Fiume. Vico Magistretti a Palazzo Modello tra designe e architettura

L’esposizione alla CI di Fiume è organizzata nell’ambito della Settimana della lingua italiana nel mondo dagli Istituti Italiani di Cultura

Schizzi, disegni e fotografie allestiti nella Sala mostre

Il 2020 segna i 100 anni dalla nascita di Vico Magistretti. Un anniversario a cui la Fondazione a lui dedicata ha promosso una serie d’iniziative in Italia (e non solo), tutte in omaggio al designer, architetto e urbanista milanese. Tra queste in primo piano la mostra “100 anni di Vico Magistretti”, approdata ieri alla Comunità degli Italiani di Fiume. Si tratta di un progetto itinerante pensato per la rete degli Istituti Italiani di Cultura nel mondo e nel nostro caso, sotto l’egida dell’Istituto Italiano di Cultura di Zagabria e in collaborazione con il Consolato generale d’Italia a Fiume.

L’esposizione è accompagnata da un video

Storia della costruzione italiana
A inaugurare l’esposizione è stato il Console generale d’Italia a Fiume, Davide Bradanini, affiancato da Melita Sciucca, presidente della CI locale, che ha voluto innanzitutto ringraziare il Console per aver voluto includere il sodalizio fiumano nelle manifestazioni organizzate dall’IIC nell’ambito della Settimana della lingua italiana nel mondo e per essersi premurato di portare la mostra a Palazzo Modello, dopo l’allestimento nella capitale croata, nei mesi estivi.
“Questi eventi sono importanti per tutti noi, perché ci fanno conoscere personaggi che hanno fatto storia, in questo caso Magistretti, che ha segnato una parte della storia e del design italiani – ha rilevato Melita Sciucca –. È sempre interessante mettere assieme tassello per tassello di cultura, di storia e di sapere; ed è importante per noi tutti”. Il progetto, a cura di Rosanna Pavoni, Margherita Pellino e Maria Vittoria Capitanucci, dopo la prima tappa a Colonia, a gennaio, ha toccato in seguito Stoccolma, New York, Strasburgo, Metz, Berlino, Praga, Budapest e tante altre sedi dell’IIC. “Sono contento di inaugurare la mostra di Vico Magistretti nell’ambito della Settimana della lingua italiana nel mondo – ha esordito il Console –, che formalmente inizia tra un paio di settimane, ma come la interpretiamo noi al Consolato, ricopre tutto il mese di ottobre e che noi introduciamo organizzando le Giornate della cultura italiana a Fiume. Quest’anno, come ben tutti sappiamo, è un po’ particolare in quanto al Covid, e abbiamo dovuto in qualche modo limitare le nostre ambizioni; avevamo un programma molto ricco, che abbiamo dovuto rivedere in buona parte, cercando di mantenere gli eventi che abbiamo ritenuto più importanti. Abbiamo voluto offrire al pubblico fiumano – non solamente ai connazionali ma anche alla ‘maggioranza’ – un ventaglio di proposte che potessero interessare più generazioni. In questo contesto, un paio di giorni fa abbiamo inaugurato la mostra dedicata ad Alan Ford alla galleria Kortil, che si adatta in modo più plastico al tema di quest’anno della Settimana della cultura italiana. Oggi una mostra più classica, per persone che già conoscono la lingua e la cultura italiana e che apprezzano l’arte italiana. Un ringraziamento alla CI, all’IIC e alla Fondazione Vico Magistretti per aver reso possibile l’allestimento della mostra a Palazzo Modello”.

Melita Sciucca e Davide Bradanini

Simbolo del made in Italy
“Magistretti è stato un vero e proprio simbolo del made in Italy – ha puntualizzato Bradanini –, una figura che ha imparato il lavoro da sé, come tanti altri artigiani italiani, che hanno costruito imprese cominciando con i lavori più umili e imparando crescendo, nel corso degli anni. Ha saputo coniugare in ogni sua opera – che sia questa architettonica o di design – l’eleganza e la semplicità, che è il vero ‘marchio di fabbrica’ del made in Italy. Spero che questa mostra sia l’occasione per approfondire questa figura importante del panorama culturale italiano, a mio avviso non conosciuta a sufficienza”.
L’esposizione, accompagnata da un video, racconta il lavoro e la figura di Magistretti attraverso schizzi, disegni, fotografie e progetti. La portata internazionale dell’iniziativa riflette il rilievo e l’influenza del pluripremiato progettista, che fu autore, in sessant’anni di carriera, di edifici pubblici e privati, oltre che di una gamma straordinaria di prodotti di design, tra cui la celeberrima lampada Eclisse. La mostra “100 anni di Vico Magistretti” rimane in visione fino alla fine di ottobre.

Discendente di una dinastia di grandi firme milanesi (Kristina Blecich)
Vico Magistretti (1920-2006) appartiene a una vera e propria dinastia di architetti milanesi. Suo bisavolo è stato infatti quel Gaetano Besia (1781-1871), allievo del grande Giacomo Albertolli – a cui successe pure come direttore della commissione d’ornato – che ha costruito molti palazzi nobiliari in città, tra i quali Palazzo Archinto, in Via Passione, uno dei rari esempi della sopravvissuta architettura tardo neoclassica meneghina, già sede del Collegio delle Fanciulle, oggi Educandato Statale. C’è poi stato suo padre, Pier Giulio (1891-1945) anch’egli distintosi per la prolificità professionale, soprattutto fra gli anni Venti e Trenta del Novecento, coautore, tra l’altro, con Piero Portaluppi, Giovanni Muzio ed Enrico Griffini, del Palazzo dell’Arengario di piazza del Duomo, ora sede del Museo del Novecento.

Dopo il diploma al Parini, Vico si iscrive al Politecnico, e lì si forma con Portaluppi e con Gio Ponti; tuttavia, come ha dichiarato egli stesso, è stato Ernesto Nathan Rogers il suo vero maestro, del quale apprezzava l’idea di un’architettura moderna in continuità con la tradizione (“Casabella-Continuità” si chiamò infatti la rivista quando, dal 1954 al 1965, la diresse Rogers).

Lo aveva conosciuto in Svizzera, dove entrambi erano sfollati, e, fra il 1943 e il 1944, ne aveva seguite le lezioni al Champ Universitarie Italien di Losanna. Rientrato in patria, si laurea in architettura nel 1945. Lo stesso anno subentra al padre, morto prematuramente, nel piccolo studio che questi aveva in via Conservatorio, dove Vico lavorerà per tutta la vita e che oggi è sede della Fondazione che porta il suo nome.

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