Il fascismo prima del fascismo a Fiume nel 1919

FIUME | In occasione della Giornata internazionale dell’archivio è stata inaugurata ieri all’Archivio di Stato di Fiume la mostra “Fiume 1919 – Il fascismo prima del fascismo” degli autori Boris Zakošek e Sandro Poropat, che si basa interamente sui materiali che l’istituzione archivistica possiede sull’impresa dannunziana, che, ebbe come scopo l’annessione di Fiume al Regno d’Italia.
Goran Crnković, direttore dell’Archivio di Stato, ha evidenziato che l’esposizione è stata allestita anche in occasione del centenario dell’Impresa, che definisce come semplice “invasione”. Soffermatosi sul titolo della mostra “Fiume 1919 – Il fascismo prima del fascismo”, ha spiegato che si è voluta indicare la natura intrinseca dell’episodio come il primo capitolo di quello che diventerà poi il fascismo italiano e ciò a causa di una serie di motivi che hanno leso i diritti della libertà, come la mancata osservazione degli accordi internazionali stipulati alla Conferenza di pace di Parigi, il carattere ultranazionalista che l’Impresa portò a Fiume attraverso i legionari e che prese forma con l’oppressione e persecuzione dell’elemento croato.

I contatti con il Vittoriale degli Italiani

Il direttore dell’Archivio ha rilevato anche come sia in contatto con Giordano Bruno Guerri, presidente della Fondazione del Vittoriale degli Italiani, per l’eventuale possibilità di far ritornare a Fiume una serie di materiali d’archivio che il “Poeta soldato” portò con sé dopo la disfatta dell’avventura fiumana.

Foto: Željko Jerneić

Un primo confronto

I due autori, gli archivisti Boris Zakošek e Sandro Poropat, hanno rilevato che l’esposizione si presenta come il primo confronto dell’Archivio di Fiume con il personaggio di D’Annunzio. Allo stesso modo rappresenta anche l’invito agli studiosi croati ad analizzare i materiali in possesso dell’istituzione fiumana per ulteriori ricerche sull’argomento dell’Impresa, visti soprattutto dall’ottica della storiografia croata. La mostra nasce a seguito di una ricerca di cinque mesi sui documenti dell’istituzione, intesa a scoprire quali siano i materiali legati a D’Annunzio in possesso dell’Archivio, argomento che i due autori hanno definito “molto complesso per cui non è stato facile compiere una selezione”.
Più che un’interpretazione dei fatti accaduti con una chiara posizione storiografica, “Fiume 1919 – Il fascismo prima del fascismo” espone per mezzo di 16 panelli e 13 vetrine manifesti, locandine, stemmi, timbri, fotografie, giornali, mappe, documenti emessi dalla Questura fiumana, certificati di nascita e di provenienza, cartoline e altra documentazione che risale al periodo dell’Impresa. Per comprendere meglio i materiali d’archivio esposti, la mostra è arricchita anche da una cronologia degli eventi, a iniziare dalla Santa entrata fino al Natale di sangue, che ha sancito la fine dell’Impresa; in più, una sezione post-dannunziana con esposte le opere letterarie dedicate all’episodio fiumano. In sala, tra le chicche più interessanti, anche la scrivania utilizzata del Vate durante la sua permanenza al Palazzo del governo e la scultura con in rilievo il serpente Ouroboros e le sette stelle dell’Orsa posto, a sua volta, a simbolo del gonfalone della Reggenza del Carnaro.
​Per Natka Badurina, docente di slavistica all’Università di Udine, che ha avuto l’onore di inaugurare ufficialmente la mostra, l’episodio fiumano di D’Annunzio è spesso terreno fertile per rappresentazioni narrative estreme e diametralmente opposte. “Per tale motivo occorre approcciarsi al tema con uno sguardo transnazionale, che attraverso mezzi storiografici porti ad avere un quadro completo su queste difficili e tormentate vicende”.
L’esposizione rimane in visione fino al 1.mo settembre.

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