Il ritorno di Ulisse nell’ottica di Penelope

A colloquio con Pino Quartullo, regista e interprete dell’adattamento teatrale che lo vede a fianco di Ornella Muti

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Il ritorno di Ulisse nell’ottica di Penelope

Andrà in scena domani alle ore 19, presso il Teatro di Capodistria, “Mia moglie Penelope”, reading in musica prodotto da La Città degli Artisti in collaborazione con La Pirandelliana, che vede in scena due note personalità della scena teatrale e cinematografica italiana, Ornella Muti e Pino Quartullo. L’adattamento teatrale del romanzo “Itaca per sempre” di Luigi Malerba firmato da Margherita Gina Romaniello e diretto dallo stesso Quartullo offre un’interessante e divertente reinterpretazione del celebre episodio narrato da Omero nell’“Odissea”, in cui l’eroe greco incontra la moglie dopo vent’anni d’assenza. A condividere la scena con i due protagonisti è il musicista Oscar Bonelli, il quale fornisce un suggestivo accompagnamento musicale attraverso l’utilizzo di una serie di strumenti particolari. A questo si unisce il disegno luci realizzato da Andrea De Luca, che contribuisce a creare le ambientazioni della messinscena, come anche i costumi forniti dalla Maison Celestino. L’evento è a ingresso libero ed è organizzato dal Consolato generale d’Italia a Capodistria in collaborazione con l’Università Popolare di Trieste e la Comunità degli Italiani “Santorio Santorio” di Capodistria, con il sostegno finanziario della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia. Media partner è La Voce del popolo. Abbiamo interpellato il regista e interprete dello spettacolo per farci spiegare il percorso che ha portato alla messinscena e le particolarità legate alla rilettura dell’incontro tra l’eroe omerico e l’amata moglie.

Come è nata l’idea di portare in scena lo spettacolo “Mia moglie Penelope”?
“Questo spettacolo è tratto dal romanzo ‘Itaca per sempre’ di Luigi Malerba, che ha come fulcro narrativo il ritorno di Ulisse ad Itaca. Ma con spunti nuovi. Sappiamo dal racconto di Omero che nell’incontro tra Ulisse e Penelope quest’ultima non avrebbe immediatamente riconosciuto il marito. Per un racconto epico questo può starci. Ma ecco la genialità di Malerba: in una reale reunion coniugale è quasi impensabile che una moglie non riconosca suo marito seppur dopo tanti anni. Ed è appunto stata mia moglie, dopo aver letto il romanzo, a volerne scrivere un adattamento teatrale. Quello di Penelope è un ruolo che richiede un’attrice bella, carismatica e regale. Ornella Muti ci è sembrata l’interprete ideale per la parte.”

Qual è la differenza tra l’Ulisse e la Penelope di Omero, e quelli interpretati da voi?
“Nel nostro caso la storia è tutta concentrata sul rapporto tra Ulisse e Penelope. Lei non è più la moglie dimessa, rassegnata, triste, bensì è reattiva, furba, scaltra, vendicativa. Quando Ulisse si presenta, lei lo riconosce subito, mentre lui è convinto del suo ottimo travestimento. Lei finge di non riconoscerlo, finge di credere alle fandonie che lui le racconta, ma ci rimane molto male poiché non capisce il motivo di un tale atteggiamento da parte del marito. Ciò che comprende, però, è che i motivi di Ulisse non riguardano solamente la riconquista della reggia, ma anche un modo per capire se Penelope gli è stata fedele durante tutti quegli anni. Lei perciò medita una vendetta. Nel momento in cui lo vede, si diverte a farlo ingelosire. Indossa degli abiti molto eleganti e si atteggia in modo da fargli capire che lei non soffre minimamente per la sua mancanza, al che lui impazzisce. Quindi, è una storia che legge dal punto di vista femminile la realtà di questo ritorno. La protagonista assoluta dello spettacolo è Penelope, mentre Ulisse è un uomo che merita di essere punito per come si è comportato.”

