Il bisogno profondo di umanità

«Carro di Tespi». La pièce «Malacarne – La ballata dell’amore e del potere», della compagnia BRAT di Porpetto (Udine), ha inaugurato a Verteneglio la quarta edizione della rassegna teatrale itinerante organizzata dal COMITES di Fiume

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Il bisogno profondo di umanità
I protagonisti della serata

C’è qualcosa di profondamente umano nel ritrovarsi insieme per lasciarsi trasportare da una storia, anche quando il cielo non è clemente. È proprio questa la magia che la rassegna teatrale itinerante “Il Carro di Tespi – Teatro italiano in piazza” rinnova anche nel 2025, con una prima tappa che ha proposto emozione e bellezza. A Verteneglio, a causa del maltempo, il sipario si è aperto nel teatrino della CI, trasformato in un crocevia di emozioni e memoria condivisa. “Malacarne – La ballata dell’amore e del potere”, della compagnia BRAT di Porpetto (Udine), è stato un tuffo nell’anima del Friuli, un inno spettacolare e intimista, capace di raccontare, con leggerezza e profondità, le nostre contraddizioni, il bisogno di diritti, e la forza del cuore e della risata. Con ingresso gratuito e sottotitoli in croato e inglese, è andata in scena una fiaba teatrale che ha intrecciato drammaturgia, comicità, passione e riflessione. Un connubio tra storia reale e leggenda, tra mito e radici, dove il ritmo incalzante dei cambi di maschera e personaggio si è mosso con professionalità e scorrevolezza. Una rappresentazione piena di vita, accompagnata da suoni onomatopeici e strumenti a fiato e percussione, che hanno dato corpo a ogni gesto. Nulla è stato lasciato al caso, come lo sfilamento di uno stocco, un passo maldestro, uno schiaffo o una tempesta improvvisa, tutto è stato reso in tempo reale dagli attori in scena, con maestria e poesia sonora.

Uso di strumenti a percussione

Due fili narrativi
L’opera ha condotto i presenti in un Friuli del 1420, appena travolto dalla caduta del Patriarcato di Aquileia e sottomesso alla potenza veneziana. In questo contesto di frattura e incertezza, si è mossa la figura di Malacarne, servo friulano più astuto che onesto, animato però da un desiderio autentico di riscatto, quello di salvare la propria terra, difendere l’onore, non perdere se stesso. La storia ha intrecciato due fili narrativi potenti. Da un lato, la ricerca di un leggendario tesoro nascosto in un pozzo, simbolo di speranza e libertà, dall’altro, un amore proibito, vibrante e doloroso, nato nel cuore della tempesta. In questo doppio cammino, tra l’avventura e il sentimento, si è disegnata una ballata popolare che ha saputo toccare corde profonde attraverso uno scontro tra amore e potere. Il potere ha avuto il volto di Pantalone, pronto a barattare la figlia pur di accumulare ricchezze e dominio. L’amore invece ha avuto quello di Bora, giovane donna che ha scelto la fuga e il cuore, rifiutando di diventare merce. Malacarne, nel mezzo, è emerso come una figura di un lavoratore senza tutele, un migrante per necessità, fragile ma ostinato, capace di dignità, furbizia e resistenza.

Trieste, luogo d’azione
Il racconto ha parlato di noi, delle nostre paure, dei nostri compromessi, del nostro bisogno profondo di umanità. Malacarne ha fatto ridere, commuovere, riflettere e, oltre alla sua parte recitata, si è vestito anche da narratore, traghettando il pubblico tra realtà e leggenda, tra sorriso e commozione. Con voce roca e sguardo lontano, ha chiuso il racconto consegnando agli spettatori l’ultima, struggente storia. Il finale ha lasciato il pubblico sospeso in un silenzio dolente, avvolto dal peso della tragedia dove la fiaba si è fatta leggenda. Si è narrato di un luogo, Trieste, nato là dove un tempo venne sepolto un guerriero coraggioso e fiero, di nome Tergesteo. La sua figura, nemico per nascita ma amato per destino, ha attraversato i cuori come un’ombra luminosa. Accanto a lui, nei ricordi e nei racconti, rimaneva Bora, la figlia del podestà veneto, che aveva osato amare ciò che il potere le vietava. Il loro amore, spezzato dalla guerra e dall’orgoglio, non si è dissolto nel tempo, ma si è trasformato in vento. Così nasce la bora, la voce di lei, quel soffio pungente e impetuoso che attraversa Trieste e il suo golfo come un lamento eterno che ancora piange l’amato perduto.

