I LIBRI PREFERITI. Selina Sciucca: «Ogni libro è un incontro che ti cambia»

La giornalista di Radio Fiume presenta i testi che le sono rimasti nel cuore

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I LIBRI PREFERITI. Selina Sciucca: «Ogni libro è un incontro che ti cambia»
Selina Sciucca Foto: Goran Žiković

La domanda più difficile per un appassionato di lettura e di libri è “Qual è il tuo libro preferito?”. Come scegliere tra decine e anche centinaia di titoli che ci hanno emozionato, commosso, fatto piangere e rabbrividire, che ci hanno entusiasmato con la bellezza della scrittura, la chiarezza del pensiero espresso, la capacità di coinvolgerci in una storia incalzante, che ci hanno fatto sognare e immaginare mondi nuovi, terre che non abbiamo mai visto, ma descritte in maniera così incantevole da suscitare un’inspiegabile nostalgia. E poi, quale criterio adottare? Scegliere i libri che hanno determinato una svolta nella nostra vita, che ci hanno fatto crescere, che ci hanno emozionato e che ci sono rimasti dentro per giorni, oppure quelli che ci hanno aperto gli occhi in riguardo a un argomento o problema, che ci hanno insegnato qualcosa di nuovo e aiutato a superare un periodo difficile nella nostra vita. Quale che sia il criterio, è sempre un compito quasi impossibile da assolvere senza che ci si senta insoddisfatti della lista stilata. Perché i libri che meritano di venire menzionati sono così numerosi e l’elenco non sarà mai definitivo. Ed è un bene che sia così perché vuol dire che le possibilità sono infinite e che ci evolviamo di lettura in lettura. Nell’intento di conoscere i gusti letterari di persone di spicco della scena culturale della CNI, come pure quelle appartenenti alla maggioranza, abbiamo posto loro proprio la domanda più difficile: di scegliere cinque libri preferiti in base a un criterio personale.

A presentarci la sua lista di libri che più le sono rimasti impressi è la giornalista di Radio Fiume, Selina Sciucca, instancabile promotrice della cultura italiana nell’etere della Regione litoraneo-montana, che non ha potuto limitare la sua selezione a soltanto cinque titoli, scegliendo quindi di ampliarla un po’.

Un rifugio dal mondo
“Già da piccola leggevo tanto: libri, riviste di ogni tipo. Per me la lettura è sempre stata u rifugio dal mondo e un’ottima compagnia. Parlando della letteratura per l’infanzia, devo menzionare La casa del riccio di Branko Čopić e Il piccolo principe di Antoine de Saint-Exupéry. Sono storie che mi hanno insegnato l’amicizia, la responsabilità, la semplicità e a vedere le cose e le persone con il cuore. Dicono che ogni libro sia un po’ un incontro che ti modifica, anche se non te ne accorgi subito. Questi due libri hanno segnato la mia vita e i miei interessi, in quanto mia mamma (Melita Sciucca, nda), che ha fatto per molto tempo teatro alla Casa croata di Cultura (HKD) di Sušak, all’epoca chiamato Pionirsko kazalište (Teatro del pioniere), mise in scena questi libri negli spettacoli realizzati con gli alunni delle nostre scuole, ai quali partecipai anch’io e che mi portarono a interessarmi di letteratura e teatro. Il piccolo principe è un libro che abbiamo allestito, sempre con mia mamma, a un campo scuola per i profughi nel 1995. Io avevo dodici anni, era la fine della Guerra patriottica e facemmo tre settimane alla Croce rossa di Albona con i profughi da Vukovar e Sarajevo e con i nostri amici volontari di Milano. Questa esperienza ha incanalato in un certo senso gli interessi nella mia vita e soprattutto, in seguito, gli studi universitari, dove mi ero concentrata sui diritti umani nei Balcani”.

Testimonianze della guerra
“Qui arriviamo al primo libro ‘da adulta’, che è Sarajevo mon amour, un’autobiografia di Jovan Divjak che parla della guerra nei Balcani e soprattutto a Sarajevo – ha proseguito –. Divjak era un colonnello quando nel 1992 decise di lasciare l’esercito jugoslavo e aderire a quello bosniaco per difendere la Bosnia ed Erzegovina e la sua Sarajevo. Venne nominato generale numero due dello Stato maggiore bosniaco durante la guerra del 1992-1995 e nel 1994 fondò l’associazione ‘L’educazione costruisce la Bosnia ed Erzegovina’ per gli orfani di guerra. Assieme ai succitati amici di Milano andai a Sarajevo qualche anno fa ed ebbi l’onore di conoscere questo personaggio, che ci fece fare un giro per Sarajevo e ci portò alla sua associazione. Nel libro racconta la guerra, le figure come Milošević, Karadžić e Mladić, nonché le contraddizioni del conflitto nei Balcani e dei nazionalismi, che hanno segnato profondamente questi territori. Purtroppo, Jovan Divjak è morto alcuni anni fa e mi dispiace non aver avuto l’opportunità di conoscerlo e di intervistarlo, in quanto all’epoca non lavoravo ancora a Radio Fiume.
In generale, nutro un forte interesse per i Balcani, soprattutto per Sarajevo, una città che adoro, e quindi per tutta la letteratura che riguarda il periodo della guerra. In questo contesto ho ‘divorato’ le opere di autori quali Miljenko Jergović, Semezdin Mehmedinović, Toni Capuozzo, Franco Di Mare… per giungere a Paolo Rumiz, un altro autore di cui ho letto quasi tutto. Uno dei miei preferiti è La linea dei mirtilli, che è una raccolta di reportage e di saggi pubblicati nei primi anni Novanta. Si tratta di una specie di radiografia dell’Europa dell’est e dei Balcani durante un periodo di grandi trasformazioni, ovvero la dissoluzione della Jugoslavia e dei cambiamenti politici e sociali che ne seguirono. Qua Rumiz racconta come in queste terre il desiderio di democrazia, libertà e rinnovamento venga spesso frenato dagli interessi di gruppi di potere, vecchi e nuovi, che vogliono preservare i loro privilegi, anche a discapito della gente comune. Un altro suo libro è Verranno di notte, che ho letto di recente e che parla delle nuove paure nell’Europa, soprattutto di migrazioni, del ritorno della destra, dei nazionalismi, della xenofobia, dei populismi violenti. È un libro in cui Rumiz fa vedere come la barbarie in Europa non sia una cosa lontana, ma una possibilità sempre presente nella società che chiamiamo moderna. Allude anche al fatto che le dittature e la violenza non arrivino all’improvviso, ma lentamente, con la paura, con il controllo, con l’odio verso il ‘nemico’”.

