«I quattro Bolero» in chiave moderna

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«I quattro Bolero» in chiave moderna

FIUME | Sensuale, energico e moderno. Questi sono soltanto alcuni degli aggettivi che hanno contraddistinto lo spettacolo di danza “I quattro bolero”, coreografato da Maša Kolar, Kristian Lever, Shota Inoue e Adonis Foniadakis, che l’altra sera ha inaugurato la stagione 2018/19 del Balletto del Teatro Nazionale Croato “Ivan de Zajc” di Fiume. Lo spettacolo ha visto in scena una ventina di ballerini dell’ensemble fiumano i quali, nei quattro quadri previsti, hanno presentato un lavoro complesso e per molti versi impegnativo, realizzato da alcuni dei più noti coreografi europei.

Il capolavoro di Ravel

La prima parte, denominata semplicemente “Bolero” e firmata da Maša Kolar, si basa su musiche del Bolero, l’opera più nota del compositore francese Maurice Ravel, con l’adattamento elettroacustico di Višeslav Laboš. In scena, dapprima tre ballerine e poi, con l’avanzare dell’intensità della musica, anche il resto del Corpo di ballo dello “Zajc”. Partendo da una visione attualizzata del Bolero, i ballerini hanno voluto trasmettere al pubblico il ritmo che ciascuno di noi sente dentro di sé. Seguendo la struttura del brano composto nel 1928, caratterizzata da una melodia uniforme e ripetitiva, si nota un crescendo emozionante. Nel Bolero Maša Kolar si rifà al concetto secondo il quale la musica è energia che si propaga attraverso la materia grazie a vibrazioni dell’aria, prodotte dagli strumenti (in questo caso nella seducente versione elettroacustica), le quali generano timbri, ritmo, melodia e armonia, ancorati nell’anima dei ballerini. Per trenta minuti, i protagonisti in scena incarnano i vari strumenti dell’orchestra e la storia che si sviluppa è proprio il Bolero, che a piano a piano, fa scoprire profonde sensazioni ed emozioni, donate appunto da questa meravigliosa musica. Molto azzeccata la scenografia di Petra Pavičić che, mediante una tenda con filo scintillante, cattura l’attenzione dei ballerini.

Alla ricerca della verità

“Il muro del silenzio” è il titolo della seconda parte, del coreografo finlandese-britannico Kristian Lever. Sulle note di Frédéric Chopin (Bolero in do maggiore, op. 19) intonate dal vivo dal pianista Juraj Marko Žerovnik, si sono esibiti Hugo Rodrigues, Svebor Zgurić, Shota Inoue, Ksenija Krutova, Marta Kanazir e Maria del Mar Hernandez. I protagonisti cercano di portare a galla, con una danza “urbana”, ciò che è rimasto nascosto dietro una porta chiusa. I ballerini hanno interpretato i loro ruoli con grande intensità, trasmettendo le proprie emozioni con il coinvolgimento totale del loro corpo. Più che adatti per l’occasione, i costumi casual ideati da Petra Pavičić.
È seguito il Bolero “1/3”, del giapponese Shota Inoue. La pièce, dedicata al compositore Camille Saint-Saëns, ha visto in scena un unico ballerino; il siciliano Michele Pastorini, il quale, in effetti, non ha danzato. Il suo è stato un monologo in lingua italiana (a nostro avviso era d’obbligo la traduzione in lingua croata), della durata di circa dieci minuti. Nel suo “intervento”, privo di trama e quindi astratto, Pastorini riflette sulla condizione di spazio e di tempo. Si chiede “Perché si ha sempre bisogno di chiedere perché?” e “Perché la gente ha sempre bisogno di dire la verità?”. Al termine della terza parte, sono salite sul palco il soprano Anamarija Knego e il mezzosoprano Ivana Srbljan le quali, accompagnate al pianoforte da Juraj Marko Žerovnik, hanno proposto il brano spagnolo “El desdichado” (Il disperato). A ritmo di Bolero, Saint-Saëns ha voluto trasmettere l’ansia dell’amante deluso.

La potenza e la drammaticità della danza

Il coreografo della quarta e ultima parte, uno dei ballerini contemporanei più rinomati a livello europeo, Andonis Foniadakis, ha ideato i balli su trampolino portati sul palco da Nika Lilek, Emanuel Amuchastegui, Ali Tabbouch, Michele Pastorini e Laura Orlić, su musiche del Bolero di Ravel. Bravissimi tutti e cinque i ballerini, che con potente energia e massima concentrazione hanno eseguito alla perfezione le varie coreografie. Con l’ausilio del trampolino, il coreografo greco ha voluto mettere in risalto la potenza e la drammaticità che scaturiscono dalla musica di Ravel, senza omettere il ritmo ripetitivo delle mosse umane.
L’effetto generale è stato di una ritmicità precisa, resa più forte dalle suggestive luci di Nuno Salsinha. I ballerini si sono distinti per energia ed espressività del movimento. Lodevole l’impegno dei quattro coreografi di portare in scena in un’unica serata quattro spettacoli diversi, il che ha “costretto” i ballerini a trasformarsi sia dal punto di vista fisico che emotivo. Kolar, Lever, Inoue e Foniadakis hanno voluto approfondire sia i rapporti umani e psicologici dei personaggi, i desideri e i vizi umani, che la realtà del sogno. Meritati e prolungati applausi del pubblico, che ha seguito lo spettacolo con interesse e apprezzamento. Il brano verrà riproposto domani sera e venerdì 16 novembre.

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