«Il Carro di Tespi», un esempio di buona prassi

La prima edizione della rassegna teatrale ha portato lo scorso mese in tre località istriane, Montona, Portole e Villanova del Quieto, altrettanti spettacoli

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«Il Carro di Tespi», un esempio di buona prassi
”Il colloquio” del Collettivo LunAzione a Portole. Foto: ELVIRA CAFARO

Nel mondo dello spettacolo, sono l’impulso all’innovazione, da un lato, e il desiderio di sperimentare, dall’altro, le due strade principali che portano al progresso artistico e alla (ri)costruzione del legame con il pubblico. È proprio osando nuove proposte, nuovi approcci, che viene rinnovato di volta in volta l’interesse della comunità nei confronti dell’offerta teatrale. Il teatro – la forma d’arte più effimera di tutte, in cui il momento della produzione artistica coincide con quello della ricezione da parte del fruitore – ha un disperato bisogno di essere messo in discussione, di essere sottoposto a una (auto)riflessione, di essere stravolto e di stravolgere ciò e chi si trova di fronte. La sperimentazione e l’innovazione, tuttavia, non riguardano sempre ed esclusivamente quanto accade dietro le quinte per essere poi portato in scena. Al contrario, sperimentare significa, certe volte, prendersi dei rischi e azzardare delle strategie di interazione con il pubblico, cercando di scoprirne i gusti, le esigenze e la disponibilità nei confronti di proposte curiose e insolite. L’obiettivo della prima edizione della rassegna teatrale “Il Carro di Tespi. Teatro italiano in piazza”, che lo scorso mese ha portato in tre località istriane altrettanti spettacoli teatrali – due produzioni dall’Italia e una del Dramma Italiano del Teatro Nazionale Croato “Ivan de Zajc” di Fiume –, sembra essere stato proprio quello: spianare la strada a un progetto di lungo termine, in cui le pittoresche piazze dell’Istria si trasformano in ambienti teatrali a tutti gli effetti.

Una giusta dose di rischio
La prima edizione della nuova rassegna teatrale organizzata dal DI in collaborazione con il Comitato degli Italiani all’Estero (Comites) di Fiume e la compagnia Zakon Teatar di Karlovac è stata una versione pilota nel vero senso della parola, volta a ottenere il massimo delle informazioni utili all’ideazione delle prossime fasi dell’iniziativa. In altre parole, il primo “Carro di Tespi”, che ha fatto tappa a Montona, Portole e Villanova del Quieto, sembra essere stato ideato per “testare il terreno”, con la giusta dose di rischio, senza però rinunciare alla qualità degli spettacoli proposti. Da un lato, infatti, il progetto è stato costruito su certe basi solide, che a loro volta hanno consentito l’introduzione, qua e là, di alcune incognite nell’intera struttura. Si tratta, in primo luogo, come accennato, di un alto livello di qualità dal punto di vista artistico degli spettacoli.

Progetti registici raffinati
”Ruy Blas” de Il Mulino di Amleto di Torino, “Il colloquio” del Collettivo LunAzione di Napoli e “Variazioni enigmatiche” del Dramma Italiano di Fiume, nonostante le evidenti differenze, sono tutte messinscene caratterizzate da un progetto registico raffinato e un ritmo efficacemente equilibrato, con performance attoriali delle quali si stenta a identificare i difetti. Eppure, dall’altro lato, tutti e tre gli spettacoli del primo “Carro di Tespi” hanno comportato dei rischi: nel primo caso si è trattato di cambiamenti di ambientazione (in assenza di cambiamenti di scena) creati solo per il tramite della regia e della drammaturgia; nel secondo, l’azzardo era legato soprattutto alla barriera linguistica, data la specificità della comicità e del dialetto napoletano; infine, la sfida della terza proposta teatrale risiedeva nel portare in strada uno spettacolo più adatto al teatro da camera. In particolare, come spiegatoci da Aleksandar Cvjetković, uno degli interpreti di “Variazioni enigmatiche” insieme a Mirko Soldano, la prima replica all’aperto della pièce è stata impegnativa soprattutto dal punto di vista di un “impatto per noi inaspettato. L’aria aperta ci ha dato una sensazione strana, mentre i rumori hanno, in un certo senso, invaso il silenzio creato durante le prove e le precedenti repliche”, un ostacolo, ciononostante, brillantemente superato.

”Ruy Blas” de Il Mulino di Amleto a Montona.
Foto: LOCA

Reazioni non filtrate del pubblico
Se a prima vista quelle sopraelencate possono sembrare scelte piuttosto insensate, va osservato che si tratta di rischi ben ragionati, assunti per arrivare a esiti la cui valutazione sia in grado di offrire spunti per ulteriori miglioramenti. Tra i più importanti risultati a cui la rassegna è giunta vi è, innanzitutto, quello di un’immagine più approfondita del pubblico delle piccole località istriane – o, perlomeno, dei tre borghi in cui il “Carro” ha fatto tappa. In tutti e tre i casi – o meglio dire sei, in quanto ogni spettacolo ha avuto due repliche –, gli spettatori si sono dimostrati disponibili e aperti a nuove esperienze, mostrando un forte interesse nei confronti di tematiche, tecniche di recitazione e modi di assistere allo spettacolo del tutto diversi tra loro.

Una nuova comunicazione
Portando spettacoli pensati (soprattutto, anche se non esclusivamente) per un pubblico teatrale abituale in località che, al contrario, sono prive di spazi teatrali, il primo “Carro di Tespi” ha aperto la strada a una nuova realtà, a una nuova comunicazione bidirezionale tra teatro e spettatori, sempre carica di sorprese. Come riferitoci da Mirko Soldano, “in un ambiente tipicamente teatrale e più formale, anche la reazione del pubblico è più formale”, mentre in uno spazio pubblico come quello della piazza, “le reazioni sono più vere, più aperte, più disponibili e meno formali. Quindi, per me – puntualizza Soldano – è stato il pubblico migliore, da un certo punto di vista, in quanto meno filtrato. Essere in una piazza fa sì che il pubblico si lasci andare molto di più e, di conseguenza, anche il risultato finale di apprezzamento, di dialogo con le persone, ma anche di vita e di sensazioni che ti arrivano mentre sei sul palco, è amplificato”.

Un festival deciso a proseguire
Parlando di piazze e spazi all’aperto, va sottolineato che la scelta delle location, del tutto azzeccata, rappresenta un altro dei pilastri dell’intera rassegna. In tutti e tre i casi, lo spettacolo rappresentato ha trovato una cornice perfetta nel relativo ambiente urbano, anche dal punto di vista della capienza dei posti a sedere. Si tratta, inoltre, di splendide località, ricche di potenzialità in termini economici e di turismo, che in questo modo vengono ulteriormente esplorate e ampliate. Dall’altro lato, non bisogna dimenticare le nuove opportunità di collaborazione che una rassegna come il “Carro di Tespi” è in grado di offrire, creando una rete di comunicazione con compagnie italiane e, al contempo, proseguendo in Italia la promozione del DI di Fiume. Tutto sommato, la versione pilota del “Teatro italiano in piazza” può essere considerata un esempio di buona prassi, di un progetto artistico in cui l’azzardo si sposa con una struttura ragionata, ma aperta a modifiche. Il “Carro di Tespi” è indubbiamente un festival teatrale che non intende fermarsi alla prima edizione, bensì è deciso a proseguire con audacia e determinazione.

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