In una società in cui il patriarcato, nonostante i progressi compiuti negli ultimi decenni, è ancora presente in diversi aspetti della vita quotidiana, la voce delle donne merita di farsi sentire con forza e determinazione. Anche attraverso il canto. A farlo tramite un’accurata scelta di canzoni del repertorio popolare della Croazia e di altri Paesi è una compagine molto particolare: il coro femminista VINS Vladarice (dove VINS sta a significare gruppo vocale-strumentale informale), composto da donne unite da un profondo senso di solidarietà verso altre donne, come pure verso tutti coloro che si sono trovati emarginati e calpestati dalla società perché di diversa etnia, orientamento sessuale, religione o razza. VINS Vladarice non è un coro qualsiasi, esso è improntato da una forte componente attivistica che lo porta a esibirsi in primo luogo a proteste e ad eventi in cui l’antifascismo e i valori della libertà vengono promossi e sostenuti. Vi sono benvenuti tutti coloro che desiderano cantare e stare insieme attraverso la musica. Al fine di conoscere più a fondo l’attività e gli ideali di questo coro, che quest’anno ha celebrato il decimo compleanno, abbiamo parlato con le coriste Jelena Androić e Maša Cek.
La compagine ha pubblicato di recente un canzoniere attivistico open source, ovvero disponibile gratuitamente, intitolato “Za dobar dan i dobar san” (Per un bel giorno e un sonno piacevole) che, come spiegato da Jelena Androić, si compone di registrazioni audio di canti attivisti e femministi eseguiti dal coro, nonché da un libretto con i testi dei brani cantati. “L’obiettivo di questo canzoniere, che abbiamo realizzato con il sostegno della fondazione Solidarna, è fare sì che altri cori e tutti coloro che desiderano cantare possano utilizzarlo. La parte audio del canzoniere contiene i brani cantati integralmente, ma anche le varie voci eseguite separatamente, gli spartiti e il testo – ha spiegato Jelena –. Si può pertanto cantare questi brani così come li abbiamo interpretato noi, oppure adeguarli alle proprie esigenze e possibilità. L’obiettivo di questo progetto è la condivisione della fonte del sapere”.
Un’attività basata sul volontariato
“Lo stimolo alla realizzazione del canzoniere è stato il nostro decimo anniversario – ha proseguito Jelena –. Lo scorso settembre, infatti, ci eravamo trovate per vedere in che modo celebrare questo nostro compleanno. Noi siamo, infatti, un coro auto-organizzato nel quale non esistono le quote associative e quindi tutto si basa sul volontariato di noi coriste e delle maestre del coro. Il nostro status informale ci permette di pensare a ciò che vogliamo fare e non a ciò che saremmo obbligate a fare se questo coro lavorasse in base a un progetto, oppure se fosse finanziato da un ente o un donatore. Abbiamo pertanto deciso di voler distribuire alcune delle canzoni che eseguiamo, soprattutto quelle di stampo attivista. Riteniamo, infatti, che ci sia bisogno di cantare brani di questo tipo il più possibile perché con la nostra attività promuoviamo tutta una serie di valori. Abbiamo pure voluto realizzare un concerto, che si è tenuto il 7 giugno scorso in spiaggia a Pećine, nei pressi del bar Pajol, e che ha riunito anche diversi ex membri del coro. Infatti, nel corso degli anni nel coro ha cantato circa una quarantina di persone. Abbiamo pure voluto invitare alcuni musicisti ad accompagnare le nostre esibizioni, anche se di solito cantiamo a cappella. Abbiamo inoltre voluto arrangiare alcuni brani in versione techno per modernizzarli e renderli più accattivanti. Infine siamo riuscite a realizzare tutto quello che ci eravamo prefissate. Il link del canzoniere è stato distribuito sui social, su You Tube e sulla piattaforma Bandcamp”.
Un anniversario è anche un’occasione per ricapitolare quanto fatto finora e per ricordare gli inizi dell’«avventura», per così dire.
