Il dialetto fiumano incontra la musica

Laura Marchig e Darko Jurković Charlie raccontano la commedia «Ma noi torneremo/Ma ćemo se vrnut» che verrà riproposta oggi a Palazzo Modello nell’ambito delle Giornate della cultura fiumana. Seguiranno le tappe a Veglia, Dignano e Buie

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Il dialetto fiumano incontra la musica
Darko Jurković Charlie e Laura Marchig. Foto: ŽELJKO JERNEIĆ

Dopo il debutto dell’anno scorso, la commedia musicale di Laura Marchig “Ma noi torneremo/Ma ćemo se vrnut” verrà proposta al pubblico alla Comunità degli Italiani di Fiume in seno alle Giornate della cultura fiumana, oggi, con inizio alle ore 19.30. Seguiranno Veglia il 29 giugno e Dignano l’8 luglio, nonché Buie in data da definirsi.

A parlare del progetto, che ha subìto qualche piccola modifica rispetto al debutto alla Sala di lettura di Tersatto, sono stati gli autori stessi, Laura Marchig e Darko Jurković Charlie.

Lo spettacolo, come dice il titolo, sta per tornare. Quali saranno le differenze rispetto all’allestimento del 2021?
Marchig: “In realtà non è uno spettacolo, ma una lettura concerto e quindi il movimento scenico è ridotto al minimo. Ci saranno degli elementi scenografici realizzati da Ivan Valušek e i costumi messi a disposizione dallo ‘Zajc’. Tutte le canzoni sono state registrate e siamo in fase di preparazione di un cd che si potrà acquistare dopo lo spettacolo. Purtroppo i fondi messi a disposizione dalla Città di Fiume e dalla Regione litoraneo-montana sono troppo pochi per poter investire in altri elementi, come ad esempio la scenografia”.

Una lingua recuperata dal passato
Come mai ha scelto il genere della commedia?
Marchig: “La volontà era di divertire il pubblico e di far ridere, ma anche riflettere. Qualche anno fa ho scritto la commedia trilingue ‘Anche le stelle hanno il singhiozzo’, quindi non è la prima volta che mi cimento in questo genere. La commedia deve avere un ritmo incentrato sui dialoghi, sul botta e risposta, deve applicare dei meccanismi della comicità quasi studiati. Per scrivere una buona commedia bisogna conoscere bene il mondo del teatro e la scrittura teatrale. Scrivendo questa commedia ho pensato alle nostre attrici e ho plasmato i personaggi in base al loro carattere.
Per quanto riguarda la lingua, la nostra gente ha bisogno di ascoltare il nostro dialetto e divertirsi, anche con la musica. In questo percorso Darko Jurković mi è stato di grande aiuto, perché è un grande compositore, che non parla, ma frequenta gli ambienti del dialetto e la nostra realtà. La nostra collaborazione professionale è iniziata con il Festival ‘Dimela cantando’, al quale sono state presentate alcune canzoni dello spettacolo. Sono contenta che il nostro dialetto venga promosso anche con la musica e che siamo riusciti a renderlo attuale, ovvero a esprimere problemi e temi attuali usando anche una lingua che in un certo senso è stata recuperata dal passato”.

Ispirazione tratta dal testo
Quindi alcune canzoni sono state scritte prima dello spettacolo?
Jurković: “Alcune canzoni erano già fatte e quindi Laura ha costruito la storia attorno ai brani, mentre altre sono nate dai testi, successivamente musicati. Penso che siano più numerose le canzoni che sono nate dal testo, perché per me è importante vedere il testo su carta per capire quale sarà la struttura, lo scheletro della canzone. Leggendo le parole percepisco la loro musicalità ed è il testo ad ispirarmi le melodie e il ritmo. Ho guardato un film alla televisione che parla della canzone ‘Volare’ di Domenico Modugno e di come è nata, per il primo Festival di Sanremo. Il processo è uguale. Prima è stato fatto il testo e poi Modugno ha trascorso dei mesi a cercare di capire quale fosse la musica adatta a quel testo. Dopo aver visto questo film ho deciso di provare a fare lo stesso e lasciarmi ispirare dal testo, seguendo anche le indicazioni di Laura che mi diceva come dev’essere il carattere della canzone, in base ai sentimenti che esprime”.

Nella composizione sono coinvolti anche altri musicisti?
Jurković: “L’idea era di fare uno spettacolo mobile, nel senso che coinvolge quanto meno persone. Per questo motivo siamo solo in tre a suonare, io alla chitarra, Henry Radanović al basso elettrico e Tonči Grabušić alla batteria. Quando gli altri sono impegnati, però, suono soltanto io accompagnato da una base musicale”.

Elementi di jazz, polka, blues…
Com’è stato il passaggio dal jazz agli altri generi musicali?
Jurković: “Secondo me il jazz non è in contrapposizione con gli altri generi musicali, ma è un contenitore nel quale si possono trovare tutti gli altri sottogeneri. A volte in un solo brano si devono cambiare diversi ritmi o generi, come nella canzone ‘No sta parlar d’amor’, cantata da Alida Delcaro, la quale inizia con un rubato in stile cabaret e poi continua con vari cambiamenti di ritmo. C’è un pezzo di polka, anche bossanova, rock o blues. Penso che in uno spettacolo come questo debbano esserci tutti i generi, perché anche il pubblico ha diversi gusti musicali. Quindi abbiamo attinto da molti stili, persino dai cartoni animati, per i brani che parlano del gatto Bonculovich, ma anche in questo caso è innegabile il legame con il jazz, perché se pensiamo alla nascita dei lungometraggi di Walt Disney ci accorgeremo che hanno seguito lo sviluppo del jazz. Il jazz è per me un mezzo espressivo e nel 2021 ho ottenuto il premio ‘Miroslav Sedak Benčić’ della Società croata dei compositori per la composizione nella musica jazz e l’album ‘Trio, duo, solo’ nel quale, degli otto brani, tre sono scritti per trio, tre per duo e due per chitarra solista”.

Come sono state le reazioni del pubblico finora?
Jurković: “Devo dire che sono state veramente ottime, soprattutto all’ultima replica, nel Centro Gervais di Abbazia. La sala non era piena perché ovviamente per poter guardare lo spettacolo bisogna conoscere l’italiano, ma alla fine c’è stata una standing ovation tra i presenti. Purtroppo, sempre a causa di un problema di finanziamenti, non abbiamo potuto fare i sottotitoli in croato”.

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