Il mandarino blu. Una storia di vita e di avventure

Arsen Toljanić, capitano di nave con 25 anni di carriera, nel suo libro svela i retroscena della vita in mare e le sfide di chi solca gli oceani per lavoro

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Il mandarino blu. Una storia di vita e di avventure
Arsen Toljanić con il suo libro. Foto: Goran Zikovic

Il caffè con Arsen Toljanić, capitano di nave con 25 anni di carriera, è stato un’occasione speciale per riflettere sul suo percorso e sulle esperienze vissute. Originario di Verbenico e classe 1976, Toljanić ha raccontato come la vita in mare lo abbia costantemente portato in viaggio, esplorando città e porti lontani, arricchendo il suo bagaglio di esperienze con incontri e scoperte culturali. La sua carriera lo ha esposto a un mondo sconosciuto ai più, fatto di diversità di usanze, profumi e persone. Oltre alla nostalgia per le soste nei porti, ha condiviso le sue osservazioni sulle differenze sostanziali che esistono tra la realtà quotidiana e quella marinaresca. Il suo libro si presenta come una finestra su queste esperienze, permettendo al lettore di affacciarsi su un’esistenza affascinante e distante, quella di chi vive il mare come una seconda casa e trova, nell’incontro con l’ignoto, una fonte inesauribile di ispirazione.

Una ferrea motivazione
Dalle sue esperienze ma anche da una ferrea motivazione che lo ha spinto a descrivere in dettaglio la vita di navigazione, soprattutto lungo la rotta dalla Cina verso il Sud America (Cile, Perù, Bolivia), è nato il suo primo e, finora, unico libro, “Plava mandarina” (Il mandarino blu). Dopo aver superato il Giappone, Toljanić sapeva di avere una ventina di giorni prima di arrivare alle coste del Messico, e fu in quel momento che decise di scrivere. Carico di cose da dire, iniziò a redigere il suo libro e lo completò in soli tre mesi.
Quando gli abbiamo chiesto perché avesse iniziato a scrivere, ci ha raccontato che il suo è un testo che loda la perseveranza, la forza d’animo e la motivazione personale nel raggiungere i propri obiettivi. Anche lui, del resto, dice di non aver mai potuto contare sull’appoggio di nessuno e tutto quello che ha realizzato è esclusivamente per proprio merito e sacrificio.
Il libro, che ha ricevuto ottimi riscontri, non è destinato solo a una cerchia ristretta di esperti del settore marittimo. Scritto in modo umoristico, esso svela cosa ci si può aspettare lavorando su una nave. È ideale per chi si avvicina al mondo della navigazione, ma anche per chiunque sia curioso di conoscere questo complesso settore. Pur essendo Toljanić familiare con il dialetto ciacavo ricco di italianismi, ha scelto di scrivere in un croato letterario chiaro e accessibile.

L’origine del titolo
Il titolo del libro ha un’origine particolare: una volta, all’età di 4 anni, si trovava con suo padre in visita da amici di famiglia, marinai anche loro. Nel giardino di casa vide un albero di mandarini, che all’epoca erano molto più rari di oggi. Da quel momento convinse sé stesso che solo chi naviga potesse permettersi anche le cose più esotiche. E possedere un albero di mandarini per lui era una cosa veramente rara e unica. Non volendo rinunciare mai a niente, decise che un giorno sarebbe diventato capitano di nave. Chiese allora a suo padre: “Papà, mi compri una barca?” e, nonostante lo scetticismo iniziale del padre, alla fine riuscì a realizzare il suo sogno. Anche se non ha mai ricevuto una barca dal padre (e non ce l’ha nemmeno oggi), perché “a Verbenico, il vento del canale non è mai clemente”, il suo libro è una testimonianza di come perseveranza e determinazione possano portare verso traguardi quasi inimmaginabili.

In Italia il bello è sempre importante
Toljanić ci ha parlato anche del suo italiano, che ha iniziato a studiare fin dalle scuole elementari, e che si è rivelato utile durante i suoi sette anni di servizio per la compagnia napoletana MSC. Lì, pur essendo l’inglese la lingua ufficiale, l’italiano era di uso comune. “Quando i colleghi non vogliono che tu capisca cosa dicono, non ti preoccupare: inizieranno a parlare in napoletano”, racconta ridendo. Ha imparato molto dall’Italia, apprezzando la cucina, il modo di vestire e la visione della vita, dove il “bello” è sempre importante.
Arsen iniziò la sua carriera nel 1997 come allievo ufficiale di coperta alla Croatia Line, prima che la compagnia venisse portata al fallimento. In seguito, trovò lavoro alla Splošna Plovba di Portorose, dove apprese anche un po’ di sloveno, dopodiché lavorò per i tedeschi dell’Hapag-Lloyd e infine per la MSC Mediterranean Shipping Company di Napoli, fino ad arrivare alla sua attuale compagnia: i cinesi dell’OOCL.
Nel libro, sono presenti molti aneddoti legati al mondo della navigazione nelle nostre terre e nel nostro mare. Avendo lavorato per compagnie croate, slovene e italiane, l’autore è in grado di trasmettere al meglio la mentalità, il linguaggio e le curiosità delle nostre terre, successivamente condivise nel mondo della navigazione.