Maša: “L’idea di formare un coro è arrivata come risultato di un’altra attività. Una decina di anni fa, una delle nostre maestre, Tajana Josimović, e un’altra nostra collega tornarono a Fiume da Zagabria, dove avevano cantato nel coro Le Zbor. Volevano continuare a cantare in un coro anche qui e decisero di fare qualcosa in questo senso. La nostra seconda maestra, Maja Bolić, acconsentì a unirsi alla compagine e con il tempo questa si rimpolpò di amiche, persone che avevano fatto parte di circoli etno e via dicendo. Le prime esibizioni del coro si ebbero nel 2015-2016 e queste attirarono altri interessati che volevano cantare con noi. Così iniziò la storia della compagine, che all’inizio contava anche alcuni uomini. Oggi, per puro caso, il coro conta soltanto donne. Fin dall’inizio, promuoviamo valori come la tolleranza, l’inclusione, i valori antifascisti e femministi. Si tratta di valori che sono presenti in tutte le nostre canzoni ed esibizioni, dal momento che anche i brani che scegliamo di cantare e che provengono sia dalla tradizione croata che da quella di altri Paesi parlano spesso di diritti dei lavoratori/lavoratrici e di diritti umani in generale. Questo nostro orientamento ha portato alla realizzazione del nostro canzoniere attivistico”.
Jelena: “Le nostre esibizioni erano inizialmente legate alle proteste. La prima alla quale avevamo preso parte, relativa alla riforma curricolare, si è svolta nel 2016. Successivamente abbiamo cantato a tutte le proteste legate alla festa dell’8 marzo a Fiume, al raduno ‘Gledaj udruge’, nonché a tutte le edizioni della ‘Camminata per la libertà’ (Hod za slobodu), ‘One million rising’, alle Giornate dell’antifascismo e a tutti gli eventi antifascisti e attivistici che vengono organizzati a Fiume e nel circondario dalla scena indipendente. Abbiamo preso parte alla mostra ‘Il nostro corpo, la nostra scelta, la nostra lotta’ (Naš izbor, naše tijelo, naša borba) dell’associazione PaRiter, al laboratorio di esecuzione di canti attivistici nell’ambito del programma del Prostor Plus ‘Come vivono le donne’, al concerto ‘Ozloglažene’ nell’ambito del Festival internazionale della cultura queer e femminista Smoqua, al programma ‘Ženski životi glasnije’ dell’associazione Domino, al Festival della sostenibilità, alla ricerca artistica di Božena Končić Badurina per il progetto che si occupava dei canti delle tabacchine, al concerto ‘Etno Queer’ dell’associazione Domino nell’ambito del Festival Queer di Zagabria. Abbiamo anche registrato una canzone per il documentario ‘Srebrne’ di Barbara Babačić, che parla delle vite difficili delle donne boliviane che vivono nelle comunità di minatori accanto alla città di Potosí”.
Linguaggio immediato e umorismo
I testi delle canzoni sono molto chiari e diretti nel loro intento, parlano all’ascoltatore con un linguaggio privo di metafore e fronzoli stilistici.
Maša: “Questi sono canti popolari e molto spesso essi esprimono le idee con un linguaggio immediato, il che si allinea con il nostro attivismo. Abbiamo elaborato alcuni testi al fine di esporre i nostri pensieri, infondendovi anche una nota di umorismo.
Per quanto riguarda l’aspetto pratico, teniamo le prove negli spazi di Prostor Plus, un’associazione orientata sull’espressione artistica contemporanea, in Filodrammatica. Le prove si svolgono una volta alla settimana e sono un po’ più frequenti quando prepariamo un concerto. Il giorno viene accordato di volta in volta, a seconda dei nostri impegni, ma cerchiamo di mantenere la continuità. Durante la pandemia ci esercitavamo online, ascoltando le registrazioni. Trattandosi di un collettivo piccolo – e tutti coloro che cantano sanno in quale misura il canto unisca le persone –, è normale che tra le coriste nascano amicizie, tanto che durante l’emergenza Covid avevamo anche registrato in maniera informale una canzone in occasione del compleanno di una nostra corista”.
Come decidete quali brani eseguire?
