Il caso «Zajc» Un problema urgente da risolvere

Toni accesi alla quinta tavola rotonda del ciclo «Nelle fauci della politica», organizzata dall'associazione «Da štima svima», che ha avuto come tema il TNC di Fiume

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Il caso «Zajc» Un problema urgente da risolvere
Marin Blažević, Leonida Domijan Fišter, Nora Krstulović, Branko Mijić, Maša Magzan e Nikola Petković. Foto: RONI BRMALJ

Il Teatro Nazionale Croato “Ivan de Zajc” di Fiume, il suo sovrintendente Marin Blažević e il modello di gestione dell’ente teatrale sono ormai da qualche settimana al centro di polemiche che non accennano a placarsi e che impongono con sempre maggiore urgenza la necessità di trovare delle soluzioni. Non sorprende, quindi, che la scottante questione sia stata affrontata anche alla quinta tavola rotonda del ciclo “Nelle fauci della politica” (U raljama politike), organizzata dall’associazione “Da štima svima” e tenutasi nella sala della Transadria a Fiume.

Tanti temi scottanti
Il dibattito, al quale hanno preso parte il sovrintendente Blažević, il culturologo, scrittore e professore universitario Nikola Petković, la regista e proprietaria del portale Teatar.hr, Nora Krstulović, la presidente del Comitato per la Cultura della Città di Fiume e docente universitaria Maša Magzan e l’ex giornalista, opinionista e per tanti anni redattore della cultura del quotidiano “Novi list”, oggi in pensione, Branko Mijić, è stato moderato dalla giornalista Leonida Domijan Fišter. I temi principali sono stati il finanziamento dello “Zajc”, il fatto che al Consiglio cittadino non sia stato approvato il resoconto sull’attività dell’ente, presentato da Blažević, ma anche le successive reazioni del sovrintendente, del Consiglio teatrale, dei vari partiti politici e dell’opinione pubblica.
Chiaramente, si è trattato di molti argomenti e tutti troppo complessi e… scottanti per poter essere approfonditi in un’ora di dibattito. Gli organizzatori avevano invitato alla tavola rotonda anche i consiglieri del PGS, in quanto direttamente coinvolti nella polemica con Blažević, ma essi non si sono presentati. Anche il capodipartimento per la Cultura, Ivan Šarar, ha declinato l’invito in quanto, come ha spiegato, di regola evita di partecipare a dibattiti organizzati dai partiti politici. Presente, però, un gruppo di dipendenti ed ex dipendenti del Teatro fiumano, palesemente in conflitto con il sovrintendente ormai da tempo, il che solleva la questione, ormai giunta a un livello difficilmente gestibile, dei rapporti interpersonali nel collettivo.

Il Teatro merita attenzione
Chiesto di commentare il rifiuto di Šarar, Mijić ha definito positivo il fatto che un partito politico abbia deciso di organizzare una tavola rotonda incentrata sul Teatro fiumano, in quanto è necessario discutere sull’attività di questo ente pubblico. “Il Teatro lo merita, anche se la politica di regola reagisce tardi ai problemi che lo affliggono”, ha osservato Mijić.
Maša Magzan, presidente del Comitato per la Cultura, ha spiegato che alla seconda seduta del Comitato, nel novembre 2021, si era parlato della necessità dello smaltimento del debito del Teatro e di un utilizzo più efficiente dei fondi del bilancio. Ha ricordato che un piano di smaltimento del debito esiste da ormai sei mesi, ma attende ancora di venire approvato. Ha fatto pure riferimento alla necessità di ingaggiare più razionalmente gli artisti ospiti, ma anche di cercare di aumentare i fondi investiti dalla Regione litoraneo-montana (circa l’1 p.c. dei finanziamenti complessivi) nell’attività del Teatro, di ridurre le spese correnti per il riscaldamento e il raffreddamento dell’edificio, di pianificare il repertorio in maniera più flessibile, che permetterebbe le trasferte di spettacoli in altre parti della Regione e di impegnarsi di più nello sviluppo del pubblico.

