Gianni Ottochian: «Lo sport come scuola di vita»

Docente di educazione fisica con oltre trent'anni di carriera negli istituti scolastici, racconta il valore educativo dell'attività motoria tra esperienze, valori e formazione dei giovani. Premio «Antonio Pellizzer» per gli educatori e i docenti delle istituzioni prescolari e scolastiche della CNI per l'Opera omnia 2025

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Gianni Ottochian: «Lo sport come scuola  di vita»
Foto Roberta Ugrin

Un prestigioso riconoscimento che premia decenni di impegno educativo, passione per lo sport e dedizione. Il Premio “Antonio Pellizzer” per gli educatori e i docenti delle istituzioni prescolari e scolastiche della Comunità Nazionale Italiana, per l’Opera omnia 2025, è stato conferito al professor Gianni Ottochian, stimato docente della Scuola media superiore italiana “Antonio Borme” di Rovigno, per il suo significativo contributo nel campo della cultura fisica e sanitaria e per l’instancabile opera svolta nel corso della sua carriera nelle istituzioni scolastiche della CNI e anche al di fuori di essa, distinguendosi per la cura e la tutela della lingua e della cultura italiana.

Nell’intervista il professor Ottochian ripercorre le tappe più importanti del suo percorso umano e professionale, raccontando esperienze, emozioni e valori che hanno segnato oltre trent’anni di attività scolastica.

Professore, cosa ha significato per lei ricevere il Premio “Antonio Pellizzer”
per l’Opera omnia 2025?

“È un’onorificenza che mi emoziona molto perché arriva dopo tanti anni di lavoro quotidiano svolto nelle scuole della Comunità Nazionale Italiana, sempre con passione, dedizione e spirito educativo. Sono molto grato al Collegio docenti per aver sostenuto la mia candidatura e a tutte le persone che hanno creduto nel mio lavoro nel corso degli anni. La passione per lo sport mi accompagna fin dall’infanzia. Ricordo ancora un tema scritto alle scuole elementari nel quale dicevo che da grande avrei voluto fare l’insegnante di ginnastica. Quel sogno di bambino, con il tempo, è diventato la mia professione e la mia missione di vita. Credo che quando si lavora con passione e sincerità, i risultati arrivino da sé”.

Ricordi ed emozioni

Guardando alla sua lunga carriera, quali sono stati i momenti più significativi?

“Ho avuto la fortuna di accompagnare molti studenti alle competizioni scolastiche, ai campionati nazionali e ai Giochi della Gioventù. Attraverso lo sport ho viaggiato moltissimo insieme agli alunni, soprattutto in Italia, vivendo esperienze che hanno arricchito sia loro che me. Per diciotto anni ho partecipato alle Colonie estive organizzate dall’Unione Italiana, mentre per ben venticinque anni sono stato coordinatore delle Finali nazionali di pallavolo. Sono esperienze che richiedevano moltissimo impegno, preparazione e responsabilità, ma che mi hanno regalato emozioni straordinarie. Dietro ogni gara sportiva ci sono settimane di allenamenti, strategie, motivazione e spirito di squadra. Nel corso degli anni ho avuto inoltre l’opportunità di conoscere grandi nomi dello sport italiano come Franco Baresi, Jury Chechi, Sara Simeoni e molti altri. Uno dei momenti più emozionanti della mia carriera rimane però il 1997, durante i Giochi della Gioventù a Cagliari, quando ho avuto l’onore di incontrare il presidente della Repubblica Italiana Oscar Luigi Scalfaro. È stato un momento simbolico che mi ha fatto capire ancora una volta quanto lo sport riesca ad abbattere confini e creare legami tra persone e culture diverse”.

Lei opera da molti anni nelle scuole della Comunità Nazionale Italiana. Come è cambiato nel tempo l’insegnamento dell’educazione fisica?

“Ho iniziato a lavorare nel 1990 presso la scuola elementare ‘Vladimir Nazor’, successivamente alla ‘Juraj Dobrila’, mentre dal 1994 al 2012 sono stato docente alla SEI ‘Bernardo Benussi’. In seguito sono arrivato alla SMSI ‘Antonio Borme’, dove probabilmente concluderò la mia carriera professionale. In oltre trent’anni di insegnamento ho potuto osservare profondi cambiamenti nei giovani e nella società. Attraverso i test motori che svolgo regolarmente noto chiaramente che le abilità motorie dei ragazzi sono diverse rispetto al passato. Oggi i giovani si muovono meno, trascorrono molte ore davanti agli schermi e conducono una vita più sedentaria. Anche per questo motivo il ruolo dell’educazione fisica è diventato ancora più importante. Credo che lo sport debba essere vissuto prima di tutto come esperienza positiva: divertimento, amicizia, educazione, condivisione e crescita personale. I risultati arrivano dopo, attraverso l’impegno, il talento, il sacrificio e il sostegno delle famiglie, degli allenatori e delle associazioni sportive. È fondamentale insegnare ai ragazzi ad amare il movimento e non soltanto la competizione”.

Funzione educativa

Nel conferimento del premio si sottolinea anche il suo impegno nella tutela della lingua e della cultura italiana. In che modo lo sport può contribuire a questo obiettivo?

“Attraverso le competizioni scolastiche, le trasferte, gli incontri con altre scuole italiane e le attività organizzate dall’Unione Italiana, i ragazzi hanno la possibilità di vivere concretamente la loro identità linguistica e culturale. Lo sport unisce le persone, crea amicizie e permette ai giovani di sentirsi parte di una realtà più ampia. In questo senso l’attività sportiva svolge anche una funzione educativa e culturale molto importante”.

Quanto è importante educare i giovani a uno stile di vita sano e attivo?

“È fondamentale, oggi più che mai. Basta anche solo un’ora di attività fisica al giorno per migliorare il benessere generale e sviluppare sane abitudini. Lo sport insegna disciplina, rispetto, autocontrollo, spirito di sacrificio e capacità di affrontare le difficoltà. Sono valori che accompagneranno i ragazzi per tutta la vita”.

Quali insegnamenti lascia lo sport agli studenti?

“Lo sport insegna tantissimo. Insegna a vincere ma anche a perdere, a rispettare gli avversari, le regole e il lavoro di squadra. Insegna la puntualità, la responsabilità e la perseveranza. Nel corso della mia carriera ho conosciuto molti giovani molto capaci che proprio grazie allo sport hanno sviluppato qualità importanti anche nello studio e nella vita quotidiana. Molti di loro oggi hanno delle carriere professionali lavorative di successo. Ho sempre detto ai miei studenti che scuola e sport devono andare di pari passo. Non sono realtà separate, ma complementari”.

Che messaggio desidera rivolgere ai giovani?

“Vorrei dire ai giovani di credere sempre in sé stessi, di non avere paura delle difficoltà e di praticare sport con entusiasmo. Infine, un ringraziamento speciale va ai miei genitori, che hanno sempre creduto in me e condiviso ogni mia gioia. Desidero ringraziare tutte le strutture e le istituzioni che mi hanno permesso di svolgere il mio lavoro con serenità nel corso degli anni. Ringrazio anche tutti i colleghi con i quali condivido questa bellissima professione e tutte le persone del mondo sportivo locale, regionale e nazionale dalle quali ho avuto tanto da imparare. Ogni incontro e ogni esperienza hanno contribuito alla mia crescita umana e professionale”.

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