Il Montona film festival fa tappa a Buie

Nel fine settimana il pubblico ha potuto assistere alla proiezione dei film «Selfie» e «Tutto il mio folle amore», presentati nell’atrio dell’UPA

Due i film visti nel cortile dell’UPA

Il Montona film festival, la rassegna cinematografica annuale fondata nel 1999 dal regista Rajko Grlić e dal produttore Boris T. Matić, quest’anno ha intrapreso un percorso itinerante facendo tappa pure a Buie. Nonostante il vento impetuoso, che ha fatto rimandare il primo appuntamento con il cinema a cielo aperto, previsto in calendario la scorsa settimana a Buie in Piazza San Servolo, i buiesi, grazie alla perseveranza dell’Università popolare aperta locale, nel fine settimana scorso hanno potuto assistere a ben due film. Numerosi i cittadini che hanno accolto l’invito a partecipare all’iniziativa spostata poi nell’atrio dell’UPA dove ad accogliere i presenti è stata la direttrice, Rosanna Bubola.

Una scena del film “Selfie”

La società odierna
Un grande schermo, buona compagnia e “Selfie”, tradotto dall’inglese “Autoscatto”, un film-commedia del settembre 2019 presentato in anteprima al Festival international du Film Grolandais de Toulouse che vede come registi Tristan Aurouet, Thomas Bidegain, Marc Fitoussi, Cyril Gelblat, e Vianney Lebasque. Quasi due ore dove cinque storie sovversive ed esilaranti affrontano i difetti della società tecnologica intrattenendo i spettatori con le avventure e le disavventure dell’”homo numericus”, sull’orlo di un esaurimento nervoso.
Vincent conosce suo padre biologico

Il film di Gabriele Salvatores ha fatto commuovere il pubblico

Il secondo appuntamento ha visto la proiezione del film italiano “Tutto il mio folle amore”, del regista Gabriele Salvatores. Un film coinvolgente ed emozionante con molti spunti di riflessione, che ha fatto ridere il pubblico e commuovere allo stesso tempo, grazie ad una sceneggiatura intelligente e non scontata che vede tra le scene le bellissime campagne slovene, il passo doganale delle tre nazioni istriane, la splendida Dalmazia e altro.
Raccontata quindi la storia di Vincent, un sedicenne chiuso in un universo tutto suo, affetto da una forma di autismo e da un disturbo della personalità sin dalla nascita. Vive nella vicina Trieste, insieme alla madre e al padre adottivo. A confrontarsi da sempre con Vincent è la madre Elena, in seguito aiutata dal marito Mario che ha imparato a voler bene a Vincent come ad un figlio. In questa situazione delicata irrompe una sera Willi, padre naturale del giovane e cantante squattrinato, che ha abbandonato Elena nel momento stesso in cui ha saputo che era incinta. In procinto di partire per un tour nei Balcani, l’uomo vuole conoscere il figlio che non ha mai visto, ma non immagina neanche lontanamente la situazione che si ritroverà davanti. Vincent, però, vede nel padre e nel suo furgone un tentativo di fuga e, nascosto nel veicolo, parte insieme a Willi, all’insaputa di quest’ultimo. L’occasione permette ai due di conoscersi meglio e approfondire quel legame di sangue che hanno ignorato per sedici lunghi anni. In questo viaggio nei Balcani e nei sentimenti, Willi e Vincent avranno modo di confrontarsi e parlare, così come Elena e Mario, partiti alla ricerca del figlio.
Quindi un film che parla di uno dei dolori più grandi per un genitore, che accompagna alla scoperta della responsabilità genitoriale non dettata dal puro dovere ma dall’amore, un amore maturo che sa accettare la diversità del figlio e non viverla come un “bimbo a cui si è regalato il giocattolo sbagliato”. La sensazione finale è quella di un’anima piacevolmente rigenerata.
Con entrata gratuita gli eventi sono stati organizzati secondo le attuali misure epidemiologiche dovute al coronavirus.

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