Si è aperta con una visione ampia e meditativa, nel punto immaginario in cui cielo e mare si sfiorano all’orizzonte, la mostra “Modri pogledi – pučina i priobalne vedute u hrvatskoj likovnoj umjetnosti od plenerizma do apstrakcije” (Sguardi blu – mare aperto e vedute costiere nella pittura croata dall’en plen air all’astrazione), ospitata nella storica ed elegante Villa Angiolina di Abbazia. L’iniziativa, che segna l’inizio di una nuova stagione di collaborazioni tra il Museo croato del turismo e le principali istituzioni museali croate, si configura come una delle più significative rassegne pittoriche dell’anno. Fino al 7 settembre il pubblico potrà ammirare ventiquattro opere provenienti dalla prestigiosa collezione del Museo Nazionale d’Arte moderna di Zagabria (NMMU), attualmente chiuso per lavori di ristrutturazione. Le parole pronunciate in occasione dell’apertura da Nataša Ivančević, direttrice dell’ente museale ospitante, delineano con precisione la portata del progetto. Ha sottolineato come la mostra rappresenti una prima assoluta non soltanto per Abbazia, ma per l’intero territorio circostante. Inserita nel ciclo “Il Museo Nazionale d’Arte moderna in trasferta”, l’esposizione si inscrive in una strategia museologica innovativa, tesa a rendere fruibile al pubblico un patrimonio altrimenti celato.
Silenzi interiori
Nel corso dell’inaugurazione, ha preso la parola anche Tea Hatadi, assistente alla direzione artistica del NMMU e curatrice dell’esposizione, che ha portato i saluti del direttore Branko Franceschi e dell’intero collettivo museale, rimarcando la soddisfazione per la calorosa accoglienza ricevuta. Ha ricordato come il ciclo espositivo sia ormai giunto alla ventesima tappa, spingendosi anche oltre i confini nazionali, fino al Museo Nazionale di Romania a Bucarest, dove è attualmente visitabile una selezione di 188 opere in due magnifici spazi espositivi. Lorena Šimić, altra curatrice della mostra e autrice dell’allestimento, ha invitato il pubblico a lasciarsi avvolgere dal suono sommesso delle onde e dalla purezza tonale delle tele. Il mare, nella sua tensione cromatica e spirituale, è qui disvelato non soltanto come tema artistico, ma come luogo mentale di sospensione, riflessione e nostalgia. Le opere esposte conducono lo spettatore lungo un arco temporale che si estende dalla fine dell’Ottocento alla seconda metà del Novecento, restituendo le molteplici risonanze che il paesaggio costiero ha suscitato nell’immaginario pittorico croato.
La materia blu e la sua ineffabilità
“Sguardi blu” si sviluppa attorno alla suggestione del blu, colore che per sua stessa natura sfugge alla cattura e risiede nei margini del visibile, nei confini lontani dove si incontrano cielo e mare, evocando profondità fisiche e spirituali. Questo pigmento incarna un’idea di bellezza inafferrabile, di vastità, di distanza. Lontano dall’essere mera rappresentazione paesaggistica, il mare diventa qui specchio interiore e chiamata alla responsabilità estetica e ambientale. In un tempo in cui le coste sono sempre più vulnerabili al turismo e all’instabilità ecologica, le opere in mostra si offrono come epifanie di consapevolezza, invitando a un’etica dello sguardo che restituisce al paesaggio marino una valenza critica, poetica e meditativa.
Oltre il visibile, dentro la forma
I dipinti selezionati appartengono alla raccolta permanente del Museo Nazionale d’Arte moderna di Zagabria, che conta oltre dodicimila opere. Spiccano nomi emblematici della pittura croata del XX e XXI secolo, da Ljubo Babić a Edo Murtić, da Ignjat Job a Emanuel Vidović, da Vlaho Bukovac a Ivo Dulčić, da Frano Baće a Marta Ehrlich, da Zlatan Vrkljan a Mladen Veža, fino a Mila Kumbatović, Gustav Likan, Omer Mujadžić, Đuro Tiljak e molti altri. L’itinerario si apre con i pionieri del paesaggio marino croato, quali Menci Clement Crnčić, autore delle prime marine moderne dipinte a Novi Vinodolski, e Vlaho Bukovac, che traduce la potenza visiva del mare in chiave accademica e plenerista. Con l’avvento del Novecento, il paesaggio assume una valenza identitaria, nutrendosi di emozione ed espressione come nei dipinti di Emanuel Vidović, Ljubo Babić e Ignjat Job. I maestri del secondo dopoguerra, Edo Murtić, Ivo Dulčić, Frano Baće, operano invece una trasformazione simbolica, affidando alla cromia e alla sintesi astratta l’elaborazione del paesaggio come stato d’animo. Negli anni successivi, il tema si fa sempre più interiore, e il paesaggio diventa geografia emotiva, cartografia della memoria, come testimoniano le opere di Slavko Šohaj, Marta Ehrlich, Zlatan Vrkljan e Dalibor Parać. Ha chiuso la cerimonia inaugurale il sindaco di Abbazia, Fernando Kirigin, esprimendo gratitudine per l’opportunità di ospitare ventiquattro opere di valore assoluto, raramente visibili in quest’area. La mostra, ha affermato, rappresenta un arricchimento per l’intera comunità e per i numerosi turisti e appassionati d’arte attesi a Villa Angiolina nei mesi estivi.

Foto: GORAN ŽIKOVIĆ
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