Il futurismo italiano alla conquista della Croazia

foto di Željko Jerneić

ZAGABRIA | S’intitola “Futurismo – dinamismo e colore” la mostra che verrà inaugurata questa sera (ore 19) nel Museo di Arte contemporanea di Zagabria in occasione della Giornata del design italiano, promossa nel mondo dal Ministero degli Affari Esteri e dalla Cooperazione Internazionale. Il progetto espositivo, presentato ieri ai giornalisti e realizzato dall’Istituto Italiano di Cultura di Zagabria, dal Museo e dall’organizzazione culturale StArt con il sostegno della Città di Zagabria, del Ministero della Cultura e dell’Ambasciata d’Italia in Croazia, con sponsor generale INA e il gruppo Campari, è dedicato al movimento futurista e all’influenza che alcuni artisti di quel periodo hanno avuto sull’evoluzione del design e dell’industria pubblicitaria. Oltre a una vasta retrospettiva sulla pittura futurista, che comprende diverse decine di dipinti di Umberto Boccioni, Carlo Carrà, Achille Funi, Roberto M. Baldessari, Giacomo Balla, Enrico Prampolini, Achille Lega, Gino Severini, Luigi Russolo, Primo Conti, Mario Nannini, Julius Evola, Pippo Rizzo, Alberto de Pistoris, Vittorio Corona, Gerardo Dottori e altri, la mostra comprende pure dipinti, capi d’abbigliamento e manifesti pubblicitari di Fortunato Depero, autore della celebre pubblicità e della bottiglia della Campari soda.

Opere realizzate tra il 1911 e il 1942

Il futurismo fu un movimento artistico che traeva ispirazione dal movimento, dalla velocità e dal progresso tecnologico all’inizio del XX secolo, mentre gli artisti che vi appartenevano richiedevano un radicale strappo con il passato e con le tradizioni che gravavano da troppo tempo sull’arte italiana dell’epoca. I manifesti, le performance pubbliche e altre attività, scossero la società italiana che ben presto si trovò coinvolta in un conflitto mondiale.
Questa è la prima volta che il Museo di Arte contemporanea zagabrese presenta al pubblico le opere originali di pittori futuristi, sculture ed esemplari di product design, design grafico e moda.
Come rilevato dalla direttrice del Museo e coordinatrice della mostra, Snježana Pintarić, “gli artisti che appartenevano al movimento futurista aprivano spazi di libertà artistica in tutti i campi della creatività artistica e visiva a partire dal 1909, anno in cui Marinetti pubblicò il suo Manifesto del Futurismo, mentre le loro idee lasciarono una traccia profonda non soltanto sulla scena artistica italiana, bensì anche su quella mondiale – ha puntualizzato la direttrice –. Il futurismo è il più importante movimento d’avanguardia del XX secolo in Europa e ha influenzato innumerevoli artisti nei decenni successivi. Questa è la più grande mostra sul futurismo finora allestita in Croazia. Il nucleo dell’esposizione è la pittura e in quest’ambito abbiamo l’opportunità di ammirare opere rappresentative realizzate tra il 1911 e il 1942”, ha precisato Snježana Pintarić, la quale ha voluto pure ringraziare la direttrice dell’Istituto Italiano di Cultura, Stefania Del Bravo – che ieri non ha potuto presenziare alla conferenza stampa –, per essere stata il motore principale della realizzazione della mostra.

«Vivere all’italiana»

Il primo segretario dell’Ambasciata d’Italia in Croazia, Mattia Mazza, ha dichiarato che la mostra “Futurismo – dinamismo e colore” si può considerare, grazie al numero e al valore delle opere esposte, una delle iniziative culturali più importanti sulla scena zagabrese nel 2019. “Con questo evento verrà celebrata la terza edizione della Giornata del design italiano nel mondo che, come sappiamo, comprende diversi campi, dall’arte alla tecnologia, per riassumersi nel ‘vivere all’italiana’ – ha sottolineato Mazza –. Per quale motivo abbiamo scelto di presentare una mostra sul futurismo in occasione della Giornata del design italiano? Perché tutto il design italiano è ancora oggi ispirato al futurismo. Il Manifesto del 1909 ha dato vita all’unico movimento d’avanguardia in Italia, i cui rappresentanti condividevano numerose idee con altre correnti artistiche europee, tra cui il Bauhaus. Una delle loro idee era l’arte in funzione del sociale”, ha concluso Mazza.

