“Siamo a Grado nei primi anni Venti del ‘900. L’isola è raggiungibile esclusivamente con le barche. I turisti arrivano con il treno, la ferrovia è stata potenziata fino a Belvedere, per dar modo di giungere proprio in prossimità della laguna e proseguire con i vaporetti che fanno la spola”. Così racconta la gradese Paola Purga, appassionata studiosa delle vicende della propria terra, in Calle Tognon dove si sta preparando una piccola pièce teatrale, adattata per l’occasione da Tullio Svettini.
Una costruzione ciclopica
“Proprio in questi anni – prosegue Purga – ritorna a Grado, città dove era nato nel 1889, Vigilio De Grassi, dopo aver completato gli studi di architettura e ingegneria, prima a Vienna e poi a Torino, e dopo aver fatto il tirocinio presso il prestigioso studio dell’architetto Provino Valle a Udine. Per De Grassi l’assetto urbanistico e le grandi opere di Grado furono un assillo quotidiano, una passione che si portò dietro per tutta la vita. Nel 1930 progettò il grande ponte che collegava l’isola alla terraferma verso Aquileia. Novanta anni fa l’opera fu inaugurata, siamo in piena epoca fascista e fu così chiamato ‘ponte littorio’: la fine dell’isolamento. La struttura era ciclopica, fondata nel fango del canale della litoranea veneta, con un ponte girevole per permettere alle grandi barche di passare. La gente si trovò improvvisamente con le auto nell’isola, nello stupore generale. De Grassi fece un piano parcheggi, per evitare eccessive intrusioni. Ma ci furono anche i detrattori dell’opera, quelli che non apprezzavano il progresso, come Bepi, il protagonista del racconto di Giovanni Marchesan Stiata”.
Marchesan Stiata è un drammaturgo che vive tra Grado e Graz, commediografo e narratore gradese, che fu imbarcato sui transatlantici del Lloyd Triestino. Vasta è la sua produzione teatrale in dialetto. Già dai tempi della sua attività lavorativa spediva gli scritti all’amico Tullio Svettini di Grado Teatro.

L’impossibilità di agire
Dopo questa breve ma chiara introduzione storica gli artisti prendono posto nella bella piazzetta, circondata dalle case medievali, nel centro antico della cittadina. Tullio Svettini è accompagnato dalla voce femminile di Isabella Polo e dal sax di Giuseppe Polo. Svettini è l’attore, che ancora oggi a Grado chiamano l’esule, stante la sua nascita in quel di Rovigno, per approdare poi con la famiglia a Grado nel ‘49, scelta “per le affinità storiche, oltre che geografiche”. Svettini ha deciso di narrare il ponte attraverso il racconto di Stiata Marchesan: a Bepi non è mai andata giù quella costruzione e poi dopo l’incidente occorso alla figlia, investita e portata all’ospedale proprio sul ponte, vorrebbe che fosse demolito. Lo sogna, immagina nel sonno di fare un attentato assieme ad altri su una barchetta. Ma sempre nel sogno vede la moglie, la mugere, che vive l’attentato con grande apprensione, perché già pensa al marito in prigione; la nipote gli ricorda che non si può fermare il progresso e la figlia Cati che da esso dipende la sorte dei giovani, le possibilità di lavoro, di studio, di contatti con l’esterno. Il figlio Cristoforo, sindacalista in un cantiere, gli ricorda che far sparire il ponte è un atto anarchico.
Il mondo in evoluzione
I problemi affiorati con le mutate condizioni indotte dal ponte sono evidenti per il Bepi, nuove costruzioni ovunque, speculazioni, servizi insufficienti, prezzi alle stelle nei mesi turistici, che pagano anche i cittadini dell’isola. E poi c’è chi si è arricchito e chi vive solo tre mesi all’anno, ma deve mangiare anche negli altri nove.
“È il mondo tutto ad essere cambiato, ricorda a Bepi il fratello Checo, i fioi ghe da del tu anca al maestro, ma xe meio esser in osteria che finir all’ospedal”. E il sax suona il motivo “ancora un litro de quel bon”. Bepi, Giuseppe Burchio, ha combattuto nella grande guerra, è stato in Africa, ha lavorato in cantiere per poi andare in pensione. L’amarezza per una vita dura evidentemente lo perseguita, per lui il ponte è stata una cosa negativa che ha tolto Grado agli isolani. La sua colpevolezza è evidente nel sogno, ma egli è solo un uomo che vede il mondo cambiato e le sue condizioni peggiorate. E per questo la sua famiglia lo assolverà.
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