Nell’elegante scenario del Teatro Nazionale Croato “Ivan de Zajc” di Fiume, sabato sera il sipario si è aperto su una “Cenerentola” nuova e antica al tempo stesso, nata dall’estro dell’affermato coreografo belgradese Leo Mujić, che si è svelata al pubblico come un sogno che prende forma. Sostenuto dalla straordinaria Orchestra sinfonica di Fiume, guidata con sensibilità dal Maestro belga Ayrton Desimpelaere, il Corpo di ballo ha ammaliato una sala gremita, offrendo una serata in cui danza, musica, scenografia e immaginazione si sono fusi in un solo respiro. Mujić, noto per l’originalità del suo stile, si è misurato con la partitura intramontabile di Sergej Prokof’ev su libretto di Nikolaj Volkov, conquistando ancora una volta.
Tra veglia e sogno
Nella visione del versatile coreografo, la pièce si fa racconto di Ella, fragile creatura sospesa in un mondo che lentamente si sgretola. Un tempo serena accanto ai suoi genitori, Cindy e il dottor Vanja, la sua infanzia si infrange bruscamente con la morte della madre, evento che spezza l’incanto e precipita la sua esistenza nell’ombra.
Con il nuovo matrimonio del padre con la vedova Milosija, accompagnata dalle figlie Zorica e Ljubica e dal servitore John, il dolore diviene esilio. Rifugiandosi nel sogno, Ella rielabora la realtà, dove il genitore diventa distante, la matrigna crudele, le sorellastre insopportabili. Ribattezzata “Cenerentola”, la protagonista trova conforto solo nella speranza. Quando un ballo viene annunciato per cercare la futura sposa del principe, l’illusione di una nuova vita sembra a portata di mano, ma la matrigna infrange brutalmente questo desiderio. Solo l’apparizione di una fata, eco amorosa della madre perduta, riaccende la magia, tradotta in un abito, delle scarpette, un avvertimento. Al ballo, Ella e il principe danzano nell’oblio del tempo, ma la mezzanotte la riconduce alla realtà, lasciando dietro di sé solo una scarpetta e un ricordo vivido. Il sogno, tuttavia, trova un varco nella veglia, e quando John lascia cadere una scatola contenente il prezioso accessorio, Cenerentola comprende che a volte, se creduti con abbastanza forza, i sogni sanno attraversare i confini della realtà.
Il narratore di corpi ed emozioni
Affascinato dall’eterna magia di Perrault e dalla potenza della musica di Prokof’ev, Leo Mujić offre una coreografia intrisa di modernità e ardore espressivo, rifiutando la ridondanza dell’ovvio e l’estetica del “già visto”. Dopo i successi di “Pour homme et femme”, “Šeherezad” e “Sogno di una notte di mezza estate”, l’artista plasma una “Cenerentola” che rinuncia a carrozze e topolini per affidare tutto alla grammatica del corpo, al linguaggio non detto della danza. E proprio il corpo, sotto la sua guida, diventa scrittura viva, calligrafia emotiva e i suoi danzatori sono calligrafi dell’invisibile: ogni passo è cesellato, ogni movimento scolpisce nell’aria un frammento di narrazione. Mujić dosa sapientemente virtuosismo e vulnerabilità, alternando sequenze di esplosiva velocità a momenti di sospensione lirica, come se il tempo stesso si piegasse ai moti dell’anima. In tale contesto, la coreografia si dispiega tra rapidissimi giochi di caviglie, geometrie di braccia, evoluzioni sinuose dei corpi, bacini fuori asse, teste marionettistiche, torsioni plastiche del busto e uno sfavillante uso delle punte, in un equilibrio perfetto fra classicismo e rottura.
Ogni gesto, salto, abbraccio diventa parte di una narrazione stratificata e tutto in scena vibra di una vitalità inquieta, in una danza che rifiuta la perfezione statica per abbracciare la vita, nel suo tumulto e nella sua grazia. In un mondo colorato e immaginifico, dove l’astrazione incontra il virtuosismo, la giovane protagonista affronta un percorso di emarginazione e riscatto, trasformandosi in un’étoile della danza contemporanea.
Musica come tessuto dell’anima
Nato per il Bolshoi di Mosca nel 1945, il balletto “Cenerentola” di Prokof’ev è divenuto terreno fertile per generazioni di coreografi, da Nureyev a Neumeier. La partitura, ricca di lirismo e ironia, accarezza le sfumature più sottili dell’animo umano: la malinconia della protagonista, la crudeltà caricaturale dei personaggi secondari, la tenerezza innamorata. Ayrton Desimpelaere, dal podio, la interpreta con una sensibilità rara, cogliendo ogni sfumatura con intelligenza e finezza, respirando insieme ai ballerini, integrandosi con la loro danza. Il Maestro belga evita ogni tentazione di melassa sentimentale, preferendo una tenerezza forte, virile, che sa quando cullare e quando squassare. L’Orchestra sinfonica fiumana ha risposto con una prova superba, in cui le sfumature orchestrali, dal timbro brunito degli archi alla brillantezza smaltata dei fiati, hanno restituito tutta la complessità della partitura.
