«Il Carro di Tespi» Cinque anni di teatro in viaggio

A pochi mesi dalla conclusione del suo mandato alla guida del COMITES di Fiume, Federico Guidotto racconta l’esperienza che più di ogni altra ha dato forma alla sua idea di cultura

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«Il Carro di Tespi» Cinque anni di teatro in viaggio
Federico Guidotto (foto: Željko Jerneić)

Prima arrivano il palco, le luci, le sedie. Poi la curiosità di chi si affaccia alla finestra, si ferma in piazza, domanda che cosa stia succedendo. È in quell’attesa che “Il Carro di Tespi – Teatro italiano in piazza” comincia il suo spettacolo. Da cinque estati il progetto attraversa l’Istria e il Quarnero portando il teatro italiano nei piccoli centri, dove la scena incontra naturalmente la vita quotidiana e la cultura diventa un’occasione di incontro. Ideato nel 2022 da un gruppo di lavoro guidato da Federico Guidotto insieme a Giulio Settimo, allora direttore del Dramma Italiano del TNC “Ivan de Zajc”, il festival è cresciuto fino a diventare una delle iniziative culturali più rappresentative promosse dal COMITES di Fiume. L’appuntamento del 2026, svoltosi dall’11 al 25 luglio, ha fatto tappa a Dignano, Lussinpiccolo e Momiano, confermando una formula ormai consolidata. Abbiamo incontrato il presidente dell’organo al termine della quinta edizione e a pochi mesi dalla conclusione del suo mandato, per tracciarne un bilancio, ripercorrerne la crescita e riflettere sulle prospettive future.

Un progetto che prende forma
A dicembre si concluderà il suo mandato alla guida del COMITES. Guardando al lavoro svolto in questi cinque anni, quale bilancio ne trae?
“Quando il COMITES di Fiume ha ripreso la propria attività, dopo un lungo periodo di inattività, volevamo dimostrare che anche con risorse economiche limitate fosse possibile realizzare progetti culturali di alto livello. Fin dall’inizio abbiamo trovato il sostegno dell’allora Console Generale Davide Bradanini, che ci ha incoraggiati a credere nelle potenzialità dell’organo e ad avere ambizione. In questi anni abbiamo ricostruito una presenza sul territorio, riportando la sede a Fiume, realizzando un sito Internet e sviluppando numerose iniziative insieme alle Comunità degli Italiani, dall’Istria alla Dalmazia. Fra tutte, ‘Il Carro di Tespi’ è quello che meglio esprime il nostro modo di intendere il ruolo del COMITES”.

Che cosa vi ha convinti a scegliere proprio le piazze come luogo di incontro con il pubblico?
“L’idea era molto semplice, non aspettare che il pubblico raggiungesse il teatro, ma portare il teatro nelle piazze delle Comunità degli Italiani. In cinque anni abbiamo realizzato quindici spettacoli con compagnie professionali provenienti da numerose città italiane, da Napoli a Torino, da Milano a Udine, fino a Reggio Emilia. Ogni rappresentazione ha accolto mediamente oltre cento spettatori, raggiungendo complessivamente migliaia di persone. Ogni estate il ‘Carro’ percorre nuove strade e fa tappa in tre sodalizi. La soddisfazione più grande arriva quando, al termine di ogni edizione, sono questi ultimi a chiederci di fermarci anche da loro. È in quel momento che il lavoro per l’anno successivo comincia già a prendere forma”.

Fare cultura insieme
Scegliere la piazza significa ripensare anche il rapporto tra il teatro e il pubblico. In che modo questa scelta ha contribuito a definire l’identità della manifestazione?
“Confrontarsi con una piazza è molto diverso rispetto a lavorare in un teatro. Non basta scegliere uno spettacolo di qualità, occorre individuare compagnie che sappiano adattarsi agli spazi aperti, ai rumori della città, ai locali che restano aperti, alle automobili che passano, alle luci che non possono essere spente e a tutte quelle variabili che fanno parte della vita quotidiana. È proprio questa dimensione a rendere ‘Il Carro di Tespi’ un’esperienza particolare. Per noi è fondamentale anche aprire la manifestazione all’intero territorio. Tutti gli spettacoli vengono sottotitolati in croato e in inglese, così anche il pubblico non italofono può seguirli e la cultura italiana diventa un’occasione di incontro e di dialogo con tutta la comunità locale”.

Questa apertura ha richiesto il contributo di numerose istituzioni. Quanto ha inciso la collaborazione fra i diversi enti sulla crescita dell’iniziativa?
“Il nostro bilancio è molto contenuto e da soli non avremmo mai potuto organizzare una manifestazione di queste dimensioni. Abbiamo quindi scelto di mettere in comune competenze e risorse delle istituzioni che operano a favore della Comunità Nazionale Italiana. Anno dopo anno si è consolidata una rete composta dall’Istituto Italiano di Cultura di Zagabria, dal Consolato Generale d’Italia a Fiume, dall’Unione Italiana, dalle Comunità degli Italiani ospitanti, dalla Regione istriana, dai Comuni, dagli Enti turistici coinvolti e, da quest’anno, anche dall’Università Popolare di Trieste con il sostegno della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia. Le prime tre edizioni sono state organizzate insieme al Dramma Italiano del TNC ‘Ivan de Zajc’. L’esperienza maturata dall’allora direttore artistico Giulio Settimo ci ha trasmesso le competenze organizzative necessarie per affrontare una manifestazione così complessa. Lo scorso anno il COMITES è riuscito a coordinarla autonomamente, dimostrando di avere acquisito gli strumenti necessari per gestire un’iniziativa di questo livello. Giulio Settimo continua a ricoprirne la direzione artistica”.

