«Fotomorfosi» di Gropuzzo. Retrospettiva a Trieste

Inaugurazione nel prestigioso spazio di Palazzo Gopcevich (Sala Attilio Selva). La mostra dell’artista fiumano si realizza grazie alla collaborazione della Comunità Croata con il Comune

Željko Jerneić

L’amore è il generatore della vita. Nella quotidianità qualche volta c’è. Il più delle volte non c’è. Di solito accade quando meno te lo aspetti. Nei segni di tenerezza tra madre e figlio, nelle gesta inebriate di due innamorati. Tutti pensano all’amore (se pensano), parlano (se parlano), sentono (se sentono) o dimostrano (se dimostrano). Io invece vedo l’amore attraverso l’obiettivo della macchina fotografica…”

Il messaggio di Rino Gropuzzo, nato a Fiume, classe 1955, arriva forte e chiaro, basta sfogliare anche questo ultimo catalogo che accompagnerà la mostra che s’inaugura a Trieste lunedì, 30 aprile, nel prestigioso spazio di Palazzo Gopcevich (Sala Attilio Selva, ore 18) grazie alla collaborazione della Comunità Croata di Trieste con il Comune di Trieste.
Perché Gropuzzo? “Rino Gropuzzo – risponde Gian Carlo Damir Murkovic, presidente della Comunità Croata di Trieste – è un artista poliedrico, senza barriere mentali e geografiche, pronto a gustare con i suoi scatti il mondo circostante in tutte le sue forme. E lo fa da fotografo affermato al quale nulla sfugge, ma mantenendo sempre quel tratto umano e generoso, senza precluderci nulla. La mostra che la Comunità Croata propone al pubblico di Trieste e ai suoi ospiti, ha proprio questo intento: presentare un artista affermato attraverso un percorso pensato ed elaborato, che vuole spingere il visitatore a lasciarsi coinvolgere e a non rimanere indifferente. Il titolo stesso ‘Fotomorfosi’ rappresenta uno sprone a cambiare, a plasmare il nostro approccio, per guardare l’opera con occhi diversi”.

Comunque e sempre Fiume

Una delle foto in mostra

Ma non soltanto. Gropuzzo fa parte di quella generazione di artisti che sono riusciti a “rimanere con i piedi ben piantati nella realtà locale ma con gli occhi rivolti al mondo”, per citare il critico d’arte Sergio Molesi. Da Fiume è partito per Parigi e per Milano, entrando in contatto con ambienti artistici che hanno dato vigore alla sua aspirazione, al suo naturale talento, fino a portarlo sulle copertine delle riviste di moda, nelle sale d’esposizione, nel novero dei grandi autori. Nel suo intento, il ritorno a Fiume, dove vive e dove nasce, anche la serie di immagini che compongono la mostra triestina.
L’autore, che è parte della Comunità nazionale italiana a Fiume, è l’emblema della multiculturalità della città quarnerina, ma non soltanto. Fiume è anche un luogo d’arte, in cui la fotografia ha un ruolo importante e forse unico per i suoi esordi. Ricordiamo che qui vennero realizzati da Salcher, nel 1886, per la prima volta nella storia, gli scatti di un proiettile in movimento: arte e tecnologia, la bellezza e l’ingegno che ritroviamo anche nelle ispirazioni di Gropuzzo, che sceglie ambientazioni particolari in cui esprimersi col suo obiettivo.

Capitoli e cicli tematici

Dopo i suoi tanti anni di lavoro assiduo e proficuo, di intensa attività espositiva di grande rinomanza, il progetto che ora vede la luce a Trieste è una retrospettiva dell’opera di Rino Gropuzzo. Ciò che s’intende esaltare è l’approccio “multistrutturale dell’autore ed il suo talento fotografico”, avvertono gli organizzatori, per cui “si è deciso di suddividere questa mostra retrospettiva in capitoli tematici e cicli che fanno parte della sua opera”. I più significativi sono: la bellezza canonizzata nel motivo del nudo femminile, il ritratto e la rappresentazione articolata in figure fotografate in studio, nell’ambiente architettonico (archeologia industriale) e nella natura; cicli narrativi; la figurazione geometrizzante; paesaggi e la figurazione organica dei dettagli e la fotografia di moda.
Le opere esposte alla mostra (nate negli ultimi quattro decenni della sua carriera artistica) sono dei testimoni sia dei cambiamenti tettonici avvenuti in quest’arco di tempo nel mondo della fotografia di moda o pubblicitaria, sia dello sviluppo tecnologico dello stesso mezzo artistico.
La mostra rimarrà aperta al pubblico fino al 26 maggio.

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