Sottotitoli in croato e inglese

Commedia dell’arte
A conclusione dello spettacolo il direttore dell’Istituto Italiano di Cultura di Zagabria, Gian Luca Borghese, ha elogiato la rappresentazione: “Uno spettacolo meraviglioso, particolarmente raffinato. Si inserisce nella tradizione della commedia dell’arte, giocando con i suoi tratti distintivi ma riuscendo ad andare in profondità. Può essere letto e apprezzato su diversi livelli: ha una ricchezza linguistica incredibile, che spazia con naturalezza dall’italiano ai vari dialetti. Si percepisce una profonda conoscenza della storia, delle tradizioni popolari e della mitologia fino al ruolo centrale che Venezia ha avuto nella storia della Serenissima e dei territori sotto il suo dominio, come il Friuli e l’Istria stessa”.

Storia e leggenda
A margine della serata, sul palcoscenico, la compagnia BRAT ha rivolto parole calorose di gratitudine per l’accoglienza ricevuta, definendo Verteneglio “una perla”, fino ad allora sconosciuta ai membri del gruppo. Con la regia di Michele Modesto Casarin e la drammaturgia di Marco Gnaccolini, sono saliti in scena Claudio Colombo, Filippo Fossa, Agata Garbuio e Federico Scridel. Mina Carfora, impossibilitata a partecipare, è stata sostituita da Chiara Pellegrin. I cinque protagonisti hanno raccontato al nostro quotidiano la genesi dell’opera, prodotta dalla compagnia BRAT in collaborazione con Pantachin Commedia: “Con Malacarne è la prima volta che ci esibiamo in Croazia, in Istria. Non ci aspettavamo così tante persone che parlassero italiano, e siamo felici che il pubblico abbia potuto seguire lo spettacolo anche senza leggere i sottotitoli. Lo spettacolo è nato nel 2021, grazie a un finanziamento della Regione Friuli Venezia Giulia. Abbiamo trovato un testo del 1622, “I travagli d’amore”, in cui compare per la prima volta un personaggio friulano. Da lì è partita l’idea di creare uno spettacolo che ruotasse attorno alla nascita di questa maschera. Marco Gnaccolini scrive anche per i fumetti, e si è ispirato proprio a quel linguaggio, oltre che alle origini dei miti. Ha voluto raccontare le origini di Malacarne, spiegando come sia diventato servo di Pantalone. Il resto è un intreccio di storia e leggenda, ma anche ispirato a luoghi ed eventi reali”.
Ad accogliere i numerosi ospiti è stata Marisa Starčević, tra le autorità il primo cittadino, Neš Sinožić, il presidente del sodalizio, Eric Persel, numerosi presidenti delle CI e associazioni circostanti nonché rappresentanti delle Città limitrofe.
Il teatro torna quindi ad essere ciò che è sempre stato, uno spazio in cui riconoscersi, ascoltare, sentire. Un invito aperto a tutti, in tre serate estive, a scoprire storie che ci appartengono, anche se narrate con accenti diversi. Perché, in fondo, la lingua del cuore è una sola. Il Carro è partito. Ora tocca a noi seguirlo.

Il pubblico e le autorità

Un progetto interistituzionale
Dopo Verteneglio, il “Carro di Tespi” si sposterà in altre due tappe imperdibili. Sabato 19 luglio, la CI di Pola accoglierà “Itaca per sempre”, produzione Ergosum (Brindisi) mentre sabato 26 luglio, la CI di Rovigno sarà invece il palcoscenico della prima assoluta nazionale di “Illusioni”, spettacolo nato dalla collaborazione tra il Dramma Italiano di Fiume e il Mittelfest di Cividale del Friuli. Federico Guidotto, presidente del COMITES di Fiume, ente organizzatore, ha espresso un sentito ringraziamento all’Unione Italiana, che ha scelto di continuare a investire nell’iniziativa riconoscendone l’elevato valore culturale. Parole di gratitudine sono state rivolte anche all’Istituto Italiano di Cultura di Zagabria che, dopo aver proposto lo spettacolo, ha trovato nel COMITES un valido alleato per realizzarlo, sostenendo concretamente la messa in scena con un prezioso contributo. Un ringraziamento particolare è andato al Consolato Generale d’Italia a Fiume che, dopo aver concesso il patrocinio nelle edizioni precedenti, quest’anno ha deciso di offrire un sostegno diretto all’allestimento dello spettacolo previsto a Pola. Fondamentale anche la collaborazione con il TRY Theatre, partner dell’iniziativa. L’evento gode inoltre del patrocinio della Regione istriana. Per questa tappa, il supporto logistico è stato possibile grazie alla sinergia tra la Comunità degli Italiani, il Comune e l’Ente per il turismo di Verteneglio. Un ruolo di rilievo è stato ricoperto da Giulio Settimo, direttore artistico de “Il Carro di Tespi”, che con la sua pluriennale esperienza come regista, attore, formatore e programmatore culturale, ha saputo trasformare queste serate in appuntamenti non solo impeccabili dal punto di vista organizzativo, ma anche vivi, accoglienti e fortemente radicati nel territorio.

Federico Guidotto.
Foto: ŽELJKO JERNEIĆ

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