Fiume. San Vito, la Cattedrale raccontata in una grande monografia

Presentata l'opera di Tulić e Pintarić: dai gesuiti a Michelazzi, la storia in un volume scientifico

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Fiume. San Vito, la Cattedrale raccontata in una grande monografia

Nel contesto delle celebrazioni per il centenario dell’istituzione della Diocesi di Fiume, la Cattedrale di San Vito ha fatto da suggestiva cornice, l’altra sera, alla presentazione della monografia “Cattedrale di San Vito a Fiume”, firmata dagli storici dell’arte Damir Tulić e Mario Pintarić, entrambi docenti presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università fiumana. L’evento ha rappresentato un significativo momento di convergenza tra ambito accademico, istituzioni civili e comunità ecclesiale, intorno a un’opera che propone una rilettura approfondita e multidimensionale di uno dei simboli più emblematici del tessuto urbano e spirituale cittadino.

Contributo alla storiografia artistica

Alla presentazione, accanto agli autori, sono intervenuti la professoressa Nina Kudiš dell’Università di Fiume, il docente Matej Klemenčič dell’Ateneo lubianese e la ricercatrice Mateja Jerman del Ministero della Cultura e dei Media. I relatori hanno evidenziato l’importanza scientifica della pubblicazione, sottolineandone il contributo alla storiografia artistica e al dibattito critico sulla valorizzazione del patrimonio monumentale. La serata ha visto la partecipazione dell’arcivescovo Mate Uzinić, della sindaca Iva Rinčić, del vicepresidente della Regione litoraneo-montana Robert Matić, del neoeletto rettore dell’Università di Fiume, Goran Hauser, e di Lilian Stošić, a capo della Sovrintendenza dei Beni culturali di Fiume, a testimonianza dell’interesse e del riconoscimento istituzionale verso l’iniziativa editoriale.
A conferire un tono di composta solennità all’incontro è stato l’intervento musicale all’organo del Maestro Davor Juretić. Nel suo discorso, l’arcivescovo Uzinić, autore anche del prologo alla monografia, ha evidenziato come un lavoro di tale spessore fosse da tempo atteso dalla comunità ecclesiastica e dall’intera cittadinanza. Ha ricordato che l’elevazione della chiesa di San Vito a cattedrale, avvenuta nel 1925 con la nascita della Diocesi, ha segnato un momento cardine nella storia religiosa locale, consacrandone il ruolo di fulcro spirituale della città. Rivolgendosi con sentita gratitudine agli autori, il presule ha auspicato che il volume divenga uno strumento di riferimento duraturo per studiosi, operatori culturali e per tutti coloro che desiderino approfondire la conoscenza della propria cattedrale e del significato che essa riveste nel vissuto collettivo della comunità fiumana.

Un nuovo capitolo negli studi su Fiume

Nel suo intervento, Nina Kudiš ha inquadrato la monografia entro un ampio orizzonte storiografico, sottolineandone il valore come risposta a un’esigenza avvertita da decenni nell’ambito della ricerca dedicata al capoluogo quarnerino. L’opera, ha osservato, si distingue per l’approccio sistematico con cui affronta tanto la vicenda costruttiva e artistica della cattedrale quanto le trasformazioni storiche dell’intero contesto urbano, offrendo una lettura integrata in cui architettura, arti figurative, committenza e sviluppo cittadino sono indagati come componenti interdipendenti di un unico processo evolutivo.
La studiosa ha posto in rilievo l’adozione di una metodologia critica aggiornata, tesa a inserire il patrimonio artistico fiumano in una rete di relazioni che travalica i confini nazionali, collocandolo in un fecondo dialogo con la storiografia europea contemporanea. In questa prospettiva, la Cattedrale di San Vito si configura come nodo centrale di una trama di scambi culturali che coinvolge l’area adriatica e l’Europa centro-orientale, restituendo al monumento la sua piena rilevanza transregionale. Kudiš ha inoltre evidenziato la consapevole continuità del lavoro di Tulić e Pintarić rispetto alle ricerche precedenti, in particolare a quelle condotte prima del Secondo conflitto mondiale e al contributo imprescindibile di Radmila Matejčić, di cui la monografia amplia in modo significativo la portata interpretativa. Un’attenzione particolare è stata riservata anche all’apparato iconografico e alla veste grafica, curata da Ivan Braut, che concorrono a rendere il volume non solo di comprovata autorevolezza scientifica, ma anche visivamente chiaro e fruibile. Secondo la docente, l’opera si rivolge tanto alla comunità accademica quanto a un pubblico colto e curioso, interessato ad approfondire la storia culturale di Fiume attraverso uno dei suoi luoghi simbolo.

L’officina della conoscenza
Nel corso della presentazione, gli autori hanno ripercorso il lungo e articolato cammino che ha condotto alla realizzazione della monografia, esito di anni di indagini sul campo e di un’intensa attività archivistica condotta in diversi Paesi europei. Il volume, che si compone di 532 pagine, si articola in sette capitoli ed è corredato da un ampio impianto critico, comprendente 1.089 riferimenti puntuali e 451 voci bibliografiche, a testimonianza della vastità e della profondità del lavoro svolto.
Tulić ha richiamato l’attenzione su quello che considera uno degli elementi più significativi dell’intero percorso interpretativo, ovvero il crocifisso medievale venerato nella cattedrale, una reliquia che precede l’attuale edificio e che fu collocata sull’altare maggiore dai padri gesuiti. Attorno a questa immagine si è sviluppato, nel corso dei secoli, un culto popolare profondamente radicato, che ha accompagnato la comunità cittadina nei momenti di crisi e di svolta storica, lasciando un’impronta indelebile nella memoria religiosa e civile di Fiume. Gli autori hanno infine illustrato alcune rilevanti scoperte emerse nel corso dell’analisi diretta dell’edificio sacro, tra cui ambienti architettonici non documentati nelle planimetrie ottocentesche. Particolarmente significativa è risultata l’individuazione di un vano scala murato durante gli interventi novecenteschi, elemento che ha permesso una più accurata lettura delle fasi costruttive e delle trasformazioni che hanno interessato la struttura nel tempo.

Dai gesuiti alle generazioni future

La parte conclusiva dell’incontro è stata dedicata alla vicenda costruttiva della chiesa, la cui edificazione ebbe inizio nel 1638 sul sito di un preesistente luogo di culto medievale, dedicato al patrono cittadino. Fin dalle sue origini, l’impiego di materiali provenienti dal territorio fiumano e dalle aree circostanti, dalla pietra di San Martino (Martinščica) e di Castua ai marmi policromi raccolti nell’ambito urbano, ha conferito all’opera un’identità fortemente ancorata al contesto locale. Il progetto, concepito dall’architetto gesuita Giacomo Briano secondo modelli d’ispirazione veneziana, conobbe una realizzazione lenta e discontinua, protrattasi per oltre un secolo. Fu portato a compimento nel corso del Settecento grazie all’intervento di Bernardin Martinuzzi, cui si devono la cupola e gli oratori, elementi che ne hanno definito l’aspetto attuale.
Mario Pintarić ha infine richiamato l’attenzione sul ruolo cruciale svolto dalla Compagnia di Gesù nello sviluppo culturale ed educativo di Fiume, sottolineando come la fondazione del collegio nel XVII secolo abbia posto le basi dell’istruzione superiore cittadina. Tale iniziativa contribuì a delineare un profilo urbano aperto alla circolazione delle idee e al dialogo interculturale, lasciando un’impronta duratura nel tessuto intellettuale della città.

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