Il Maestro Ville Matvejeff debutta da compositore e presenta «Ad astra»

Grande successo per il concerto all’«Ivan de Zajc», che ha visto protagonista la Finlandia

Il Maestro Ville Matvejeff a fine concerto. Foto Ivor Hreljanović

È stato un concerto di forte rilievo e di grande successo la serata sinfonica al Teatro Nazionale Croato “Ivan de Zajc”, che ha proposto musiche di Matvejeff, Brahms e Sibelius. Sul podio il Maestro Ville Matvejeff, ben noto al pubblico fiumano per le sue qualità di musicista poliedrico e di vigorosa tempra artistica.
Per la prima volta il Maestro ha debuttato a Fiume come compositore con la prima esecuzione di “Ad astra”, brano che si ispira all’omonimo dipinto del pittore e visionario finlandese Akseli Gallen Kallela (1865-1931), e ad alcune sue riflessioni sul Crocifisso, sulla sofferenza umana e sulla Risurrezione; quesiti enormi, che trascendono il tempo e lo spazio, e che Matvejeff si è portato dentro a lungo, per infine dare loro forma musicale. Pagine profonde, di ampio respiro, di forte e angosciosa drammaticità, di tormentosa sofferenza, che a un certo punto si stemperano in un clima man mano più sereno, luminoso e di pace, che sfociano in un’apoteosi di infinita gloria e potenza. Senza tradire il benché minimo calo di tensione, il discorso musicale si snoda come “un unicum”, come una riflessione forte, vissuta dall’inizio alla fine. Il brano è caratterizzato da un acceso colorismo, chiarezza concettuale e maestria compositiva. Come compositore, Matvejeff non avrebbe potuto debuttare in modo migliore.

«Opera di riconciliazione»

Quindi Brahms, Concerto per violino, violoncello e Orchestra, con i giovani solisti finlandesi Jukka Merjanen e Tuomas Ylinen.

Numeroso e caloroso il pubblico

Il Concerto in la minore op. 102, ultima creazione sinfonica di Johannes Brahms, vide la luce nell’estate del 1887, durante il periodo estivo che il compositore trascorreva come d’abitudine a Thun, cittadina svizzera sul lago omonimo. L’insolita scelta di un genere, quello della sinfonia concertante, praticamente scomparso dal repertorio, è legata alla ripresa dei rapporti tra Brahms e uno dei suoi più celebri amici, il grande violinista Joseph Joachim. Il debutto pubblico, sempre con Joachim e Hausmann, avvenne invece il 18 ottobre, a Colonia. Brahms aveva nel frattempo operato non poche modifiche e aggiustamenti alla partitura; alcune varianti nelle parti solistiche sono di mano di Joachim. Sul manoscritto autografo che inviò a Joachim, Brahms appose queste significative parole: “A colui per il quale è stato scritto”. E Clara Schumann definiva questo concerto Versöhnungswerk, “opera di riconciliazione”.
Accostandosi al genere della sinfonia concertante, Brahms ne ripropone anche le architetture formali, sia pure ampliate e sviluppate, fino a renderle difficilmente individuabili di primo acchito.

Eccellenti giovani concertisti

I due concertisti si sono rivelati eccellenti sotto tutti i punti di vista. Hanno eseguito il concerto con grande slancio, sensibilità e in un rapporto dialettico perfetto, regalandoci un’interpretazione ricca, ispirata e preziosa. Rileviamo in particolare l’affascinante cantilena del violoncello e l’incisività del violinista. Il violoncello è un raro Giovanni Grancino del 1704, mentre il violino, suonato da Jukka Merjanen è un prezioso Andrea Guarneri del 1678. Come bis, hanno concesso una straordinaria “Passacaglia di Haendel”, in cui hanno dimostrato il loro eccezionale virtuosismo, “esprit” e superiorità musicale.
Nella seconda parte del concerto è stata proposta la Sinfonia n. 5 di Jean Sibelius. Dopo aver composto la sua Quarta Sinfonia, introversa e modernista, nel 1911, Sibelius si trovò ad interrogarsi sul suo linguaggio musicale in rapporto con i fermenti di rinnovamento che attraversavano tutta l’Europa. Era a una svolta nella sua carriera, a un punto di crisi. Iniziò a comporre la Quinta Sinfonia, in mi bemolle maggiore, poco dopo l’inizio della Grande Guerra, nel 1914. Ma il compositore non era contento del suo lavoro e sottopose la partitura a due revisioni, riducendo i quattro movimenti originali a tre. Cercava di piegare le convenzioni della forma-sonata a un ideale di naturalezza del discorso musicale. Nell’aprile del 1915, nel pieno della composizione, Sibelius annotava nel suo diario: “Quest’opera importante, che mi affascina misteriosamente, è come se Dio avesse fatto cadere dei pezzi di mosaico dal pavimento del suo palazzo celeste e mi avesse chiesto di ricostruirlo”.
Ville Matvejeff, anche in quest’occasione, ha plasmato in maniera formidabile questa potente sinfonia, coinvolgendo completamente l’Orchestra, evidenziando la ricchezza tematica e la suggestività di queste pagine con le sue apoteosi sonore, non meno degli aspetti lirici, ponendo in essere tutte le belle qualità dell’organico orchestrale. Un evento sinfonico da ricordare davvero.
Matvejeff ha riscosso successi come direttore d’orchestra, compositore e pianista. È il direttore principale dello Jyvaskyla Sinfonie, direttore artistico del Turku Music Festival, principale direttore ospite dell’Opera dell’”Ivan de Zajc” di Fiume ed è pure il nuovo direttore artistico di uno dei più noti e prestigiosi Festival d’opera al mondo, il Savonlinna Opera Festival.

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