La crisi del Dramma Croato
Nikola Petković si è soffermato invece sul programma del Teatro e ha dichiarato che, anche se il suo interesse principale è la letteratura, negli ultimi anni viene a teatro piuttosto per seguire l’opera, i concerti e il balletto che gli spettacoli del Dramma Croato, che sono pochi. Ha osservato che il Dramma Croato si trova effettivamente in crisi, ma di non aver ancora ottenuto alcuna risposta concreta a questo fatto da Blažević, con il quale ha finora scambiato diverse e-mail.
Nora Krstulović si è soffermata sul fatto che lo “Zajc” abbia ridotto il suo debito nei due anni di pandemia, come riferito da Blažević nel suo resoconto, osservando come tutti i Teatri nazionali croati abbiano diminuito il loro debito nello stesso periodo in quanto erano chiusi per alcuni mesi. Stando a Krstulović, il Teatro fiumano sta facendo i conti con un problema sistemico. “I cittadini di Fiume devono decidere se desiderano fungere da sportello automatico di banca e coprire i debiti del sovrintendente – ha rilevato -. Devono decidere se sono d’accordo con questo modo di gestione del denaro pubblico e con il fatto che nel suo contratto il sovrintendente abbia definito personalmente l’entità della sua buonuscita”.

Il piano di smaltimento del debito
Blažević si è detto compiaciuto per il fatto che un partito politico abbia voluto parlare del Teatro fiumano e nel prosieguo ha voluto rispondere alle osservazioni presentate dai relatori precedenti. Per quanto riguarda il piano di smaltimento del debito, ha spiegato che questo è stato stilato dal TNC stesso e inviato a tutti gli organi competenti, ma che non spetta al TNC decidere sul modo in cui questo verrà applicato in quanto il debito è stato ereditato dall’ex sovrintendente Nada Matošević Orešković e da Oliver Frljić. Ha ribadito che tutti i resoconti del Teatro sono stati finora sempre approvati ed è stato così anche con l’ultimo, che ha superato sia l’esame del Consiglio teatrale che quello del Comitato per la Cultura, per arenarsi poi in sede di Consiglio cittadino. Blažević ha rilevato che negli ultimi due anni il Teatro ha aumentato i guadagni e che è stato il primo in Croazia ad avere ripreso l’attività dopo due mesi di chiusura dovuta alla pandemia.

Nessuna crisi del Dramma Croato
Ha fatto pure riferimento al piano di spettacoli “mobili” da presentare in altre sedi, osservando come queste trasferte non possano essere finanziate dal Teatro, bensì dalle varie unità d’autogoverno locale in Regione. Facendo riferimento all’osservazione di Petković sulla crisi del Dramma Croato, il sovrintendente ha spiegato che osservando i dati nel periodo dal 2014 al 2021 si evince che il DC avesse il maggior numero di spettatori rispetto a tutti gli altri ensémble teatrali. Blažević ha in seguito definito una menzogna l’asserzione di Nora Krstulović secondo la quale egli avrebbe determinato l’entità della sua buonuscita nel suo contratto.
“Nel contratto esiste un atto aggiuntivo in cui, una volta scaduto il mio mandato, per un eventuale rinnovo futuro degli spettacoli che ho diretto, gratuitamente, sarà necessario stipulare con me un contratto che contempli i diritti d’autore – ha spiegato -. Si tratta di una pratica ordinaria in tutto il mondo”, ha sottolineato, aggiungendo che negli ultimi sei anni sono stati realizzati 88 spettacoli drammatici, 38 opere, di cui 10 sono state dirette da Blažević. Si tratta di dieci spettacoli in più rispetto a ciò che viene richiesto dal fondatore. Nora Krstulović si è detta scioccata per il fatto che Blažević abbia firmato la regia di dieci spettacoli in più e che nel suo contratto questi siano coperti dai diritti d’autore.

Il problema è Blažević
Nel prosieguo della tavola rotonda, caratterizzata da toni sempre più accesi, Mijić ha osservato che, a quanto sembra, il problema del Teatro fiumano sia lo stesso Blažević. “Si tratta di un problema che è semplice da risolvere – ha puntualizzato -. Spero che voi che coraggiosamente vi impegnate a cacciare l’attuale sovrintendente abbiate già in attesa una persona migliore e di qualità e spero che tra un anno non ci troveremo nuovamente a discutere delle stesse cose”, ha concluso.
Sono seguite le reazioni dei dipendenti del Teatro, tra cui Saša Matovina, membro del Coro e dell’ex ballerino del Teatro, Svebor Zgurić, che testimoniano dei rapporti interpersonali gravemente compromessi all’interno del collettivo. Blažević si è chiesto in questo contesto per quale motivo i dipendenti del Teatro che hanno un problema con lui non lo abbiano denunciato per mobbing, al che si sono sentiti commenti secondo i quali i dipendenti del Teatro non osano sporgere denuncia per paura di perdere il posto di lavoro. Infine, la moderatrice del dibattito ha concluso che uno dei problemi maggiori all’interno del Teatro riguarda i rapporti umani e che questo deve essere urgentemente risolto.

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