Florinda Klevisser: «Con la mia città è amore profondo»

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Florinda Klevisser: «Con la mia città è amore profondo»
Florinda Klevisser ritratta in piazza Kobler, uno dei suoi punti preferiti di Fiume

Mi accoglie nel suo salotto in Belvedere con in sottofondo il brano “Ciao ciao”, presentato da La Rappresentante di Lista all’ultimo Festival di Sanremo. Più che altro, è il testo che colpisce, prestandosi a venire inteso come una specie di premonitore dell’attuale dramma che sta vivendo l’Ucraina. La nostra chiacchierata, incentrata sull’uscita della sua Guida interattiva “Fiume” (Morellini Editore di Milano) e che sarebbe dovuta avvenire in un clima un po’ più sereno, inizia proprio da qui, dai venti di un’ennesima guerra che rischia di compromettere il mondo intero.

 

“Sono molto preoccupata, come credo lo siano tutti in questo momento”, esordisce Florinda Klevisser, autrice del succitato volume, la cui uscita ufficiale è prevista per oggi 3 marzo, seppure a Fiume sia già in vendita da qualche giorno, presso la cartolibreria dell’EDIT in Corso. Siamo amiche da una vita, per cui quest’intervista non può non risultare “di parte”. Le chiedo come si sente in vista della presentazione del suo nuovo lavoro – l’appuntamento è per domani, alle ore 18, nel Salone delle Feste di Palazzo Modello, grazie all’iniziativa congiunta del Consolato Generale d’Italia a Fiume e della Comunità degli Italiani locale –, con un clima così teso. “È veramente incredibile ciò che sta succedendo e certamente la tensione che sentiamo sta offuscando in un certo senso anche una cosa così bella come lo è l’uscita di un volume. Viene quasi da posticiparla, ma ormai non si può più tornare indietro, anche perché l’anno di pubblicazione previsto era il 2020, quando Fiume ha onorato il titolo di Capitale europea della Cultura. La pandemia scoppiata nei primi mesi dell’anno, ha giocato però un brutto scherzo e l’editore ha dovuto bloccare l’uscita della Guida. Ci sono stati poi dei momenti in cui sembrava che la crisi sanitaria potesse rientrare, ma ogni volta si ripiombava puntualmente nel buio e quindi abbiamo aspettato finora a pubblicarla. Ormai è andata in stampa, ce l’ho in mano, per cui il lancio è inevitabile, nonostante la situazione drammatica in Ucraina”. Come la vive la nostra interlocutrice? “Sono in pensiero perché questa guerra produrrà inevitabilmente delle conseguenze. Il mondo è già cambiato a causa della pandemia, ha cambiato noi stessi, le nostre priorità, si parla tanto di postumi psicologici che per certi versi sono anche più gravi della malattia stessa. Adesso vi si è aggiunta la guerra, che ha messo in secondo piano tutto il resto, anche il virus. Quasi non se ne parla più, tanto siamo sconvolti dagli ultimi accadimenti, ma bisogna pensare al futuro e diciamo che il mio libro è qualcosa che mi rende felice e che mi rallegra. Sono grata sia uscito e quindi cerco di pensare anche alle cose belle. Invito tutti a farlo, perché sennò si rischia d’impazzire”.

Concentriamoci, dunque, su questo tuo nuovo lavoro, che ha aspettato così tanto per vedere la luce del sole. Come Guida, però, non è la prima che tu hai scritto, sempre per i tipi della Morellini. L’aveva anticipata, nel 2017, quella di Trieste, città in cui hai vissuto per diversi anni.

“È vero, ma ci tengo a precisare che il mio primo libro, Viaggia con me spendendo poco, pubblicato nel 2011 per la Casa editrice EDIT, rimane quello a me più caro in assoluto. Come il primo amore, che non si scorda mai, anche perché racconta un viaggio molto bello che ho fatto intorno al mondo e che mi ha cambiata nel profondo, in positivo. È seguito un racconto di fantasia, che ho edito per la Morellini, dopo aver conosciuto il titolare Mauro a Monaco di Baviera, e per la quale ho scritto poi, appunto, la Guida al femminile di Trieste. Si tratta di una pubblicazione rivolta soprattutto al gentil sesso, anche se in tanti mi hanno fatto notare sia adatta un po’ a tutti”.

La mia prossima domanda ti sembrerà, forse, scontata. A un certo punto del tuo percorso da autrice, ma anche essendo di professione una geografa, è stato naturale che tu decidessi un giorno di scrivere della città in cui sei nata e che ti ha vista crescere?

