Il linguaggio libero dell’artista Vlado Martek

Foto: Ivor Hreljanović

FIUME | Un approccio al linguaggio disinibito e libero e il gioco con la parole sono la caratteristica principale dell’opus di Vlado Martek, poeta e artista la cui retrospettiva è in visione nel Museo di Arte moderna e contemporanea (MMSU) nell’ambito del programma che anticipa il progetto Fiume 2020 – Capitale europea della Cultura e fa parte della direttrice programmatica “L’epoca del potere” (Doba moći).
La “Mostra con più titoli” inquadra gli elementi più importanti dell’operato artistico e performativo di Martek e spazia dagli anni Settanta, quando ebbe inizio la sua attività artistica nel Gruppo di sei autori assieme a Mladen Stilinović, Željko Jerman, Sven Stilinović, Boris Demur e Fedor Vučemilović, fino a oggi. Il suo interesse per il linguaggio e l’amore per la poesia non sorprendono, dal momento che Martek ha studiato letteratura e filosofia e per molti anni ha lavorato come bibliotecario. L’autore si esprime in diversi media che hanno in comune un trattamento sperimentale del linguaggio e l’analisi del ruolo dell’arte nella sfera privata e pubblica.

I pittogrammi

Un elemento particolare dell’espressione artistica di Martek, sempre legata al linguaggio, sono i pittogrammi, ossia lo sviluppo di un suo alfabeto particolare del quale si occupa fin dagli anni Settanta. Infatti, egli cerca di ampliare l’alfabeto tipico della società occidentale con nuovi e personali simboli. “L’embrione è la lettera B, non perché sia graficamente simile, bensì perché per me l’embrione è secondo in base all’importanza. La cosa più importante è, invece, la casa: essa è l’elemento base, l’archetipo di sicurezza”, asserisce Martek.
La prima parte della mostra è incentrata sul gioco con la parola, in cui questa si espande fino a diventare opera artistica. Martek iniziò a occuparsi di poesia, come spiega egli stesso, “per sedurre le ragazze” e nella sua carriera pubblicò pure alcune sillogi. Nonostante ciò, si definisce un “protopoeta” (predpjesnik), in quanto nel termine “poeta” si sentirebbe “ingabbiato”. Martek attacca gli standard letterari e poetici dando vita a delle forme particolari come libri ibridi, ovvero oggetti poetici, versi sperimentali, strofe composte da una parola, versi composti di matite e via dicendo.

Gli specchi

Un altro elemento caratteristico per la sua arte è l’uso di specchi interi o di frammenti, sui quali poi scrivere e disegnare con il pennarello, comporre installazioni accostandovi altri elementi. I lavori con gli specchi e frammenti di vetro sottolineano l’interesse dell’artista per la comunicazione, in quanto è proprio negli specchi che il pubblico, osservando il proprio viso, diventa parte dell’installazione e “guarda dentro di sé”. “Com’è il caso con la poesia, anche lo specchio è il nucleo di immagini imprevedibili e volatili, esso volge l’attenzione non tanto su un evento specifico, quanto su poesie non ancora scritte o pensate”, spiega una delle didascalie che accompagna la mostra.

Le carte geografiche

La seconda parte della mostra si occupa delle “carte geografiche” che Martek compone in base a una logica personale. Vediamo, pertanto, la sagoma semplificata dell’ex Jugoslavia dipinta di rosso o di nero, nella quale l’autore riporta i nomi dei suoi colleghi artisti, oppure vi introduce i nomi dei vari personaggi delle opere drammatiche di Shakespeare. Lo stesso vale per le carte geografiche della Croazia, dell’Europa e degli Stati Uniti. L’ultimo segmento della mostra è composto da dipinti e collage fotografici, che denotano il completo disinteresse di Martek, pittore autodidatta, per la perfezione formale. Ciò che conta è il contenuto, non la forma. Nei dipinti, creati negli anni Novanta, l’autore commenta l’influsso prepotente della Chiesa sulla società croata, mentre i collage fotografici si presentano come un’espressione intimistica dei suoi ragionamenti legati all’arte (“Non voglio che l’arte mi salvi”).
Il percorso espositivo presenta anche la sua attività performativa con il Gruppo di sei autori negli anni Settanta negli spazi pubblici e le sue pubblicazioni, edite in alcune centinaia di copie. La mostra si può visitare fino all’8 settembre.

Facebook Commenti