Il Forum Tomizza sul tema «Asilo»

TRIESTE | Ci è voluto tanto tempo perché Trieste accettasse l’idea di aderire al programma del Forum Tomizza. L’autore di fama internazionale, nato a Matterada, esule a Trieste con la famiglia nel dopoguerra, aveva pagato a lungo la sua trasversalità, culturale più che politica. In anni difficili continuava a ribadire concetti che solo negli anni Novanta sarebbero diventati patrimonio comune: la complessità nazionale del territorio, i legami tra le diverse realtà, la pesantezza della storia, e altro ancora. Ecco perché, dopo la sua scomparsa, più di vent’anni fa, è stato deciso di unire gli intellettuali delle tre componenti del territorio per parlare di lui – “Credo che fosse stato deciso spontaneamente proprio il giorno del suo funerale”, ha ricordato Milan Rakovac –, riproporlo, ricondurlo al presente con pensieri che aveva sviluppato in un passato difficile per gli uomini di mente aperta. Gli Incontri internazionali di frontiera “Forum Tomizza 2018” sono iniziati mercoledì scorso a Trieste (sede dell’Ince di via Genova), sono proseguiti ieri a Capodistria e saranno oggi a Umago. Tema degli incontri, che propongono un convegno permanente, è l’Asilo. Vi partecipano scrittori, giornalisti, sociologi della cultura, artisti e musicisti con interventi ad ampio raggio, dalla letteratura, alla sociologia, alla politica.

Grandi assenti in quest’edizione 2018, due personaggi che hanno lavorato per anni con particolare impegno per rendere il Forum un appuntamento degno della figura che promuove: soltanto un mese fa è mancata Patrizia Vascotto, presidente di Gruppo ‘85, anima a Trieste delle giornate dedicate a Tomizza. Ideatrice degli itinerari tomizziani in città. A lei è dedicata l’edizione di quest’anno anche perché, fino all’ultimo, da casa, ha continuato a coordinare l’organizzazione del Forum di quest’anno, non rivelando a nessuno la ragione che la teneva lontana dalla vita pubblica. Poi, il 12 aprile, la notizia che ha lasciato tutti senza parole, Patrizia se n’era andata. Così come qualche mese prima, Marino Vocci, uomo di cultura e d’azione, sempre impegnato nella promozione del territorio e dei suoi figli più rappresentativi, è andato avanti, lasciando un profondo vuoto. La commozione del pubblico era evidente, così nelle parole dei relatori che sono stati chiamati ad aprire il convegno, partendo da Trieste. Sul grande schermo un’immagine della Vascotto, sorridente, come lo era sempre. Devana Jovan e Marko Kravos hanno letto alcune pagine del suo ultimo libro, pensieri sul mare, sul viaggio, leggere e toccanti, profonde com’era lei. Poi l’inizio delle relazioni.
Nelle tre giornate del dibattito sul tema Asilo partecipano, nelle tre località: Milan Rakovac, Marko Kravos, Riccardo Cepach, Slobodan Šnajder, Franco Però, Vanja Bakalović, Janja Beč Neumann, Miha Blažič N’Toko, Igor Štiks, Emir Imamović Pirke, Aljoša Pužar, Ana Sarah Lunaček Brumen, Tanja Stupar Trifunović, Marta Moretto, Marija Mitrović, Jasna Čebron, Ivan Verč, Franco Juri, Alessandro Salvi, Edelman Jurinčič, Ahmed Burić, Tibor Hrs Pandur, Sanja Roić, Lorena Monica Kmet, Slavica Marin, a cui si uniscono il gruppo musicale itinerante di artisti italiani e migranti Stregoni e il gruppo musicale etno Šćike.
Nella prima giornata sono state ricordate alcune opere di Tomizza nelle quali egli si sofferma sullo sradicamento di chi deve “lasciare” il luogo d’appartenenza, una sofferenza inevitabile che porta però nuove conquiste, la coscienza di un altrove che porta a riconsiderare, con altri occhi, il posto da cui si proviene e a descriverne bellezze, tristezze, la vita, la morte. Con una consapevolezza che riguarda il presente: offrire asilo in passato era un atto sacro, perfino le chiese e i templi antichi fungevano da asili. Oggidì, i richiedenti asilo si richiamano al diritto internazionale sperando di ottenere rifugio, pace, libertà, un nuovo lavoro, una nuova vita, ma i Paesi europei li attendono con paura e pregiudizi, mentre dall’altra parte artisti e intellettuali, vedendosi restringere il loro spazio d’azione, si rifugiano in un loro esilio interiore. Dove trovare oggi rifugio, asilo?
Per Tomizza furono la scrittura, la famiglia e le amicizie, il ritorno all’Istria con nuova consapevolezza, l’impegno nel lavoro, l’incontro con altri intellettuali del panorama trasversale locale. Oggi il suo esempio è d’ispirazione. Qualcuno ne parla attraverso l’analisi delle sue opere, altri evocando i luoghi a lui cari, rimane comunque un motivo di condivisione importante per una realtà che procede con tentativi a ridefinire i suoi spazi.

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