I film sulle epidemie riacquistano interesse

Nonostante l’incertezza e la preoccupazione, nelle ultime settimane le pellicole più viste sui servizi streaming sono quelle che raccontano storie legate alla lotta contro i virus

La locandina di “Contagion”

La pandemia di coronavirus non mostra ancora segni di cedimento, almeno in Europa, quindi non resta che munirsi di pazienza e lasciarsi andare alla magia dei film. Nonostante l’incertezza e la preoccupazione che provoca questo nuovo e sconosciuto virus, è comunque interessante il fatto che, in un periodo in cui ci si aspetterebbe che gli appassionati di film si affidino a opere cinematografiche che aiutino a dimenticare la realtà per qualche ora, nella Top 10 di una delle più note piattaforme streaming, Netflix, si trovino titoli, anche abbastanza datati, in cui si raccontano storie legate alla lotta contro epidemie e pandemie più o meno letali. Chissà, probabilmente è un modo di esorcizzare e affrontare le nostre paure. Un fenomeno molto simile lo si vive anche sul fronte del gaming, dove ha subito il picco di popolarità il celebre gioco Plague Inc. (Peste Inc.).
Una partita a scacchi letale
Uno dei classici la cui trama ha luogo all’epoca di un’epidemia di peste è il film “Il settimo sigillo” (1957) di Ingmar Bergman. Pochi film “contagiosi” hanno osato dare un vero e proprio volto alla morte. Ambientato nel Nord Europa del 1300, il film è incentrato sulla partita a scacchi più famosa della storia del cinema, quella tra un cavaliere di ritorno in patria (Max von Sydow) e un pallido uomo incappucciato, che è la personificazione della Morte, nella quale è in gioco il destino dell’uomo mentre un’epidemia di peste nera uccide i villaggi dei dintorni.
​S’intitolano “The Omega Man – Io sono leggenda” i tre adattamenti cinematografici basati sull’omonimo romanzo di Richard Matheson (1954), realizzati nel 1964, 1975 e 2007. La storia racconta di un’epidemia causata da un batterio che ha trasformato tutte le creature viventi in vampiri. L’unico non infettato è Robert Neville, che si è creato un rifugio sicuro nella sua villetta, barricandosi durante la notte e uscendo solo di giorno. La prima trasposizione – girata nel 1964 con il re del brivido Vincent Price – è un ottimo b-movie girato nel quartiere Eur di Roma. La seconda, con protagonista Charlton Heston, è un buon film in linea con la moda dei “catastrofici” dell’epoca, mentre l’ultima, con Will Smith, è la meno fedele alla matrice originale, ma ugualmente angosciante.
Una minaccia globale
L’ebola, il terribile virus che causa forti emorragie interne e che qualche anno fa ha provocato numerose vittime in Africa, è uno dei virus che spaventa maggiormente ed è al centro della trama di “Virus letale“ del 1995 di Wolfgang Petersen. Qui Dustin Hoffman e il suo team – composto fra gli altri da Kevin Spacey e Rene Russo – lottano contro un virus chiamato Motaba che nasce in Africa e raggiunge gli Stati Uniti per colpa della “classica” bertuccia infetta. Motaba però ha notevoli capacità di trasformazione e diventa presto una minaccia globale. E per trovare il vaccino, Dustin è costretto a rintracciare al più presto “la scimmia zero”.
Rapporto genitori-figli
Un’altra tematica molto popolare in questo genere di film è il rapporto genitori-figli. Uno di questi è “Light of my life“ (2019), il più recente di questo genere. Il film narra di una coppia di genitori, interpretati da Casey Affleck ed Elisabeth Moss, pronti a tutto pur di proteggere la loro bambina. Diretto dallo stesso Affleck, sebbene il film non abbia avuto una grande risonanza in sala, è una pellicola che incentra tutta la sua forza sulla sfera intima ed emotiva. Una pellicola che lavora in sottrazione, con un tipo di camera sempre molto presente sui protagonisti, finendo per diventare quasi asfissiante, ma cercando di restituire allo spettatore quello stato di paura e feroce istinto di sopravvivenza e protezione.
Corsa contro il tempo
Un’altra pellicola che prende ispirazione dall’ebola è “93 Days“ (2016), che si apre con lo svenimento di un uomo americano, Patrick Sawyer, non appena atterrato all’aeroporto internazionale Murtala Mohammed di Lagos, in Nigeria. Viene portato al Fiest Consultants Hospital, dove viene ricoverato con sintomi simili alla febbre. Sebbene l’uomo neghi fermamente di essere entrato in contatto con qualsiasi tipo di portatore di ebola, la dottoressa Stella Ameyo Adadevoh non ne è convinta. Inizia così una vera e propria corsa contro il tempo per contenere una malattia mortale che si sta diffondendo sempre più velocemente, rischia di decimare un’intera popolazione di oltre 20 milioni di persone, per poi espandersi in tutto il mondo.
Tematica zombie

