Gli scatti della memoria. La Risiera di San Sabba in mostra a Pola

Nel Museo storico e navale dell’Istria è stata inaugurata la mostra itinerante del fotografo triestino Marino Ierman che racconta un luogo commemorativo dal significato simbolico

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Gli scatti della memoria. La Risiera di San Sabba in mostra a Pola
Stefano Bianchi, Gracijano Kešac, Anna Krekic, Katarina Marić, Vito Paoletić e Vladimir Torbica

Mercoledì, a mezzogiorno in punto, presso il Museo storico e navale dell’Istria a Pola, è stata inaugurata la mostra del fotografo triestino Marino Ierman. Alla cerimonia d’apertura erano presenti Gracijano Kešac, direttore del Museo ospitante l’allestimento, Stefano Bianchi, direttore dei Musei Civici di Trieste, Katarina Marić, curatrice del Museo storico e navale dell’Istria, Anna Krekic, curatrice della mostra, Vito Paoletić, vicesindaco della Città di Pola, e Vladimir Torbica, assessore alla Cultura e alla territorialità della Regione istriana.

Stefano Bianchi, nel portare i saluti del sindaco di Trieste Roberto Dipiazza e nel ricordare l’assessore alla Cultura Giorgio Rossi, recentemente scomparso, ha descritto l’esposizione come: “Una mostra che ci racconta, attraverso queste foto, un luogo della memoria dal profondo significato simbolico per la storia delle nostre terre, dell’intero litorale, da Trieste alla città di Pola e a tutta l’Istria”.

Il pubblico all’apertura della mostra

La struttura nei secoli
Katarina Marić ha poi rievocato il contesto storico: la Risiera di San Sabba nacque come stabilimento per la lavorazione del riso, nell’omonimo rione di San Sabba. Costruito tra il 1898 e il 1913, l’impianto rimase attivo fino agli anni Trenta, mentre la produzione cessò definitivamente nel 1934. A partire dal 1930, il Regio Esercito Italiano cominciò a trasformarlo gradualmente in un magazzino, finché nel 1940 divenne a tutti gli effetti una caserma militare. In seguito all’arrivo delle forze occupanti tedesche, l’opificio fu trasformato in un Polizeihaftlager, ovvero un campo di detenzione e di polizia nazista. Dopo la liberazione e fino all’inizio degli anni Sessanta, la Risiera fu utilizzata come campo profughi per i cittadini fuggiti dai Paesi oltre la “cortina di ferro”, termine che descrive la divisione tra il Blocco occidentale e quello sovietico durante la Guerra fredda.
Nel 1965, il presidente della Repubblica Giuseppe Saragat dichiarò la Risiera Monumento Nazionale di rilevanza storica e politica. Il passo finale fu compiuto nel 1975 quando, in seguito al progetto di ristrutturazione dell’architetto Romano Boico, la struttura venne aperta al pubblico come museo memoriale. Nacque così il Civico Museo della Risiera di San Sabba – Monumento Nazionale. Tra l’altro, Katarina Marić ha ricordato come molte famiglie istriane dell’epoca siano state vittime o conoscevano persone che finirono in questo campo di detenzione.
Anna Krekic, nota storica dell’arte e curatrice del Castello di San Giusto a Trieste, ha dichiarato che si tratta di una mostra realizzata nel 2023 in occasione della Giornata della Memoria del 27 gennaio. “Fu allestita in Risiera di San Sabba, nella Sala delle commemorazioni, e abbiamo deciso di renderla itinerante per raccontarla. Sono scatti in bianco e nero realizzati nel 2020, che ci mostrano il monumento esattamente come lo possiamo visitare oggi”.

Esposizione quadrilingue della Risiera

Ricordare la storia
Marino Ierman, nato a Trieste nel 1957, è un fotografo professionista che lavora come allestitore presso i Civici Musei di Storia e Arte del Comune di Trieste. Appassionato di teatro, di arte e del litorale triestino, in passato ha lavorato anche come marionettista. Svolge attività di docenza e tirocinio per studenti delle scuole medie superiori e dell’università. Oltre agli scatti legati al mondo industriale, si occupa di campagne fotografiche dedicate ai beni artistici. Ha pubblicato le sue opere in oltre mille cataloghi di mostre e musei italiani ed esteri, partecipando all’allestimento di oltre 300 esposizioni.
Vito Paoletić, ha commentato come la mostra, strutturata con testi quadrilingui (in italiano, croato, sloveno e inglese), sia adatta al nostro microcontesto europeo. “È doveroso che venga visitata soprattutto dai giovani. Non dobbiamo nascondere la verità, e nemmeno rinfacciarla, ma è nostra responsabilità tenerli informati affinché simili orrori della storia dell’umanità non si ripetano mai più”.
Vladimir Torbica, portando i saluti della Regione, ha concluso la cerimonia dichiarando aperta la mostra: “Quando, qualche anno fa, ho portato i liceali di Parenzo alla Risiera, sono rimasti scioccati. Non lo sono rimasti per il fatto che si trattasse di un campo di concentramento, ma perché quel campo si trovava nel loro cortile di casa; tutti avevano sentito parlare di Auschwitz, Treblinka e Dachau, ma nessuno pensava che un lager si trovasse a Trieste. Ed è questa la cosa più difficile: la cosa più difficile è trovare il male quando è vicino a noi”.

Una delle due gallerie dell’esposizione

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