Fiume. Teatro Fenice prigioniero dei cavilli

Il Ministero della Cultura e dei Media annulla la nomina del custode provvisorio: errori procedurali e proprietà frammentata bloccano la tutela

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Fiume. Teatro Fenice prigioniero dei cavilli
Foto Goran Žiković

La vicenda del Teatro Fenice di Fiume torna al punto di partenza. Il Ministero della Cultura e dei Media della Repubblica di Croazia ha infatti annullato la decisione della Città di Fiume con cui, alla fine del 2025, era stato nominato un custode provvisorio dell’edificio storico, uno dei simboli più riconoscibili – e al tempo stesso più trascurati – del patrimonio architettonico cittadino.
Il motivo del provvedimento non riguarda il merito della questione, né tantomeno la necessità di intervenire per mettere in sicurezza un bene culturale gravemente degradato. A essere contestati sono invece vizi procedurali che affondano le radici nel 2020 e che, a distanza di cinque anni, continuano a produrre effetti paralizzanti.

Misure mai attuate
La Città di Fiume aveva motivato la nomina di un custode provvisorio richiamandosi a un obbligo di legge: garantire la protezione di un bene culturale per il quale il Dipartimento per la tutela dei beni culturali aveva già disposto, nel 2020, una serie di misure urgenti di salvaguardia. Misure che, secondo l’amministrazione cittadina, i proprietari non hanno mai attuato, nonostante la qualifica di bene culturale comporti obblighi rafforzati e non attenuati.
Dopo la nomina del custode, uno dei comproprietari ha però presentato ricorso. Il Ministero lo ha accolto, annullando la delibera comunale. Nelle motivazioni – come riferisce la Città – si sottolinea che non tutti i comproprietari erano stati formalmente informati delle misure imposte nel 2020, e che dunque non poteva essere loro imputata l’inadempienza.

Un errore originario
Il nodo centrale risiede proprio nel provvedimento del 2020 del Dipartimento di tutela: un atto che non sarebbe stato notificato correttamente a tutti i comproprietari, poiché la titolarità dell’immobile non era stata accertata in modo completo e aggiornato.
Una parte dei proprietari risulta infatti iscritta non nel catasto fondiario, ma nel Libro dei contratti depositati, mai integrato con i registri immobiliari. A ciò si aggiunge una situazione giuridica ancor più complessa: il soggetto proprietario di maggioranza risulta cancellato dal registro delle imprese, pur continuando a figurare nei libri fondiari, mentre quale successore giuridico viene indicata la massa fallimentare di “Rijekakino”, gestita da un curatore fallimentare. Di fatto, dunque, l’atto del 2020 – mai impugnato all’epoca – poggiava su una base proprietaria incompleta. Ed è proprio questa lacuna che oggi ha portato all’annullamento della nomina del custode.

Città sotto accusa (a posteriori)
Nella ricostruzione fornita dalla Città di Fiume emerge anche un elemento di autocritica istituzionale. Nel 2020 la Città non presentò ricorso contro il provvedimento del Dipartimento per la tutela, nonostante imponesse alla Città – che non è proprietaria dell’immobile – obblighi finanziari rilevanti per la messa in sicurezza del Teatro Fenice. Quella decisione, divenuta definitiva, ha congelato la situazione per anni. Cinque anni durante i quali l’edificio ha continuato a degradarsi, aggravando lo stato di pericolo e riducendo ulteriormente i margini di intervento.
Con l’annullamento della nomina del custode, il quadro giuridico torna alla situazione di partenza: la responsabilità della tutela ricade interamente sui proprietari. Secondo i dati forniti dalla Città, circa un decimo dell’immobile è in mano a persone fisiche, mentre i restanti nove decimi appartengono alla massa fallimentare di “Rijekakino”.
L’amministrazione ricorda inoltre che già nel 2010 erano stati messi a disposizione un milione di kune (poco più di 130mila euro) provenienti da fondi vincolati e dalla rendita monumentale per interventi urgenti, in particolare sulla copertura dell’edificio. All’epoca, tuttavia, il proprietario di maggioranza si rifiutò di firmare il contratto di risanamento del tetto, un comportamento che la Città definisce senza mezzi termini come gravemente irresponsabile.

Nessuna via legale immediata
Alla luce della decisione ministeriale, la Città di Fiume afferma di non disporre più di strumenti giuridici o procedurali che le consentano di intervenire autonomamente, in modo legittimo e fiscalmente responsabile, per la protezione del Teatro Fenice. L’edificio, si legge nella presa di posizione ufficiale, è diventato una vittima di una gestione immobiliare negligente, protrattasi per anni.
Ciò non significa però che la Città intenda arrendersi. È stato richiesto un incontro urgente con il Ministero della Cultura e dei Media, mentre sono allo studio ulteriori passi nel quadro della legislazione sulla tutela dei beni culturali, con un duplice obiettivo: salvare l’edificio e garantire la sicurezza dei cittadini.
Un simbolo sospeso tra passato e futuro
La vicenda del Teatro Fenice è emblematica di una contraddizione profonda: un bene di enorme valore storico e simbolico, riconosciuto come patrimonio culturale, resta ostaggio di inermi procedure amministrative, frammentazioni proprietarie e inerzie pluriennali. In altre parole, il Teatro Fenice si trova ancora una volta all’inizio della fine. O, come qualcuno direbbe amaramente, alla fine di un inizio che non arriva mai.

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