Maša: “Ognuna di noi può proporre le canzoni. Molte di quelle che cantiamo provengono da laboratori con altri cori, di cui diversi proprio dal coro Le Zbor, ma anche con lo ZborXop (ZborHor, in cirillico, nda), sempre di Zagabria, Kamene babe di Zara e l’associazione TradInEtno di Pisino. I laboratori della TradInEtno vengono portati avanti a Pisino dai nostri cari colleghi Myriam De Bonte e Goran Farkaš e proprio in quell’ambito abbiamo fatto conoscenza con numerosi musicisti e musiciste provenienti da altri Paesi. In quell’ambito presentano canzoni della loro tradizione e il loro contesto, la loro importanza per la comunità. Noi prendiamo questi brani, traduciamo il testo in croato e a volte li eseguiamo così come li abbiamo appresi, oppure li arrangiamo a modo nostro. I testi si occupano di argomenti comuni a tutti gli esseri umani”.
Il canzoniere contiene anche due canzoni in italiano, «La lega» e «Siamo tante». Ciò che si nota durante l’ascolto è l’ottima pronuncia in italiano.
Maša: “Il nostro repertorio contiene anche altre canzoni in italiano, ma solo due si sono trovate nel canzoniere. A curare la nostra pronuncia delle parole in italiano è stata la prof.ssa Rina Brumini”.
Vi esibite alle proteste e ad eventi attivistici, ma pensate forse di organizzare un concerto convenzionale in uno spazio designato a questo tipo di accadimenti?
Maša: “Non siamo molto interessate a esibirci in concerti convenzionali. Prima della pandemia ci esibivamo spesso nei varietà organizzati nello spazio di Prostor Plus, quando venivano presentate le attività portate avanti nel suo ambito. Dopo la pandemia abbiamo preferito orientarci sulle proteste e sugli eventi pubblici. È proprio per questo che abbiamo organizzato il nostro concerto di compleanno in spiaggia, in uno spazio piacevole e aperto a tutti”.
Una lotta continua
Come vengono accolte dal pubblico le vostre esibizioni?
Jelena: “Generalmente, il pubblico ci apprezza. I nostri testi sono chiari, immediati, rafforzanti e unificanti e già il solo fatto che parliamo dei nostri valori, che protestiamo o esprimiamo sostegno in relazione a un tema scottante del momento viene visto dalle persone che prendono parte alle proteste come un atto di forza. La canzone è il mezzo più efficace per trasmettere l’emozione, per cui essa fa breccia nel cuore di chi ci ascolta”.
Qual è secondo voi la situazione attuale nel mondo per quanto riguarda i diritti delle donne, i diritti umani e il femminismo? Osservando quanto sta accadendo intorno a noi, sembra di assistere a un’involuzione della società a livello globale.
Jelena: “Questa percezione è soltanto un tassello nel mosaico mondiale. In molte società le donne stanno facendo progressi per quanto riguarda la parità retributiva di genere, sono sempre più forti le voci contro il lavoro femminile non retribuito, le donne stanno diventando sempre più orgogliose di essere donne, sono sempre più presenti nei ruoli dirigenziali, ma c’è ancora moltissimo lavoro da fare per raggiungere la parità di genere. L’essenza del femminismo è la solidarietà con tutte le comunità marginalizzate per qualsiasi motivo, dalla religione, al genere, all’orientamento sessuale, dalla classe sociale, all’etnia o alla razza. Credo che questa lotta sia più presente che mai e che con il tempo crescerà. Ritengo che coloro che promuovono i valori tradizionalisti che vedono le donne relegate alla casa e alla procreazione siano una minoranza”.
Maša: “Osservando le nuove generazioni vedo che sono stati fatti dei progressi. Nonostante tutti i movimenti conservatori, le ricerche dimostrano che la maggioranza della popolazione croata appoggia la parità di genere, l’autonomia corporea della donna per quanto riguarda il diritto all’aborto, per fare qualche esempio. Tutto questo è incoraggiante”.

Foto: GORAN ŽIKOVIĆ
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