Fiume. Una città tutta da scoprire

Inaugurato ieri il Convegno online «Flumen - Fiume - Rijeka, Crocevia interculturale d’Europa»

Il Convegno intitolato “Flumen – Fiume – Rijeka, Crocevia interculturale d’Europa”, organizzato dall’Università degli Studi dell’Insubria, dall’Università degli Studi di Fiume, dal Cerm-Centro di Ricerca sulle Minoranze e dalla Società di Studi Fiumani, si è svolto ieri sulla piattaforma digitale Teams Microsoft e vi hanno partecipato complessivamente circa 300 persone. Nonostante qualche problema tecnico all’inizio, l’incontro virtuale ha aperto moltissimi temi storici che sono tutt’ora attuali. La prima parte è stata aperta da Egidio Ivetic, il quale ha dichiarato che è sempre un piacere parlare di Fiume e che la storia di Fiume è una costante scoperta.

 

Una storia originale e inesauribile
“Questo è un anno particolare per Fiume, anche se complicato per via dell’epidemia, che ha ispirato nuove modalità d’incontro e di fare cultura – ha dichiarato in apertura Ivetic -. Siamo a cent’anni da Rapallo e dall’epoca in cui Fiume era Stato indipendente. Ricordiamo che nel Medioevo Fiume era un piccolo porto di transito marinaro dove finivano le merci della Carniola fino al 1700. Ci restano degli atti notarili che testimoniano il fatto che Fiume ha sempre avuto un aspetto identitario italiano. Da città ungherese dall’altissimo livello civile ed economico diventa città indipendente e poi città italiana. Ora assistiamo a un nuovo periodo storico per Fiume, che purtroppo è diventata una città, che in seno alla Croazia soffre di marginalità”.

Il primo intervento del Convegno è stato quello di Paolo Bernardini, dell’Università degli Studi dell’Insubria, il quale ha parlato del diario fiumano di Marinetti, ovvero dell’afflusso di letterati bohémien, tra cui pure Filippo Tommaso Marinetti, il quale contribuisce a fare di Fiume la città futurista d’Italia per antonomasia nel 1920. Bernardino ha salutato anche l’iniziativa di fare l’incontro su Microsoft Teams, che per certi versi è futuristico e s’inserisce bene nel tema trattato. Alla fine del Convegno verranno pubblicati gli atti, sia in forma cartacea che online.

Fiume, una città di tutti e di nessuno
Sono seguite le lezioni “Il dominio veneziano di Fiume (1508-1509)” di Elisa Bianco e “D’Annunzio a Fiume, Nitti, Giolitti e il ‘Deep State’” di Eugenio Di Rienzo, dell’Università di Roma “La Sapienza”. Di Rienzo ha definito Fiume la perdente della diplomazia italiana e ha spiegato perché quello di Fiume possa considerarsi l’unico episodio golpista della storia italiana.
L’ultima lezione della sessione mattutina è stata quella di Giovanni Stelli, della Società di Studi Fiumani, il quale ha parlato degli autonomisti fiumani dal lealismo magiaro allo Stato Libero (1896-1924).
Stelli ha descritto l’autonomia municipale fiumana, ovvero la pretesa di non far parte di alcuna provincia dell’Impero austro-ungarico. Nel 1779 Maria Teresa, con un diploma stabilì che Fiume è corpus separatum annesso direttamente alla corona del Regno d’Ungheria. In quel periodo a Fiume si ha una compresenza etnica e linguistica di italiani e croati sin dal tardo Medioevo del tutto pacifica fino al XIX secolo.

La difesa dell’autonomia, ha spiegato Stelli, era la difesa specifica di un’identità italiana ma sarebbe anacronistico leggerlo in chiave nazionalistica. La Nazione era intesa in senso culturale, non politico e i fiumani si professavano leali ungheresi che difendevano la lingua italiana.
Pure Zanella distingueva tra patriottismo locale (identità fiumana) e amor patrio magiaro (lealismo politico nei confronti dell’Ungheria). I temi trattati sono poi stati approfonditi con domande poste ai relatori nella chat del Convegno.

 

Sessione storico-giuridica
La parte pomeridiana dell’interessante dibattito è stata aperta con una lezione di Marco Abram, dell’Osservatorio Balcani Caucaso Transeuropa e intitolata “Tra Fiume e Rijeka: nazionalità e territorio nella costruzione del socialismo jugoslavo”. Abram ha spiegato che il suo intervento si basa su un progetto di ricerca dell’Università della British Columbia e che parla della politica jugoslava che ridefinì il paesaggio urbano. Abram si è soffermato sui concetti di nazionalità e territorio e ha analizzato l’approccio ai diversi attori che crearono la nuova immagine di Fiume dopo la Seconda guerra mondiale. Lino Panzeri, dell’Università degli Studi dell’Insubria, ha trattato il tema della toponomastica a Fiume: profili storico-giuridici, chiudendo l’intervento con un tema d’attualità, ovvero il bilinguismo e il ripristino degli odonimi storici in città. Ester Capuzzo, dell’Università di Roma “La Sapienza”, ha elaborato il tema “Fiume corpus separatum, l’autonomia della città quale garante delle libertà municipali e della convivenza etnica”, mentre Valeria Piergigli, dell’Università degli Studi di Siena, ha parlato della Repubblica di Croazia e del suo mosaico etnico-culturale. Piergigli ha parlato del rapporto dell’ex Jugoslavia prima e della Croazia dopo nei confronti delle minoranze anche a livello giuridico. Nell’ex Jugoslavia si assisteva alla soppressione del riferimento all’autoctonia, mentre si parlava solo di minoranze nazionali. Per quanto riguarda la Croazia, il condizionamento dell’Unione europea ha portato a norme costituzionali, obblighi giuridici, convenzioni sulle minoranze nazionali e carta delle lingue, i quali hanno un effetto benefico sulla minoranza nazionale a Fiume.
Anche la seconda parte si è conclusa con un dibattito moderato da Barbara Pozzo, dell’Università degli Studi dell’Insubria. Il Convegno continuerà oggi con lo stesso orario, ma concentrandosi sugli aspetti letterari, linguistici e sociali della questione fiumana.

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