La conoscenza e la cultura
“Trovo molto importante la conoscenza e la cultura per poter capire il mondo. Passando alla letteratura al femminile, che è un altro argomento che mi appassiona, oltre alle guerre nei Balcani, al primo posto c’è Isabel Allende e il suo romanzo La casa degli spiriti – ha spiegato –. È il primo libro che ho letto di quest’autrice ed è stato amore a prima… lettura. La storia della famiglia attraverso più generazioni, soprattutto di donne – che mi ha ricordato anche la storia della mia famiglia, delle nonne e delle bisnonne –, è intrecciata alla politica del Cile e agli elementi soprannaturali, che mi piacciono sempre, alla violenza anche maschilista, con il controllo della terra e della donna, alla politica e alla dittatura. È presente il tema della memoria e del perdono, quindi un tentativo di comprendere il passato per poter costruire il futuro attraverso la storia della famiglia.
Mi piace tantissimo anche il libro Figlie dell’Islam di Lilli Gruber, in cui dà voce a varie donne musulmane, attiviste, intellettuali e donne comuni che raccontano storie di lotta per i loro diritti e per l’emancipazione nei Paesi islamici. Nel suo viaggio, l’autrice attraversa diversi Paesi della penisola arabica, l’Egitto, la Turchia, il Marocco fino ai Paesi occidentali, dove molte donne musulmane vivono in contesti multiculturali e devono confrontarsi con i pregiudizi e le sfide dell’integrazione. Gruber analizza la conciliazione della fede, della tradizione e della modernità spiegando che non sempre l’Islam coincida con un’oppressione assoluta, che è il modo in cui questa religione viene rappresentata nei media occidentali, e dice che ci sono tante voci interne che lottano per cambiamenti pacifici e per la riforma. Di recente ho acquistato anche il libro Quando il mondo dorme di Francesca Albanese e La rivoluzione gentile di Dacia Maraini. Attualmente sto leggendo La stagione che non c’era di Elvira Mujčić, un altro libro sulla Jugoslavia. Lei e suo fratello sono di Srebrenica e fuggirono a Roma durante la guerra. Lei è diventata scrittrice e questo è il suo ultimo libro, in cui racconta i suoi ricordi della Jugoslavia, ma senza accennare alla guerra. Il fratello organizza dei campi di scrittura e lettura a Srebrenica. Vorrei in futuro intervistarli per parlare del loro impegno a far tornare le persone nella loro città”.

L’isolamento dentro le istituzioni
“Ho letto diverse opere di Roberto Saviano, però vorrei nominare il suo libro Solo è il coraggio, su Giovanni Falcone, il magistrato che assieme a Paolo Borsellino lottò contro la mafia. Si tratta di un romanzo storico-biografico che segue la vita di Falcone dall’infanzia a Palermo agli anni della magistratura fino alla lotta contro Cosa nostra. È un testo che ho letto in un momento molto particolare della mia vita, il quale mi è calzato a pennello per il lato umano di Falcone, la sua solitudine, la paura, il senso del dovere verso il lavoro, i sacrifici personali. Mi ha colpita soprattutto l’isolamento dentro le istituzioni in cui lavorano tutti coloro che scelgono di non scendere a patti con il potere, nel suo caso il potere criminale. Questo libro mi ha consolata in un periodo professionale difficile.
Concluderei con Esercitazione alla vita di Nedjeljko Fabrio, che è un po’ il libro di tutti noi, ambientato nella nostra Fiume, che segue più generazioni di una famiglia appartenente alla comunità italiana mentre la nostra città passa di mano in mano tra imperi e Stati diversi. La storia privata diventa un po’ la nostra storia collettiva in cui tante famiglie possono identificarsi. Anche questo libro mi ha ricordato la storia della mia famiglia, dalla nonna Edvige nata in via Branchetta, che ha vissuto sulla sua pelle le storie della nostra città. Il senso dell’identità spezzata, l’esodo, la perdita di una patria e di una lingua, la convivenza tra culture è ciò che viviamo tutti noi. Esercitarsi alla vita significa per tutti noi un vivere che non è sempre facile, per cui dobbiamo allenarci a resistere, ad adattarci, a fare dei compromessi, ad equilibrare la nostra identità, che si trova sempre tra due fuochi”.

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