I fiori, fragili protagonisti della nostra sopravvivenza

Al Museo d’Arte moderna e contemporanea (MMSU) di Fiume è allestita la mostra «L’ultimo fiore?» realizzata in collaborazione con due gruppi di cittadine fiumane

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I fiori, fragili protagonisti della nostra sopravvivenza
Romolo Venucci

I fiori, una splendida “decorazione” della natura, sono spesso visti in primo luogo come un colorato accento nell’ambiente, ma il loro ruolo è molto più importante. La questione è molto semplice: senza i fiori noi non ci saremmo. A rimarcare i vari aspetti di queste parti più appariscenti delle piante, in occasione della primavera, è la mostra “Posljednji cvijet?” (L’ultimo fiore?) allestita fino al 4 maggio nel Museo d’Arte moderna e contemporanea (MMSU) di Fiume, che comprende una ventina di opere tratte dal fondo museale che hanno come soggetto i fiori.

Il “prato” di Tanja Blašković

La selezione dei lavori
Il percorso espositivo è nato come un’esercitazione alla partecipazione della comunità locale. Come spiegato dalla curatrice del Museo, Ksenija Orelj, la mostra è stata realizzata in collaborazione con i cittadini e le cittadine fiumane, in quanto vi sono stati inclusi due gruppi, ovvero il “Circolo dei curatori”, il quale comprende una quindicina di donne di diversi profili, che non sono necessariamente legate all’arte, le quali erano coinvolte nella selezione dei lavori e nella scrittura dei testi che accompagnano le opere d’arte esposte, e il gruppo delle pensionate. Ksenija Orelj è una delle guide di entrambe le iniziative portate avanti in seno al Museo.
Le partecipanti hanno contribuito alla mostra proponendo delle riflessioni personali e intime sui lavori che compongono il percorso espositivo. “L’idea della mostra, quella di prendere come tema i fiori, è nata proprio nell’ambito degli incontri del Circolo dei curatori, in quanto la nostra intenzione era quella di trovare qualcosa che ci potesse collegare e forse anche donarci un po’ di serenità in questi tempi cupi e difficili – ha rilevato Orelj –. Inoltre, il nostro intento era pure quello di mettere in mostra una parte del fondo museale, sia esempi di arte moderna che di quella contemporanea. L’esposizione è dunque specifica anche da questo punto di vista, in quanto comprende un periodo che va dal 1845, anno al quale risale un dipinto di Giovanni Simonetti, e passa per gli acquerelli di Slava Raškaj a cavallo tra il XIX e il XX secolo e le nature morte, ovvero i vasi di fiori degli anni Cinquanta, di Romolo Venucci (si tratta di un motivo classico nell’opera del pittore fiumano al quale di solito non si rivolge molta attenzione, ma che in questo contesto ha assunto uno spazio maggiore e un ruolo più prominente), per arrivare a lavori più recenti quali l’Erbario di Petra Mrša che un erbario non è. L’autrice ha infatti raccolto nella località di Cuberton in Istria erbe e piante fotografandole in situ, annotando il punto in cui le ha trovate, il loro nome e lo stato in cui le ha trovate, indicando se la pianta fosse stata strappata manualmente o meno. L’autrice ha documentato in questo modo il nostro comportamento verso l’ambiente e il nostro influsso sullo stesso. L’artista riflette anche sul modo in cui osserviamo la vegetazione, ovvero se la guardiamo come risorsa e oggetto di importanza secondaria, oppure come qualcosa che agisce attivamente nel nostro ambiente e ha un rapporto diretto con noi in quanto senza la vegetazione noi non ci saremmo. Abbiamo voluto rimarcare questo aspetto nel titolo della mostra ‘L’ultimo fiore’, chiedendoci cosa succederebbe se questi fossero gli ultimi fiori che vediamo”, ha puntualizzato la curatrice.

