A prima vista, l’inaugurazione della mostra collettiva “Mimesi Diegesi” presso il Centro MultiMediale (CMM) di Umago sembra seguire la falsariga di molte altre che l’hanno preceduta. Gli elementi ci sono tutti, a cominciare da patrocinatori di tutto rispetto – l’Ente Festum, la Città di Umago, il Ministero della Cultura e dei Media, la Regione Friuli Venezia Giulia e l’Università Popolare di Trieste – poi dalla presenza delle autorità: Floriana Bassanese Radin in doppia veste di vicesindaco per la minoranza e presidente della CI “Fulvio Tomizza”, Edvino Jerian, presidente dell’Università Popolare di Trieste, Fabrizio Somma, segretario generale UPT, Larisa Gasperini direttrice dell’Ente Festum, nonché maestra di cerimonie e gli artisti, in questo caso ben dodici, accompagnati dai supporter e dal pubblico tra cui era presente anche Giuseppina Rajko, viceconsole onoraria per l’Italia.
La scintilla generatrice
Ma sin dalle prime parole di presentazione si è capito che la scintilla generatrice che ha posto in essere l’evento è lei, Francesca Martinelli, con le sue tre anime di docente, artista e adesso anche curatrice e promotrice di talenti. Da lei abbiamo appreso quanto la genesi di questa mostra sia diversa dalle altre, distinguendosi per un percorso di coincidenze e intuizioni avvenute fuori dai normali itinerari organizzativi, prima di trovare compimento negli immacolati spazi umaghesi. Le lodi sono arrivate da Larisa che ha sottolineato l’onore di avere questi lavori a Umago, poi dalla presidente Bassanese Radin che ha elogiato il suo “talento nel guidare le persone nei segreti dell’arte” e dal presidente Jerian, orgoglioso di averla nelle sue fila come docente nel ruolo fondamentale dell’UPT, che è quello di portare l’arte e la cultura a tutti i cittadini e poi, come in questo caso, di farla fluire oltreconfine verso i connazionali in Istria.
Francesca, da parte sua, ha fatto deflettere tutte queste attenzioni verso gli artisti e alle opere uniche in esposizione, spiegando quanto questa mostra debba la sua esistenza alla potenza degli incontri. Inizialmente dodici discepoli dell’arte che s’incontrano e lavorano intensamente a un laboratorio condotto dalla Martinelli; poi l’incontro casuale con Larisa Gasperini durante il workshop, la quale, colpita dall’altissima qualità delle opere, le ha immaginate subito nel contesto di Festum. A detta della Martinelli “Larisa ha intercettato la mostra”, con il risultato che poco più di un anno dopo, i lavori di Alessia Iersettig, Sabrina Giaretton, Mariella Castrillejo, Claudia Mariotti, Sara Pisani, Guadalupe Rubio Meza, Daniela Minutola, Maria Rita Bertoia, Stefano Russo, Macrì Pintus, Maude Simonetti e Gulay Bahadiroglu hanno trovato spazio di espressione sulle pareti della galleria umaghese.
Trasversalità di tecniche
Francesca ha spiegato che nei lavori è stata usata una “trasversalità di tecniche” che spaziano dalla bidimensionalità della tela alla tridimensionalità dell’installazione, che è la “voce contemporanea dell’arte”, insistendo che contemporaneo non significa inaccessibile, ma segna il passaggio dalla semplice riproduzione della natura all’espressione individuale e concettuale dell’artista. Da qui il titolo della mostra “Mimesi Diegesi”, cioè imitazione della realtà da una parte e rappresentazione del reale dall’altra, sottolineando che le opere esposte sono “figlie dello stato di mezzo, dello scavallamento tra riproduzione e interpretazione”, nate nello spazio “indefinito, lacunoso e silenzioso” dove l’artista si trova in bilico tra i due poli, alla ricerca della “sua interpretazione personale, soggettiva e introspettiva”.
Il finale del suo intervento ha sorpreso tutti, ma soprattutto gli umaghesi, perché Francesca ha espresso parole di profonda ammirazione per il nostro concittadino Marino Cettina, scomparso nel 1998, per essere stato un pioniere dell’arte contemporanea, colui che negli anni ‘80 e ‘90 era riuscito a portare in zona artisti del calibro di Robert Mapplethorpe, Marina Abramović e Robert Rauschenberg e che lei definisce “un visionario e rivoluzionario, il cui lavoro dovrebbe essere conosciuto a livello mondiale”. Ha concluso con parole di stima e gratitudine per l’ospitalità della galleria, sostenendo che le attenzioni ricevute e la professionalità dell’allestimento al CMM sono straordinarie, “non si trovano dappertutto e sono degne da Museo d’Orsay”. Oh là là! Très bien pour Umago! La mostra rimane aperta per tutto il mese di luglio.

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