«Gelsominaie»: il fiore delle donne

Alla Comunità degli Italiani di Pola è stato presentato il volume firmato da Santì La Rosa e Venera Tomarchio che trae spunto dalla coltivazione del gelsomino nella Piana di Milazzo in Sicilia

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«Gelsominaie»: il fiore delle donne
Venera Tomarchio, Vito Paoletić e Santì La Rosa. Foto Stefano Revelante

Alla Comunità degli Italiani di Pola si è svolta la presentazione del libro “Gelsominaie: storie di donne, lotte, fiori e profumi”, firmato da Santì La Rosa e Venera Tomarchio. L’incontro, introdotto dalla giornalista Gordana Križman, ha offerto al pubblico un intenso viaggio nella memoria storica e sociale del Mezzogiorno italiano, attraverso il racconto della dura realtà vissuta dalle raccoglitrici di gelsomino siciliane.

Dalla raccolta alla produzione

Durante la serata è intervenuto anche il vicesindaco di Pola in quota CNI, Vito Paoletić, mentre l’accompagnamento musicale è stato affidato al coro “Praksa”, che ha aperto l’incontro con il brano “Figli di nessuno”.Come hanno spiegato gli stessi autori, il libro racconta la vita delle raccoglitrici di gelsomino di Milazzo, in Sicilia, donne costrette a lavorare in condizioni durissime mentre i mariti erano spesso emigrati in cerca di lavoro. Di notte queste lavoratrici raccoglievano i fiori: per ottenere un chilogrammo di prodotto servivano tra i 6mila e gli 8mila gelsomini, pagati meno del prezzo di un chilo di pane dell’epoca. In media si arrivava a circa tre chilogrammi a notte, fino a cinque per le più esperte, in un contesto segnato anche da umiliazioni e dure battaglie per la dignità. Tra gli anni Venti e Settanta del Novecento, la coltura del gelsomino nella Piana di Milazzo costituì un comparto agricolo di grande rilievo, legato soprattutto alla produzione di essenze profumate destinate ai mercati esteri. La raccolta, rigorosamente manuale e svolta nelle ore notturne per salvaguardare l’integrità del fiore, coinvolgeva un vasto numero di lavoratrici e alimentava l’attività di diverse distillerie presenti sul territorio.

Il percorso degli autori

Santì La Rosa, laureato in architettura a Firenze nel 1980, è stato docente ordinario di progettazione architettonica e design negli istituti di Palermo e al liceo artistico di Milazzo. Nel 1999 è stato eletto al Consiglio provinciale di Messina e dal 2020 è consigliere comunale a Monforte San Giorgio. Come libero professionista ha operato nel ruolo di architetto e scenografo, pubblicando numerosi articoli su architettura e urbanistica in riviste specializzate italiane. Vive a Milazzo e nel 2013 ha dato alle stampe il volume “Tindaro La Rosa: racconti di un comunista di periferia”. Accanto a lui Venera Tomarchio, docente di scuola primaria, con studi in scienze naturali a Milano e un lungo percorso formativo sui temi della differenza di genere e delle pari opportunità, maturato attraverso progetti italiani ed europei. È stata docente presso l’Istituto regionale di ricerca educativa della Lombardia ed è presidente e fondatrice dell’associazione culturale “Girovagando”.

Emancipazione femminile

La presenza a Pola dei due autori siciliani è stata resa possibile grazie alla mediazione della giornalista Gordana Križman, mentre l’atmosfera della serata è stata arricchita dalle interpretazioni del coro “Praksa”, con canti di matrice proletaria. Il volume nasce dall’esigenza di preservare la memoria di una fase storica significativa del Sud Italia, in particolare di Sicilia e Calabria e del territorio milazzese, compresa tra la fine dell’Ottocento e gli anni Settanta del Novecento. Al centro vi sono migliaia di donne, giovani e meno giovani, che non solo contribuirono allo sviluppo di un’industria di pregio, ma furono anche protagoniste di importanti percorsi di emancipazione, rivendicando diritti, dignità sul lavoro e migliori condizioni di vita per sé e per le proprie famiglie.

Il libro ricostruisce così un capitolo poco noto della storia siciliana legato a una pianta simbolo dell’isola, il gelsomino. La relativa industria si sviluppò sia in Sicilia, con poli principali a Milazzo e nella sua piana in provincia di Messina, e a Ispica nel Ragusano, sia in Calabria, lungo la costa ionica della provincia di Reggio Calabria. Dal fiore, attraverso la distillazione, si ricavava un’essenza molto richiesta dall’industria profumiera internazionale, come Chanel in Francia. La serata si è conclusa con altri due interventi musicali: “Se 8 ore vi sembran poche” e “Sebben che siamo donne”, salutati da calorosi applausi del pubblico.

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