Vlaho Bukovac

Opere esposte su un tavolo
Il percorso espositivo è particolare perché le opere sono disposte su un grande tavolo creando una rete orizzontale sistemata su un meraviglioso prato, creato dall’artista Tanja Blašković in forma di una lunga “tovaglia” di tipo patchwork. Il lavoro si compone di ben 1.400 pezzi di stoffa sui quali l’artista ha dipinto dei fiori e che ha successivamente cucito insieme. “Oltre a Tanja Blašković, abbiamo invitato alla mostra anche Milijana Babić, la quale ha lavorato su alcune sculture in cartapesta raffiguranti le piante carnivore. In questo progetto sono state coinvolte le pensionate che nell’ambito di quattro laboratori hanno realizzato l’armatura in fil di ferro dopodiché hanno modellato la struttura con la carta e le hanno colorate, includendovi anche dei messaggi. Le piante carnivore sono resistenti e si adattano facilmente a diverse condizioni del terreno e simboleggiano l’attività, anche se noi vediamo le piante in generale come passive e secondarie. Questo gruppo di sculture è chiamato ‘La danza delle piante carnivore’”.
Il percorso espositivo prosegue con gli acquerelli-diari di Melita Sorola Staničić, che l’artista ha realizzato con il Circolo dei curatori. Nei diari le partecipanti hanno dipinto le piante che fioriscono in primavera. “La mostra è concepita in maniera inclusiva, il che vuol dire che i titoli delle opere e i nomi degli autori sono stati tradotti anche in Braille per i non vedenti, mentre per gli ipovedenti le didascalie recano scritte in caratteri ingranditi”, ha spiegato Ksenija Orelj.

Le piante carnivore

Le piante come amiche
La mostra comprende 19 opere d’arte, mentre alcuni autori sono rappresentati con più lavori, com’è il caso con Slava Raškaj, la famosa pittrice croata sordomuta, della quale sono stati presentati quattro acquerelli. “Si tratta di lavori in cui le piante dipinte fanno compagnia all’autrice – ha osservato Orelj –. Slava trascorreva molto tempo in natura e si può proprio dire che la vegetazione sia stata la sua compagnia. Essere sordomuti non è facile, mentre in passato questa condizione era ancora più irta di difficoltà. Fa seguito un’opera di Vlaho Bukovac (Biagio Faggioni, nda), che attira molto l’attenzione dei visitatori, in quanto raffigura una giovane donna morta sul feretro. A cavallo tra il XIX e il XX secolo si usava realizzare dipinti dei defunti come ricordo del loro passaggio dal mondo dei vivi verso l’Aldilà, in cui i fiori venivano loro ‘donati’ come ultimo saluto”.

Slava Raškaj

La transitorietà dell’esperienza umana
L’opera successiva è un dipinto del pittore naïf Ivan Lacković Croata nel quale è raffigurato un vaso di crisantemi già parzialmente sfioriti, alla quale segue una graziosa piccola scultura di un giovane o di una giovane che sta soffiando sui semi del tarassaco, firmata da Mira Marković Sandić, un’artista poco conosciuta, molto attiva tra gli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso. Quest’opera rientra nell’intento della mostra di mettere a confronto opere e artisti molto noti e quelli un po’ più trascurati nella storia dell’arte. Al centro dell’allestimento si trovano due opere di Romolo Venucci, entrambe incentrate sui fiori, di cui uno era dedicato a sua madre. Tra le opere che spiccano per il modo singolare in cui è stato elaborato il tema c’è quella dell’artista fiumana Nuzzi Ivancich Chierego. Il suo dipinto raffigura il paesaggio urbano notturno visto da una finestra con sul davanzale tre vasi con fiori in diverse fasi di appassimento, che fanno riferimento ai cicli della vita e alla transitorietà dell’esperienza umana.
L’esposizione comprende anche opere di Belizar Bahorić, Ahmed Bešić, Jim Cave, Marina Banić Zrinšćak, Ranko Dokmanović, Ivan Kožarić, Adam Krajewski, Krystof Kurzydlo, Miron Makanec e Lazar Vujaklija.
Il design della mostra è stato realizzato da Marin Nižić, mentre il team di curatrici è stato composto da Gordana Domijan, Ivona Grgas-Roknić, Irena Hojsak, Dubravka Kalinić, Lea Maravić, Magdalena Medved, Andrea Morell, Lucia Paliska, Sanja Puljar D’Alessio, Karla Štimac, Lidija Toman, Tina Tus, Gordana Vrtodušić, nonché Ivana Golob-Mihić e Ksenija Orelj dell’MMSU.
Le partecipanti al gruppo “Stiracchiamenti mattutini” sono state invece Vesna Bogović, Ljiljana Dumančić, Stojanka Ivšić, Đeni Jarić, Đina Jurčić, Milica Pulko, Mladenka Radišić, Fiorela Renko, Nina Rukavina, Štefi Sila, Sabina Stojanović, Ornela Tomić, Gloriamaria Toth, nonché la parecipante al laboratorio “Il diario della primavera” Petra Radić.

Mira Marković Sandić
Nuzzi Ivancich Chierego

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