La poesia nella madrelingua può toccare corde più profonde, evocando sentimenti e ricordi legati alla storia personale, all’infanzia, alle prime amicizie e ai primi amori.
Il noto cantautore spalatino Gibonni ha pubblicato in questi giorni un’edizione croata del volume “Bandire potonulog carstva” (Le bandiere dell’impero sommerso) – un’opera intensa ed emozionante, già accolta con entusiasmo nel mondo ispanofono, finalmente disponibile anche al pubblico di casa nella sua lingua originale. La prima edizione, intitolata “Banderas de un imperio hundido”, ha visto la luce a Porto Rico grazie alla rinomata casa editrice Isla Negra, curata dallo scrittore e docente universitario portoricano Carlos Roberto Gomez. Il volume era destinato ai lettori dell’America Latina – in Cile, Argentina, Messico, Repubblica Dominicana – così come alla popolazione ispanica della Florida, negli Stati Uniti.
Intimità e autenticità
“Abbiamo tradotto la poesia di Gibonni e vogliamo farla conoscere in tutta l’America Latina, perché credo che, oltre a essere una star della musica, Gibonni sia un vero poeta”, aveva dichiarato Carlos Roberto Gomez in occasione della pubblicazione del libro.
Ma, su desiderio dell’autore, l’edizione croata prende il titolo “Bandire potonulog carstva”, tratto da un verso della sua canzone antologica “Udica” (L’amo), restituendo al libro quell’intimità e autenticità che solo la lingua madre può custodire.
Zlatan Stipišić Gibonni è da decenni una delle voci più profonde e riconoscibili della scena musicale croata. I suoi testi – che affrontano temi come l’amore, la perdita, la fede, la fragilità umana – hanno saputo parlare a più generazioni, diventando parte integrante dell’identità musicale dei Paesi dell’ex Jugoslavia.
Gibonni è autore di brani entrati nell’immaginario collettivo croato come “Mirakul”, “Libar”, “Žeđam”, “Brod u boci”, “Posoljeni zrak i razlivena tinta” e altri, proposti anche dinanzi a un’Arena gremita lo scorso 21 giugno in occasione del concerto “Nisi više moja bol” che aveva avviato a Pola la tournèe “Ova ljubav ima sto života”.
La parola dà vita alla musica
La sua scrittura è sempre sospesa tra il quotidiano e il trascendente, tra il Mediterraneo reale e quello interiore. È anche un autore che scrive pensando in versi, ancor prima che in musica.
Appassionato lettore e ammiratore di maestri come Gabriel García Márquez e Jorge Luis Borges, Gibonni ha spesso dichiarato che la parola viene per lui prima della melodia. Non sorprende, quindi, che la sua produzione letteraria sia oggi riconosciuta anche al di fuori del contesto musicale. La sua poesia è densa, simbolica, stratificata, ma al tempo stesso immediata e sincera. Il volume, bilingue (croato–spagnolo), raccoglie anche tre poesie scritte originariamente in inglese. I componimenti, in tutto 31, suddivisi in due sezioni – “Kosti” (Le ossa) e “Koža” (La pelle) – sono stati scelti dall’autore stesso. Tra questi troviamo alcune delle sue liriche più celebri: “Mirakul”, “Judi, zviri i beštimje”, “Lažu fotografije”, “Udica”, “Drvo” e molte altre.
Nel suo saggio dedicato al libro, Efraín Sánchez Trinidad – poeta e studioso di letteratura comparata – scrive: “Gibonni si muove tra musica e poesia con naturalezza, catturando la bellezza in ogni verso che ci dona. Vi invito a immergervi in questi testi, a cercare tra le ferite la speranza di rinascere più sensibili, capaci di amare, ma anche di preservare l’integrità di chi sa quando è il momento di fermarsi, per poi continuare a tracciare segni sul foglio ancora bianco che attende il canto della vita”.
Un rifugio nel divino
Leggere i versi di Gibonni senza musica significa scoprirli nuovamente. Il silenzio tra le righe rivela la profondità di un autore che, anche senza note, resta egualmente sonoro. La sua poesia non perde nulla quando smette di cantare – al contrario, allora sussurra più piano, ma arriva più in fondo.
“… la visione poetica che scaturisce dai versi di Gibonni si dipana attraverso immagini che toccano le complicazioni dell’esistenza, rivolgendosi tanto all’essere umano quanto all’amore, alla famiglia, agli altri. In questo universo, il poeta ci presenta un mondo incerto e delicato come la stessa natura umana, che talvolta cerca rifugio nel divino per sentirsi al sicuro e sfuggire ai pericoli che la condurrebbero alla rovina. Così, le poesie raccolte nella silloge del cantautore Zlatan Stipišić Gibonni sono frammenti precisi e meravigliosi del suo sguardo su una vita che per lui è complessa, oscura e appartata, dentro una società moderna”, conclude Claudia Vila Molina, poetessa, docente e studiosa di letteratura comparata. “Le bandiere dell’impero sommerso” non è soltanto una raccolta di poesie, è una testimonianza di lingua, identità, emozione.
La poesia nella madrelingua è un modo di sentire, pensare e connettersi con il mondo attraverso la lingua che ci è più familiare e che ci appartiene nel profondo. La pubblicazione di questo libro era necessaria e attesa da tempo, perché il suo valore, il suo calore e la sua forza brillano in ogni idioma… Ma il volume resta profondamente nostro, come nostro è Gibonni – un vero tesoro. Il volume è stato pubblicato per i tipi di Dallas Records, casa discografica di Gibonni ed è disponibile nei negozi di dischi e nelle librerie in Croazia.
Ora, non ci resta che attendere la pubblicazione delle poesie in lingua italiana e la canzone in apertura della silloge potrebbe essere “Ne odustajem” (Non rinuncio) visto che alcuni versi sono stati pensati in italiano ovvero Io vado avanti/Perché l’amore vero non muore mai/noi mai staremo distanti/e questa ferita si chiuderà/io non rinuncio a lei/non smetto, no, la vorrei qui/non rinuncio a lei/Io voglio lei, la voglio qui (…) e Io non rinuncio a lei/Perché io non, non vivo cosi/io non rinuncio a lei, lei tornerà, l’aspetto qui/io non rinuncio a lei.

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