Il padiglione artistico di Zlatko Prica

Le opere allestite nella Galleria civica di Albona

ALBONA  Per chi volesse gustarsi i dipinti di Zlatko Prica, uno dei più significativi pittori contemporanei croati, potrà farlo visitando la galleria civica di Albona, che ospita fino al 5 agosto la sua mostra dal titolo “Plavi paviljon” (Padiglione azzurro).

Il 2016, anno in cui ricorreva il centenario della nascita di Zlatko Prica (1916-2003), è stato indubbiamente l’anno dedicato al grande artista, che ha avuto come evento clou la “Retrospettiva”, allestita nella galleria “Klovićevi dvori” di Zagabria. Come rilevato dalla storica dell’arte, Branka Arh, durante la cerimonia d’inaugurazione della mostra, l’esposizione albonese vuole presentare un artista che richiedeva molto dalla pittura, in quanto la considerava un lavoro serio. Il risultato della sua dedizione all’arte è un opus originale e di livello mondiale, tanto che nel corso della sua vita era riuscito a ottenere pure una notevole reputazione internazionale. Le generazioni più giovani non conoscono molto i suoi lavori nati negli anni ‘50 e ‘60 del secolo scorso, per non parlare di quelli realizzati ancor prima. Infatti, negli ultimi 25 anni nelle gallerie d’arte sono stati esposti in prevalenza i suoi dipinti più recenti, tratti dal Ciclo di Torre”, ha spiegato Branka Arh.

Percorso artistico in 21 opere

Il percorso espositivo propone 21 opere presentate per la prima volta in un unico insieme. Quadro per quadro, è possibile captare i cambiamenti, l’evoluzione dello stile del pittore, che va dalle nature morte e dai paesaggi nei quali si nota l’influsso di Cézanne, fino alla completa decostruzione del dipinto che s’avvicina all’astrattismo.
Il titolo della mostra, “Plavi paviljon” (Padiglione azzurro), si rifà a un grande dipinto di Prica, che suggerisce un approccio meditativo alla pittura. L’essere umano, intriso di ottimismo, sta al centro dell’attenzione.
Le opere fanno parte della collezione in possesso della Fondazione di Zlatko e Vesna Prica di Samobor.

Sensibilità coloristica straordinaria

L’opus di Prica è ampio e variegato: dalla “Natura morta” del 1937, nella quale è visibile l’influsso del postimpressionismo, si prosegue con composizioni nelle quali l’artista crea dei contrasti coloristici più intensi, dimostrando una straordinaria sensibilità e rifacendosi al fauvismo francese, come nel caso dell’“Autoritratto” del 1945, in cui crea un contrasto complementare nella combinazione azzurro-arancione. Un’eccezione nel suo percorso artistico è la sua attività durante la Seconda guerra mondiale, che lo vede assieme a un altro grande dell’arte croata, Edo Murtić, realizzare le illustrazioni del poema “Jama”, di Ivan Goran Kovačić.

Evoluzione

A guerra conclusa, il pittore riprende la sua ricerca artistica laddove questa era stata interrotta. Un ruolo importante nell’evoluzione della sua arte avrà il suo soggiorno in India, in quanto al ritorno a Zagabria inizia a creare composizioni in cui le forme, sempre accentuate da colori intensi, vengono delineate con un contorno nero ben evidenziato. Fanno parte dei lavori giovanili di questo protagonista dell’arte croata della seconda metà del ‘900 anche dipinti prodotti sotto la profonda influenza dell’arte indiana.
Il nuovo linguaggio con il quale vengono strutturate e riempite le composizioni, imponeva una sua logica, per cui era necessario soltanto mettere in atto le sue qualità. Per questa ragione il motivo viene ulteriormente stilizzato (intorno al 1959 le figure umane, rappresentate in maniera schematica, condividono lo spazio con tavoli ed elementi di natura morta, fino a una riduzione ancora più marcata) e la modellazione che caratterizzava il periodo precedente viene completamente trascurata. Il passaggio a nuovi cicli, non così drastico come prima, che si svolgono parallelamente con il titolo “I frutti della terra”, “La gente e i frutti”, è realizzato in maniera leggera, naturale come lo è il respiro. L’entusiasmo creativo cresce e raggiunge il suo apice nel periodo 1960-1964. In armonia con le tendenze mondiali, l’opera di Prica fonde all’epoca l’osservazione razionale e un’intensa ed espressiva spontaneità. All’inizio degli anni Settanta la figura umana entra nuovamente nelle sue composizioni, dapprima frammentata e in seguito distorta, con un accenno al volume. Lo si vedrà nel Ciclo di Torre, realizzato negli anni ‘80.

Ottica metafisica

Con questo Ciclo, Prica si volge al paesaggio mediterraneo, sublimato però attraverso un’ottica metafisica. In un momento in cui la “moda” del pessimismo e del nichilismo esistenziale dominavano la scena artistica europea, Prica contrappose serenità e ottimismo creativo attingendo a soluzioni pittoriche della tradizione che lo resero inviso e trascurato alla critica jugoslava.
All’inaugurazione della mostra hanno preso parte la responsabile della Fondazione, Marica Jelinić, la curatrice della galleria Prica di Samobor, Nikolina Šimunović, la coordinatrice del programma della galleria civica di Albona, Tea Bičić, e il vicesindaco di Albona, Zoran Rajković. 

Facebook Commenti