Il desiderio di trasmettere un messaggio
Nel libro, l’autore ha trattato temi di geopolitica, della potenza navale e diplomatica e ha anche raccontato le difficoltà incontrate nella pubblicazione del libro, giustificate da alcuni editori dal fatto che oggi si legge poco e che l’argomento potrebbe non essere di interesse per il grande pubblico. “Il mio obiettivo è che si parli di questo libro. La vendita non mi interessa molto, e il ricavato non copre le spese. Ma è il messaggio che voglio trasmettere. Non si tratta di letteratura specialistica o di pubblicistica. Vorrei che la gente lo leggesse perché consigliato, perché piace. Non è solo per gli appassionati di mare o per coloro che lavorano nel settore, ma è una storia di vita e di avventure”.
L’autore spera pure che il lettore possa imparare qualcosa sulla terminologia marittima, soprattutto appartenendo a una nazione che si considera un popolo di marittimi.
“Ho sentito dire spesso a Fiume che la nave si è ancorata al molo. Sbagliato! Se fosse ancorata, sarebbe al largo, invece è ormeggiata al molo. Oppure, quando succede qualcosa, si dice che il capitano non era sul ponte di comando. È ovvio che io sono sul ponte di comando quando necessario, nelle situazioni complesse. Il resto del tempo, ci sono i tre ufficiali di coperta, ciascuno nel proprio turno. Sono cose comuni che la nostra gente non sa”, ha puntualizzato.

La cultura marittima non è valorizzata
Ha inoltre rivolto critiche al sistema d’istruzione che non valorizza adeguatamente la cultura marittima: “Siamo una nazione marittima che alla fine non lo è affatto. Le scuole e le facoltà fanno poco per appassionare e avvicinare i giovani a questo mondo. Pensateci: si iscrivono alla facoltà solo coloro che decidono di navigare, ma non c’è un vero sistema che promuova il mondo marittimo tra coloro che non sanno cosa fare della loro vita. Ci dovrebbero essere più visite alle navi, più gite su velieri istruttivi come la ‘Kraljica Mora’, che salpa raramente dal porto di Spalato. Se queste gite sono troppo costose per le scuole o i genitori a causa del costo del carburante, lo Stato dovrebbe cofinanziare queste attività. Dovrebbero esserci più tour al largo, su piccole imbarcazioni o navi da gita. Quanti giovani di Fiume hanno navigato sulle onde della baia del Quarnero?”
Come esempio, racconta di essersi proposto alla Facoltà di Marineria di Fiume per le loro giornate delle porte aperte, offrendo una presentazione per coinvolgere i giovani, raccontando aneddoti della sua carriera e donando una copia del suo libro alla biblioteca dell’istituzione. Tuttavia, non hanno mostrato alcun interesse, una vera occasione mancata, secondo il nostro interlocutore.

La pianificazione del secondo libro
“Ci sarebbero molti aneddoti e vicende che non sono riuscito a inserire in questo libro”, ha affermato l’autore. “Il piano è di scrivere un secondo libro. Non appena m’imbarco sulla nave, la settimana prossima, troverò sicuramente l’ispirazione giusta. Tuttavia, vorrei dare del tempo a questo mio primo libro, per far sì che cresca e che la gente ne senta parlare. Poi, sperando di non commettere gli stessi errori del passato per quanto riguarda il travagliato percorso di pubblicazione, vedremo se riuscirò a realizzare anche qualcosa di nuovo. Ora è importante vedere come questo primo libro sarà accettato dal pubblico. Per quanto riguarda lo stile, cerco di essere originale e scrivo seguendo il mio istinto e il mio orecchio”.
Alla domanda se abbia trovato un altro luogo nel mondo in cui potrebbe immaginarsi di vivere, ha osservato “l’Australia, senza dubbio. Quando ci sono stato, mi è sembrato che lì la vita fosse piacevole e rilassata. Il problema è che è troppo lontana, serve un giorno intero solo per arrivarci. Anche il Perù mi è piaciuto, ma non per viverci. Ho avuto una reazione romantica nei pressi della capitale, Lima: sono rimasto affascinato dal contrasto tra la povertà estrema di Callao e, a soli dieci chilometri, il quartiere di Miraflores, un distretto finanziario imponente. Questi contrasti non sono così evidenti da noi. Anche la Cina mi ha fatto una grande impressione: negli ultimi vent’anni si è trasformata in una potenza mondiale da ogni punto di vista. È una cultura imponente che, durante la storia, ha influenzato molto di ciò che abbiamo oggi. Nel mio libro c’è un intero capitolo dedicato alla Cina, ricco di informazioni interessanti”.

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