La targa del COMITES all’ingresso di Palazzo Modello a Fiume (foto: Ivor Hreljanović)

Uno sguardo al futuro
La conclusione del suo mandato coincide con una fase di piena maturità de “Il Carro di Tespi”. Quali prospettive immagina per il futuro?
“Molto dipenderà da chi raccoglierà il testimone alla guida del COMITES. Ho già avviato un dialogo con Enea Dessardo, nuovo responsabile del Settore Cultura dell’Unione Italiana e membro del COMITES, che ha manifestato la volontà di valutare la possibilità di portare avanti ‘Il Carro di Tespi’. Ho sempre pensato che fosse un classico progetto di questo ambito, cui spetta il coordinamento delle attività culturali della Comunità Nazionale Italiana. Vedremo quale strada verrà scelta”.

Dalla prima edizione a oggi il progetto è cresciuto sotto molti aspetti. Quali decisioni si sono rivelate determinanti?
“Raggiungere Lussinpiccolo ha rappresentato un passaggio importante, perché per la prima volta siamo usciti dai confini della Regione istriana. L’obiettivo è continuare a estendere la presenza della manifestazione, arrivando un giorno anche in Dalmazia, a Zara, Spalato, Lesina e nelle altre Comunità degli Italiani che desiderano ospitare il ‘Carro’. All’inizio proponevamo due spettacoli nella stessa giornata, poi ci siamo resi conto che, nei piccoli centri, una sola rappresentazione risponde meglio alle esigenze del pubblico e dell’organizzazione. Rimane invece immutata la scelta delle compagnie; continuiamo a privilegiare realtà giovani, spesso lontane dai grandi circuiti, che sperimentano linguaggi contemporanei e propongono nuove letture dei classici o testi recenti. È una scelta che richiede coraggio, perché non sempre il pubblico è abituato a queste forme espressive. Crediamo però che anche questo rientri nel compito della cultura. Custodire la tradizione significa lasciare spazio alla ricerca e all’innovazione”.

Da quando “Il Carro di Tespi” ha iniziato il suo cammino, ha visto cambiare anche il pubblico che lo segue?
“Le Comunità degli Italiani restano i nostri interlocutori principali, e attraverso i loro canali raggiungiamo un pubblico che già frequenta le iniziative culturali. Il teatro in piazza, però, ci permette di andare oltre. Nei piccoli centri basta vedere il palco che prende forma perché le persone si fermino, chiedano che cosa stia succedendo e tornino la sera allo spettacolo. Anche il passaparola nasce così. Lavoriamo in un territorio dove la maggioranza della popolazione non parla italiano. Per questo riteniamo fondamentale rivolgerci anche a chi incontra ‘Il Carro di Tespi’ per la prima volta. I sottotitoli in croato e in inglese richiedono un lavoro impegnativo, spesso svolto anche da noi volontari, però sono una scelta irrinunciabile. Se anche una sola persona si siede tra il pubblico e non riesce a seguire lo spettacolo, significa che non abbiamo raggiunto il nostro obiettivo”.

Al di là dei numeri e degli spettacoli realizzati, quale ritiene sia il lascito più importante del progetto?
“Credo che il risultato più significativo non siano i quindici spettacoli messi in scena, ma il metodo con cui sono stati costruiti. Abbiamo cercato di dimostrare che il ruolo di un ente non consiste nel fare tutto da solo, ma nel mettere in relazione competenze, istituzioni e risorse, creando le condizioni perché ciascuno possa offrire il proprio contributo. La Comunità Nazionale Italiana dispone di un patrimonio straordinario, fatto delle Comunità degli Italiani diffuse sul territorio, del Dramma Italiano, del Centro di ricerche storiche, della Casa editrice EDIT, dell’Unione Italiana, delle istituzioni della Repubblica Italiana e di numerose realtà culturali e associative. È una rete ricchissima, che rappresenta una risorsa unica. La sfida dei prossimi anni sarà mettere sempre più in collegamento queste realtà, favorendo iniziative comuni che coinvolgano l’intero territorio. Più che un semplice festival teatrale, ‘Il Carro di Tespi’ è diventato un esempio concreto di come la collaborazione fra istituzioni, enti locali e CI possa tradursi in un’esperienza culturale condivisa, portando il teatro italiano contemporaneo nelle piazze e nei piccoli centri che ogni anno ne attendono l’arrivo”.

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