L’incanto visivo
A incorniciare l’opera di Mujić, la scenografia onirica di Stefano Katunar e i costumi pittorici di Manuela Paladin Šabanović, veri e propri ritratti in movimento, si intrecciano alle luci evocative di Aleksandar Čavlek. Le sorellastre, inguainate in corsetti rigidi e abiti da can-can grotteschi, incarnano la vanità e la cattiveria. La matrigna sfoggia un’ostentazione caricaturale, specchio della sua brutalità interiore. Cenerentola, invece, è puro minimalismo emotivo, vestita di un abito etereo che scivola come una seconda pelle, coronato da guanti da lavoro gialli, simbolo crudele e poetico della sua condizione. Quando esplode la magia del ballo, la scena si incendia di colori acidi, iridescenti, che sembrano volere accecare e abbagliare, riflettendo la falsità del mondo di corte.
La scenografia si costruisce intorno a un’ importante struttura cubica, un pianeta sospeso, che pesa e insieme promette, metafora perfetta del destino di Ella. Attorno, scogliere azzurre e il blu, in infinite sfumature, che domina la scena: è il colore della notte, della nostalgia, della speranza.
Il trionfo dei ballerini
Yurika Kimura incarna Ella con una leggerezza eterea, emozionando per delicatezza tecnica e profondità espressiva. La sua Cenerentola è una piuma in tempesta, nobile anche nella disperazione e la sua danza un soffio di seta, una linea continua di grazia. Ma sotto la fragilità si intravede una forza adamantina, quella di chi non si arrende, anche quando il mondo crolla. L’ espressività, purissima, si manifesta in ogni gesto, nelle mani che implorano, negli occhi che cercano, nei piedi che sfiorano la terra come temendo di spezzare l’incanto.
Leonard Cela, principe dalle linee pulite e salti vertiginosi, ha saputo dare spessore umano al sogno romantico, offrendo un ritratto di giovane in cerca di autenticità in un mondo di apparenze, portando in scena una fisicità potente e al contempo lirica. Bravissima anche Marta Kanazir, madre e fata, capace di passare con naturalezza dal calore struggente della madre alla fermezza arcana della fata. Ksenija Duran Krutova disegna una matrigna feroce, ma mai macchiettistica, in cui la crudeltà nasce dalla frustrazione, dall’incapacità di amare. Le sorellastre, straordinariamente interpretate da Marta Voinea Čavrak e Tea Rušin, sono caricature viventi di vanità e insipienza, capaci di suscitare riso e fastidio in egual misura. I loro movimenti, volutamente eccessivi, raccontano l’ansia di apparire, il vuoto di chi cerca disperatamente uno sguardo che li validi. L’ensemble tutto brilla per precisione, coesione e dinamismo. Ogni danzatore contribuisce a tessere il grande arazzo emotivo della serata, mentre le giovani allieve della Scuola di Vežica, piccoli spiriti di luce, portano un tocco di freschezza fiabesca.
Un incantesimo che resta
In questa “Cenerentola” fiumana, Leo Mujić è riuscito nell’arduo compito di onorare la tradizione reinventandola, intrecciando con sapienza grazia e modernità, leggerezza e profondità. Attraverso la danza, egli ha compiuto un viaggio nei sentimenti più oscuri e nelle fragili luci della speranza resiliente, ricordandoci che il riscatto non è mai un dono improvviso, ma il frutto di un percorso segnato da dolore, coraggio e fede incrollabile. Il pubblico, avvolto da magia poetica, ha risposto con applausi calorosi, ovazioni convinte e silenzi carichi di commozione. Soddisfazione profonda è stata espressa anche dal direttore artistico del Corpo di ballo fiumano, Paolo Mangiola, che ha così commentato –
“Il debutto è stato straordinario, un lavoro che segna simbolicamente l’inizio del mio nuovo percorso con il Balletto dello Zajc. È una creazione particolarmente accessibile, in cui si riconoscono codici neoclassici sapientemente reinterpretati in chiave contemporanea. Ogni danzatore ha avuto a disposizione una piattaforma autentica per esprimere il proprio potenziale, in tutta la sua unicità. Leo Mujić possiede una conoscenza profonda della forma d’arte della danza, lavora come un vero artigiano, e questa sapienza si percepisce nell’uso magistrale dello spazio, nella qualità dell’interazione tra i corpi in scena. Un aspetto che mi sta particolarmente a cuore è la scelta di affidare a Yurika un ruolo tanto significativo: è stata per lei un’occasione di crescita artistica e personale, ed è motivo di grande gioia per me assistere al suo percorso evolutivo”.
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