“In realtà, di Fiume avevo già scritto nella mia tesi di dottorato, dove ho fatto una comparazione con Trieste nel contesto geopolitico. In me c’era, quindi, da sempre questo forte desiderio di scrivere un libro sulla mia città, che mettesse in evidenza quanto fosse bella e in cui potessi riversare tutto l’amore che provo per essa. Però, anche un libro che potesse risultare utile agli altri, in modo da comprenderne bene la travagliata storia, chi sono i fiumani, e non soltanto i luoghi. E quindi la sua cultura, il suo trascorso, la sua tradizione. Insomma, la nostra vera Fiume. Sono felice, pertanto, che io da fiumana doc abbia avuto questa meravigliosa opportunità”.

Quanto ha influito nella stesura la parte emotiva? O meglio, credi di essere riuscita a rimanere obiettiva?

“Essendo geografa, parto da un’analisi e da un modo di fare ricerca che fa parte del mondo accademico. Pertanto, studio le cose, le analizzo e poi cerco di riassumerle e scrivere tutto con un piglio, diciamo, più adatto alla tipologia di volume che sto per affrontare. Una Guida dev’essere sintetica, dev’essere adatta a tutti, per cui ho tentato di mantenere sempre l’obiettività. Ogni dato è controllato e ricontrollato più volte, anche se in questo caso è stato inevitabile soffocare l’impulso emotivo. Ogni cosa si può scrivere in tanti modi e credo che chi leggerà questo libro capirà quanto io ami la mia città”.

Da fiumana doc, quanto è stato difficile (o facile) per te portare a compimento il lavoro? Personalmente, avrei il timore di avere tralasciato qualcosa…

“È vero. Anche perché il numero di pagine era limitato, gli spazi erano quelli che erano e quindi non tutto quanto avrei voluto scrivere è entrato nella Guida. C’è stato, quindi, un lavoro di sintesi molto complesso, ho cercato di selezionare le cose più importanti e che mi piacerebbe che il lettore noti della città. In fondo, non si può scrivere tutto, ne uscirebbe un’enciclopedia”.

Nella tua vita, hai vissuto e visitato varie parti del mondo. Questo distacco da Fiume ti dà forse modo di vederla sotto altri aspetti. Qual è la tua opinione oggi, da cittadina?

“La vedo sempre più bella, sempre migliore. Ci sono ovviamente dei problemi, spesso se ne parla nei media, però ho notato che si stanno rinnovando gli edifici, creando nuovi contenuti. Credo che la città stia andando in una direzione positiva, anche grazie all’arrivo dei turisti, un settore sui cui in passato nessuno avrebbe di certo scommesso e che funziona molto bene, assieme a quello universitario. Mi piacerebbe che Fiume diventasse una silicon valley della Croazia, perché abbiamo tanti spazi dismessi e inusati, che potrebbero benissimo accogliere start up dell’informatica, dei settori hi-tech. Non si può prescindere, ovviamente, dal porto, ma io punterei innanzitutto sullo sviluppo di industrie nuove, che darebbero spazio ai giovani che stanno abbandonando la città”.

Tornando alla tua Guida, offrici un assaggio. C’è un capitolo che preferisci?

“Amando così tanto il mare, forse quello dedicato alle spiagge, ma anche ai piatti tipici. Il più difficile, per me, è stato indubbiamente quello legato alla storia cittadina, altamente complessa, che ho dovuto rendere in modo chiaro, sintetizzandola”.

Non scopriamo ulteriormente il contenuto del volume, che peraltro è interattivo e di formato quasi tascabile. Lasciamo ai lettori la sorpresa. Ti faccio, pertanto, l’ultima domanda, che è quella di rito: a chi hai dedicato la tua Guida di Fiume?

“A mio marito (Renato Cianfarani, già console Generale d’Italia a Fiume nel periodo 2011-2015, nda), che è diventato già mezzo fiumano. In realtà, si è fiumanizzato da solo e noi stiamo tentando di fiumanizzarlo ulteriormente. È rimasto molto legato a Fiume e la considera un po’ anche la sua città. Una città in cui, in un futuro non tanto lontano, torneremo a vivere”.

Tanti codici QR

“Una cosa che mi piace di questa collana di Morellini è che le Guide sono tutte interattive, il che mi ha dato modo di aggiungere dei codici QR che portano dei video legati alla città, come ad esempio Fiume vista dal drone, oppure che raccontano determinati angoli cittadini, e via di seguito. Vi si può trovare anche una playlist, che ho riempito di canzoni di artisti fiumani: c’è il nostro Francesco Squarcia, ci sono i Let 3, Urban, c’è tutta la scena rock e pop. Giusto per dare un’idea, a chi non conosce la città, di quella che è la musica che creiamo dalle nostre parti”.

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