Quali sono gli aspetti caratteristici della messinscena?
“Ci sono due elementi molto importanti, che forniscono una nota fondamentale. Nel romanzo, Malerba sottolinea i cambi d’abito di Penelope e del suo modo di atteggiarsi. Abbiamo realizzato una bellissima collaborazione con la Maison Celestino, casa esperta in tessuti preziosi e abiti eleganti, che ha creato i costumi per lo spettacolo. Penelope indossa abiti contemporanei della collezione della Maison Celestino, mentre io indosso una tunica e un mantello di tessuto grezzo, che danno l’impressione di un travestimento dell’epoca. I costumi, quindi, danno allo spettacolo una connotazione classica, antica, ma al contempo contemporanea. Il secondo aspetto fondamentale riguarda l’accompagnamento musicale. In scena con noi c’è Oscar Bonelli, musicista che negli ultimi anni si è specializzato nel ritrovare degli strumenti (e crearne altri) che in qualche modo rievochino suggestioni, suoni, melodie di un’antichità perduta. Nello spettacolo vengono infatti utilizzati strumenti molto rari e particolari, come l’arpa birmana, il sitár, il dudúk e la tromba tibetana, che creano di volta in volta un clima diverso. È uno spettacolo dinamico poiché, essendo nato da un romanzo, comprende molti cambi di ambientazione e molte situazioni diverse, che Ornella Muti e io evochiamo con la nostra lettura.”

Ha già collaborato con Ornella Muti in altre occasioni…
“Il primo spettacolo che abbiamo fatto insieme è stato ‘L’ebreo’, debuttato nel 2010, una commedia di Gianni Clementi ambientata negli anni ‘50. Ci eravamo trovati molto bene insieme. È sempre un grande piacere lavorare con lei, è una persona di grande professionalità, ma anche di ottima compagnia, divertente, simpatica e imprevedibile. Girare con lei scatena reazioni straordinarie degli spettatori. Essendo una star, viene accolta con un incredibile amore da parte del pubblico.”

Come mai è stata scelta proprio la forma del “reading in musica” per lo spettacolo?
“La moltitudine dei personaggi che compaiono nel romanzo di Malerba avrebbe richiesto, in realtà, una lettura cinematografica della storia. Noi abbiamo scelto di portarlo in scena nella forma del ‘reading’ in quanto è un continuo dialogare e raccontare al pubblico i propri pensieri, come se si trattasse di una serie di a parte rivolti agli spettatori. Questi a parte sono i pensieri dei due personaggi, spesso in contrapposizione a quello che dicono. A ciò si aggiunge un continuo gioco di luci, con ben 150 cambi di luce, che si trasformano in base all’azione scenica. Pur essendo un reading, c’è molto movimento scenico nello spettacolo, molta interazione tra i due personaggi. Questa forma ci permette di muoverci e di esplorare una dimensione che un teatro normalmente non può avere.”

Come sono state le reazioni del pubblico finora?
“Gli spettatori partecipano molto all’interpretazione di Penelope e ridono del fatto che Ulisse è sua vittima. Mostriamo un Ulisse perdente e una Penelope trionfante, che rivela la realtà oggettiva del fatto che le donne sono sicuramente più furbe degli uomini. Da Aristofane ai giorni nostri, il modello è sempre lo stesso: l’uomo è infantile, immaturo, traditore, ottuso, mentre la donna è sempre vittima di questo personaggio maschile che in qualche modo vuole primeggiare, ma è comunque prevaricatore. La donna invece dimostra una sensibilità maggiore. È un aspetto che ho affrontato anche nell’ambito del laboratorio teatrale che conduco da diversi anni a Tarquinia, durante il quale ho presentato una sorta di storia delle mogli nel teatro. In tutti i testi che abbiamo preso in considerazione durante il laboratorio, figura sempre lo stesso schema dell’uomo-bambino e della moglie quale figura materna, comprensiva, che in qualche modo deve subire un uomo latitante.”

 

Muti: Un personaggio attivo e reattivo

La protagonista della messinscena, Ornella Muti, ha dichiarato: “Appena letto questo testo ho immediatamente accettato di interpretarlo. L’idea di portare in scena una versione nuova di una donna come Penelope, da sempre simbolo di moglie fedele, paziente, in attesa di un eroe, mi è piaciuta moltissimo. Una Penelope attiva e reattiva, un’eroina dell’attesa ma anche una moglie che rivendica anche con l’astuzia la sua vendetta verso un marito che magari ha volutamente indugiato sul suo ritorno. La mia Penelope vi divertirà, grazie al testo di Luigi Malerba adattato teatralmente da Margherita Romaniello, vi regalerà dialoghi freschi e sentimenti forti, e vi legherà a sé come avvinti dalla sua proverbiale tela”.

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