino al 30 settembre, durante l’orario d’apertura del Museo, dalle ore 10 alle 18.

Facebook Commenti