Brad Pitt nel film “World War Z”

“World War Z“ (2013) ha come protagonista Brad Pitt ed è diretto da Marc Forster. Il film unisce tanto la tematica degli zombie, o meglio degli esseri umani divenuti zombie a causa di un virus, quanto dei genitori disposti a tutto per la sopravvivenza dei propri figli. La vita di Gerry Lane – ex investigatore delle Nazioni Unite – era perfetta fino all’arrivo di un virus che ha completamente distrutto la civiltà umana. Lui e la sua famiglia devono riuscire a sopravvivere, ma al tempo stesso l’uomo vuole partire alla volta delle origini di questa epidemia, cercando risposte, ma anche una soluzione prima che tutto quel delirio segni, una volta per tutte, la fine degli esseri umani.
Uno dei film più celebri del genere è senza dubbio “Resident Evil“ (2002), che narra del virus T creato artificialmente che contagia l’aria del laboratorio di una multinazionale farmaceutica. Tutti gli scienziati muoiono, ma il computer di sicurezza mette in quarantena l’area. Disattivando i sistemi di sicurezza, l’esercito libera il virus che sfugge al controllo, trasformando i morti in zombie famelici e dando vita a mostri mutanti. Tratto dal celebre videogioco (anche se non ne è un fedele adattamento), “Resident Evil” di Paul W.S. Anderson è un film pieno d’azione che ha dato il via a una lunga saga cinematografica dai risultati altalenanti e che trova in Milla Jovovich la perfetta macchina da guerra.
Londra spettrale

Cillian Murphy in “28 days later”

“28 giorni dopo” (2002) è uno dei film migliori del genere, in cui la causa del contagio è un virus simile alla rabbia, iniettato a un gruppo di scimpanzé che dà inizio a un’epidemia. Il protagonista Jim (Cillian Murphy) si risveglia dal coma dopo 28 giorni in una Londra spettrale che richiama l’atmosfera post 11 settembre e si ritrova a essere uno dei pochi sopravvissuti. Tutte le altre persone contagiate dal virus attraverso il sangue o la saliva sono diventate zombie rabbiosi. Girato completamente in digitale, con un look di cinema-verité di inizio millennio, “28 giorni dopo” di Danny Boyle ha il merito di aver scardinato le regole classiche del genere: in questo film, anziché camminare lentamente, gli zombie corrono.
Alla ricerca di una cura
Uno dei film più realistici sul tema di epidemie e pandemie è senza dubbio “Contagion“ (2011) di Steven Soderbergh, che vanta un cast stellare, tra Matt Damon, Marion Cotillard, Jude Law, Kate Winslet e Gwyneth Paltrow. Di ritorno da un viaggio a Hong Kong, Gwyneth Paltrow muore dopo i primi sintomi di un’influenza. Si scopre così che ha contratto un virus chiamato MEV-1 che colpisce polmoni e sistema nervoso. Il virus inizia a espandersi velocemente contagiando il mondo mentre si cerca una cura. L’eroina del film è Jennifer Ehle, nei panni della scienziata che rischia la propria vita per trovare un vaccino.
Viaggi nel tempo
I viaggi nel tempo sono un elemento centrale nel film “L’esercito delle 12 scimmie“ (1995) di Terry Gilliam liberamente ispirato a “La jetée“ di Chris Marker. Bruce Willis è un detenuto che dal 2035 viene mandato indietro nel tempo per scoprire le cause di una catastrofe apocalittica, che costringe i pochi superstiti dell’umanità a vivere nel sottosuolo. Un gruppo ecologista sembra essere stato la causa di tutti i mali negli anni Novanta, reo di aver liberato un virus per punire la razza umana. Indagini e colpi di scena si susseguiranno, fino all’incredibile finale che forse lascerà qualche domanda irrisolta.
Introspezione e disperazione
Meno azione, più introspezione e tanta disperazione contrassegnano la pellicola “The Road” (2010) di John Hillcoat, tratta dal romanzo di Cormac McCarthy, che ci fa seguire le imprese di un padre (Viggo Mortensen) e un figlio in viaggio per gli Stati Uniti alla ricerca di un posto più pacifico. Una strana epidemia (anche se non viene mai spiegato nel dettaglio quest’aspetto, mantenendo un fascino particolare) ha dimezzato la popolazione mondiale. I pochi sopravvissuti sono diventati cannibali, in un clima da homo homini lupus. Cinismo, desolazione, disillusione e bronchite ci accompagneranno lungo tutto il corso della (bellissima) storia.
Ribellione delle scimmie
“L’alba del pianeta delle scimmie“ (2011) è il reboot della saga di fantascienza degli anni Sessanta e Settanta. È la storia dello scimpanzé Caesar, divenuto intelligente grazie a degli esperimenti con un virus nato per curare l’Alzheimer e che aumenta i neuroni delle scimmie, e dell’inizio della rivolta contro gli uomini per ribellarsi allo sfruttamento degli animali, nascondendo un brutto epilogo per il genere umano. Anche in questo caso il virus ha una controindicazione: ottimo per le scimmie, letale per gli umani. La razza umana verrà contagiata e la Terra diventerà… il pianeta delle scimmie. Primo capitolo di una nuova trilogia, al film di Rupert Wyatt seguiranno i due film diretti da Matt Reeves dove i miracoli della motion capture e la bravura di Andy Serkis hanno dato vita a un capolavoro di tecnica e fotorealismo.
Paranoia e claustrofobia
“It Comes At Night“ (2017) è un film claustrofobico, paranoico, malsano: gli elementi perfetti per renderlo una delle sorprese migliori del 2017. Diretto da Trey Edward Shults, il film racconta di uno strano e ignoto contagio che ha costretto la famiglia di Paul, interpretato da Joel Edgerton, a vivere senza corrente nel mezzo di un bosco. Un giorno alla porta di casa si presenta un’altra famiglia che chiede asilo. Tra mancanza di fiducia, paranoie, paura e immancabili colpi di tosse che lasciano presagire il peggio, il film tiene incollati allo schermo dall’inizio alla fine, facendoci credere che l’apocalisse nel mondo esterno non sia niente in confronto a ciò che avviene all’interno delle mura domestiche.
Lotta per la sopravvivenza