La prima vera avanguardia del XX secolo

Il curatore della mostra è lo storico dell’arte Maurizio Scudiero, il quale ha contribuito alla rivalutazione delle opere del pittore futurista Fortunato Depero e ha organizzato più di cento esposizioni sul futurismo in tutto il mondo. “La mostra e il catalogo sono organizzati cronologicamente in diverse sezioni – ha spiegato Scudiero –. Una delle sezioni è dedicata alle rappresentazioni della guerra, un’altra al design grafico e alla moda. Qui è pertanto visibile l’ampiezza degli interessi creativi dei futuristi. La maggior parte delle monografie dedicate al futurismo in Italia si concludono con il 1920, anche se questo movimento produsse opere d’arte anche nei seguenti due decenni. Infatti, i futuristi che diedero vita all’arte futurista appartenevano alla seconda generazione di artisti e divennero creatori di moda, di manifesti pubblicitari, designer. Il futurismo portò a una concezione diversa dell’arte: questa si spostò dai musei e dalle gallerie in strada, nella vita di ogni giorno – tanto che questi artisti si avventuravano pure in una specie di cucina futurista (che vi consiglio di non assaggiare). Negli anni Venti l’Italia era uno dei Paesi più importanti nel campo dell’industria aeronautica, in quanto vi vennero battuti diversi record di velocità e distanza, mentre il futurismo fu interessato proprio a questo aspetto: alle automobili, alle motociclette, ai treni, al dinamismo, alla velocità, all’aspetto meccanico della vita. Alla fine degli anni Venti, Marinetti cambiò il punto di vista e iniziò a guardare il mondo dall’alto, da un aereo. Numerosi futuristi degli anni Trenta ritraevano città e paesi dalla prospettiva a volo d’uccello, ma non come esercizio intellettuale, bensì in seguito all’esperienza diretta, in quanto effettivamente volavano in aereo. La cosa più importante da capire è che il futurismo fu la prima vera avanguardia del XX secolo. È vero che il cubismo venne prima, ma esso non è un movimento d’avanguardia, in quanto i cubisti non erano organizzati e non avevano un programma specifico. Il futurismo, invece, era pianificato, un progetto riassunto in un Manifesto che distribuivano in giro per le città. Nella pittura, per esempio, dovettero inventare tutto. Presero un po’ dal cubismo e passo per passo definirono lo stile pittorico futurista. Tra il 1909 e il 1915 realizzarono gran parte di quanto annunciato nel Manifesto. A partire dal 1915, in Italia operavano diverse scuole artistiche futuriste che producevano oggetti artigianali, per cui avevano molto in comune con la scuola Bauhaus tedesca, che venne fondata nel 1919”, ha precisato Scudiero, il quale ha in seguito fatto da Cicerone in una visita guidata della mostra.

Più di cento opere esposte

Gran parte dell’esposizione è stata realizzata dall’organizzazione culturale italiana StArt, che si occupa dell’integrazione di mostre innovative e di progetti artistici nel lavoro di istituzioni culturali, imprese pubbliche e private e fondazioni. Il presidente dell’organizzazione, Davide Sandrini, ha rilevato che l’organizzazione della presente mostra è stata una grande sfida, in quanto il percorso espositivo si compone di almeno 101 oggetto preso in prestito da diversi musei, gallerie e istituzioni. “Il valore delle opere esposte supera i 60milioni di euro, per cui è stato davvero un lavoro molto impegnativo allestire questa mostra, ma anche una grande soddisfazione”, ha concluso Sandrini.
L’esposizione rimarrà aperta fino al 20 aprile.

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