«Il mio amore per l’Italia grazie a Nanni Moretti»

Dopo «Voyages en Italie» parla italiano anche il nuovo film di Sophie Letourneur. Con «L’aventura», girato in Sardegna, la regista francese ha aperto il programma dell’ACID

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«Il mio amore per l’Italia grazie a Nanni Moretti»
Sophie Letourneur. Foto: Vera de Kok

Prosegue il viaggio nelle isole italiane di Sophie Letourneur, che in occasione del Festival di Cannes 2025 ha dato il via al cartellone della sezione parallela dell’ACID (Associazione del Cinema indipendente per la sua diffusione, nda) con il suo nuovo lungometraggio di finzione “L’aventura”. Quest’ultimo racconta le vicende di una vacanza di famiglia sulle spiagge della Sardegna, ricostituendo la coppia della pellicola precedente che vede la stessa regista francese nei panni della moglie e l’attore Philippe Katerine, l’inconfondibile Dioniso dipinto di blu e con una corona di fiori e frutti in testa durante la tanto discussa cerimonia inaugurale dei Giochi olimpici di Parigi 2024, nella parte del marito. Rispetto a “Voyages en Italie” (2023), che ripercorreva la fuga romantica di una coppia allo sbando lungo le coste della Sicilia, questa volta ci sono anche i figli al seguito.

Passano gli anni e l’aria di Cannes le è sempre più familiare: che tipo di emozioni si provano?

“La prima volta non si scorda mai: mi capita ancora oggi di ripensare alla felicità che ho provato nel presentare ‘La vie au ranch’ all’ACID quindici anni fa. Anche lo scorso anno è stato molto bello far parte della giuria del premio Queer Palm perché lo considero un riconoscimento molto significativo. Quest’anno, invece, sono stata onorata che proprio “L’aventura” sia stato scelto per aprire l’edizione 2025 dell’ACID”.

Come giudica questa sezione parallela del Festival di Cannes?

“Il mio modo di fare film è perfettamente coerente con la sua missione. Non a caso, nella scorsa edizione avrei voluto che ad aggiudicarsi la Queer Palm fosse ‘Most people die on Sundays’, un film argentino in concorso all’ACID. In questa edizione, tanto per cambiare, ho ammirato la bellezza di ‘Put your soul on your hand and walk’ di Sepideh Farsi, un documentario che rende giustizia alla memoria di Fatima Hassouna, fotoreporter palestinese uccisa con la sua famiglia in un attacco aereo israeliano. Credo che nel mondo del cinema, così come nella vita, sia fondamentale costruire un contropotere, offrire un’alternativa a ciò che ci viene proposto come ufficiale o come l’unica soluzione corretta”.

I suoi ultimi film sono ambientati in due isole italiane: “Voyages en Italie” in Sicilia e “L’aventura” in Sardegna. Come mai ha scelto nuovamente l’Italia?

“È un posto dove mi sento a casa. Ho un legame molto profondo con il mar Mediterraneo e avverto il bisogno di tornarci spesso. Amo il cibo italiano e anche ne ‘L’aventura’ i due bambini sono felicissimi di andare in vacanza in Italia per la pasta e la pizza. Inoltre, nel marzo 2024, insieme al mio produttore ho fatto una tournée di presentazione di ‘Voyages en Italie’ in collaborazione con l’Institut français Italia. Ovviamente siamo partiti da Napoli, la mia città preferita”.

Le piace anche il cinema italiano?

“Certo. Amo l’Italia anche grazie a Nanni Moretti, che è uno dei miei registi preferiti in assoluto. Mi sento molto vicina ai suoi film, soprattutto a quelli iniziali. In particolare, adoro ‘Palombella rossa’, uno dei primi film che ho visto da bambina. Lo trovo libero, divertente, intelligente e con un montaggio davvero interessante.”

Com’è nata l’idea di realizzare “L’aventura”?

“Devo ammettere che sono abbastanza ossessionata dal tempo che passa. Così ho voluto rievocare una vera vacanza in famiglia”.

Com’è stato lavorare con Philippe Katerine?

“Fantastico! È un attore molto preciso e laborioso. L’ho voluto ancora una volta nel cast perché, a mio avviso, è davvero un poeta, una persona che ha saputo raggiungere la popolarità senza mai snaturare sé stesso. Mi ritrovo pienamente nella sua praticità”.

Come ha vissuto il doppio ruolo di regista e attrice all’interno dei suoi ultimi film?

“Può sembrare una decisione un po’ controcorrente, ma direi che rientra nel mio modo di essere. Da una parte è funzionale allo snellimento dei tempi di regia, dall’altra parte nulla mi impedisce di dirigere qualche scena dall’interno, come ad esempio è capitato nelle parti in cui giocavo con i bambini”.

Che ricordi ha, invece, del suo lungometraggio d’esordio “La vie au ranch”?

“All’epoca ero davvero agli inizi della mia carriera e quindi non è stato per niente facile realizzare le riprese. Ma a distanza di anni posso ritenermi soddisfatta, anche perché viene proiettato con una certa frequenza nei cineclub ed è molto popolare tra gli studenti francesi di ogni età”.

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