“Train to Busan“

E per non suggerire soltanto film hollywoodiani, proponiamo “Train to Busan“ (2016), uno degli horror coreani più importanti degli ultimi anni. Un virus di origine ignota trasforma le persone in zombie costringendo il governo a mettere in atto una legge marziale. Il protagonista Seok-woo si ritroverà tra gli infetti in un treno e dovrà fare tutto il possibile per sopravvivere. Da poco è stato annunciato un nuovo film ambientato nello stesso universo narrativo, ma per gli appassionati è disponibile anche un prequel in forma di anime dal titolo Seoul Station.
Ispirato a un fatto reale

Una scena di “Variola vera”

Uno dei film più impressionanti della cinematografia dell’ex Jugoslavia è senza dubbio “Variola vera” del 1982, diretto da Goran Marković. L’eccellente pellicola è ispirata a una vicenda reale, ovvero all’epidemia di vaiolo scoppiata in Jugoslavia nel 1972. La trama si svolge nell’Ospedale generale di Belgrado e contiene elementi horror. A portare a Belgrado il virus del vaiolo fu un pellegrino musulmano albanese giunto a Belgrado dopo aver acquistato un flauto da un uomo visibilmente malato nel Medio Oriente. Giunto a Belgrado, inizia a dimostrare i sintomi di una malattia e viene trasportato all’Ospedale generale. Inizialmente, i medici non sono ancora consapevoli con quale male devono fare i conti e il contagio si diffonde rapidamente nell’ospedale. Una volta identificato il virus, l’intero ospedale viene messo in quarantena per evitare che si diffonda in città e di conseguenza in tutto il Paese. La misura ebbe effetto, trattenendo il contagio. In seguito, come noto, il virus venne debellato del tutto grazie alla vaccinazione.
Alla ricerca della salvezza
“Ultimo rifugio Antartide” (1980) fu all’epoca il film giapponese più costoso mai realizzato. Tutto inizia a causa della rottura sulle Alpi di una fialetta di un virus geneticamente modificato che causa panico e morte in tutto il mondo. Impossibilitati a trovare una cura, i pochi sopravvissuti decidono di rifugiarsi in Antartide dove il freddo blocca l’infezione e provare a ricostruire una nuova civiltà. Un Walking Dead ante litteram, senza zombi, sicuramente da recuperare.

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