Klape Kastav e ospiti. Il Natale ritrovato nel canto a più voci

Il Centro "Gervais" di Abbazia ha ospitato il concerto «Porodil se j’» delle due compagini femminile e maschile di Castua. È stata anche un'occasione per presentare l'omonimo album natalizio uscito nei giorni scorsi per i tipi della casa discografica Aquarius records di Zagabria

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Klape Kastav e ospiti. Il Natale ritrovato nel canto a più voci
I protagonisti della serata e i loro ospiti assieme sul palco del "Gervais" di Abbazia. Foto Roni Brmalj

Il Centro Gervais di Abbazia ha accolto, l’altra sera, il concerto “Porodil se j’” delle klape femminile e maschile Kastav di Castua, appuntamento legato alla recente pubblicazione dell’omonimo album natalizio su CD (e in forma digitale), uscito per i tipi della casa discografica Aquarius records di Zagabria nell’anno in cui la compagine maschile ha festeggiato il 30º anniversario del ripristino (appunto nel 1995, da parte dei membri della stessa) dell’usanza della questua dei Re Magi, nel giorno dell’Epifania, per le case del Castuano. Il titolo dell’evento e del disco si ispira all’antico canto popolare castuano “Porodil se j’ Kralj nebeski” (È nato il Re dei cieli), trascritto e armonizzato da Ivan Matetić Ronjgov, evocando una tradizione vocale secolare che accompagna da sempre il tempo natalizio in queste terre.
Fin dall’ingresso in sala si percepiva un’atmosfera intima e raccolta. Il palcoscenico, ordinato e silenzioso, accoglieva strumenti disposti con cura mentre sullo sfondo si stagliava l’immagine che campeggia sulla copertina dell’album, richiamo visivo caldo e poetico. Legno grezzo e paglia, un’essenzialità arcaica, come un Natale ritrovato tra vecchi bauli, scaffali dimenticati o pagine consunte di libri che si aprono solo nei giorni di festa. A ravvivare la scena, i toni profondi degli abiti della klapa femminile, figure eleganti in blu intenso, che hanno dato forma alla serata con femminilità e grazia. Il concerto, condotto con la consueta ironia brillante e garbata da Mario Lipovšek Battifiaca, ha beneficiato della presenza del versatile artista nelle vesti di presentatore, che ha accompagnato il pubblico lungo l’intero itinerario musicale con leggerezza, unendosi in alcuni momenti ai cori sul palco per condividere il canto.

Echi di un tempo custodito
L’apertura del concerto – supportato finanziariamente dalla Città di Castua, dalla Regione litoraneo-montana, dall’Associazione croata per la tutela dei diritti d’autore – HUZIP e dall’azienda “Montelektro” di Castua – è stata affidata a “Porodil se j”, brano interpretato da entrambe le klape, che ha introdotto immediatamente un clima di raccoglimento e ascolto attento. È seguita la canzone “Daleko je” (musica e versi di Tamara Obrovac), eseguita dalla compagine femminile. Da quel momento in poi, la serata si è dispiegata come un racconto in musica, delineando il profilo di un Natale familiare, genuino. La klapa femminile ha saputo creare momenti di grande suggestione. Le voci, perfettamente amalgamate, hanno generato armonie larghe e trasparenti, rivelando coesione e cura nel disegno vocale. Tra i brani eseguiti da questa formazione spiccavano “Kyrie Eleison” (canto croato, arrangiamento di Miho Demović) e “O little town of Bethlehem” (musica di Lewis Henry Redner, testi di Phillips Brooks, arrangiamento di Saša Matovina). A questi si sono affiancati canti non presenti nel disco, come “Zaspao je mlad Ivane” (tradizionale dalmata di Castelnuovo, arrangiato da Joško Ćaleta) e “Naranča” (musica di Elvis Stanić, testi popolari, armonizzazione di Ćaleta), che hanno arricchito la narrazione musicale con delicatezza e decisione. La klapa maschile, con il suo timbro più profondo, ha aggiunto spessore e intensità. Tra i canti tratti dall’album, si sono distinti “Tri kralja jahahu” (canto castuano, armonizzato da Saša Matovina) e “Koledva” (musica e versi di Andrija Marot-Jurjenić, arrangiamento di Matko Brajša-Rašan), esempi di coralità vigorosa e radicata nel testo. Accanto a questi, brani come “Ključ života” (Zdenko Runjić) e “Ta tvoja ruka mala” (Ljubo Kuntarić, versi di Blanka Chudoba), hanno evidenziato l’approccio interpretativo del Maestro Matovina, sensibile nell’adattare la canzone d’autore al linguaggio corale.

L’incontro delle voci
Nei momenti di esecuzione congiunta, le due klape hanno unito i timbri in un unico corpo sonoro. Le armonie si sono ampliate, le voci si sono fuse con equilibrio, dando vita a sezioni cariche di intensità. Tra i brani proposti insieme – “African Noël” (tradizionale africano, arrangiamento di André Jerome Thomas), “Praise His Holy Name” (spiritual, arrangiamento di Keith Hampton) e “Tisuću snova” (di Smiljan Kirinčić, presente tra il pubblico) – si sono imposti andamenti scanditi e sfumature ritmiche che richiamavano una spiritualità calda, quasi blues. L’accompagnamento strumentale ha contribuito a espandere il ventaglio espressivo. L’arpa di Diana Grubišić Ćiković ha diffuso una luce timbrica raffinata; il flauto verso di Đeni Trdić Barić ha portato slancio e freschezza; la batteria e le percussioni di Tonči Grabušić, il basso e il contrabbasso di Damjan Grbac e il piano e l’organo di Vladimir Babin, hanno fornito un sostegno armonico fluido e accogliente. Anche la tromba di Boris Mohorić, per un breve ma significativo intervento nel brano “Božić je judi” (scritto, musicato e interpretato da Dražen Turina Šajeta e arrangiato da Saša Matovina), ha impreziosito il paesaggio sonoro con il suo tocco vivido. Il culmine emotivo è stato raggiunto con “Na dobro nam Božić dojde” (kalenda natalizia di Neviđane sull’isola di Pašman, trascritta e armonizzata da Joško Ćaleta), interpretata insieme alla klapa femminile Hreljin e alle klape maschili Skalin di Mattuglie e Gradelini di Fiume. Un momento corale travolgente che ha riempito lo spazio con un senso di festa gioiosa e coinvolgente. Con le ultime tre compagini, ospiti della serata, le klape femminile e maschile Kastav hanno interpretato anche i brani “My Lord, what a mornin’” (spiritual, armonizzato da Larry Farrow) e “The battle of Jericho” (spiritual, armozzato da Moses Hogan). La direzione artistica dell’intera serata è stata affidata a Saša Matovina, ideatore del progetto e presenza costante nella klapa maschile Kastav. Sotto la sua guida ispirata, tutte le formazioni hanno trovato un’unità espressiva, creando un racconto musicale che ha lasciato un’impronta profonda. Una serata che non si è chiusa con l’ultima nota, ma che ha continuato a vivere fuori dal teatro, nei sorrisi condivisi, nei calici di vin brulé, nei passi tra le strade invernali di dicembre, come accade quando il Natale viene cantato con sincerità e passione, trasformandosi in calore che unisce e accompagna.

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