Fiume, la città perduta e il suo destino

Marino Micich torna in libreria, con un nuovo volume edito da Mursia, in cui ricostruisce l’epopea fiumana dalla Seconda guerra mondiale al grande esodo. La pubblicazione è un invito ai giovani ricercatori a esplorare le vicende storiche dei territori che si affacciano sull’Adriatico orientale

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Fiume, la città perduta e il suo destino
Marino Micich. Foto Ivor Hreljanovic

È dedicato a Fiume, nella fattispecie agli stravolgimenti che questa subì negli ultimi anni del secondo conflitto mondiale e del primo dopoguerra, l’ultimo lavoro storiografico di Marino Micich, “Fiume, addio! L’epopea fiumana dalla Seconda guerra mondiale al grande esodo. 1940-1954”, uscito lo scorso 19 gennaio con la prestigiosa casa editrice Mursia (344 pagine, 20 euro). Figlio di profughi da Zara, ricercatore, da sempre attivo nelle organizzazioni dell’esodo giuliano-dalmata – è direttore dell’Archivio Museo storico di Fiume e segretario generale della Società di studi fiumani con sede a Roma –, in questo nuovo volume si focalizza sulle sorti della popolazione italiana, che iniziò ad abbandonare le proprie case, terre e beni fin dal momento in cui, nei primi giorni di maggio 1945, con l’ingresso delle truppe partigiane in città, si comprese quale sarebbe stato il destino del capoluogo del Quarnero. “Un tributo alla memoria storica, ma anche un invito rivolto ai giovani ricercatori europei a esplorare le complesse vicende storiche e politiche dei territori che si affacciano sull’Adriatico orientale, ancora oggetto di narrazioni parziali e strumentali. Una lettura fondamentale per chiunque voglia capire, raccontare e tramandare la complessa epopea degli italiani di Fiume, di Zara e dell’Istria”, si legge nella scheda di presentazione.

“Fiume, la nostra Fiume, si è vuotata della sua anima italiana. Che cos’è rimasto di noi in quell’estremo limite del nostro confine? Dalla valanga che ci ha travolti sono emerse le pietre delle nostre case e dei nostri templi”, questa un po’ la premessa da cui parte il lavoro di ricostruzione di Micich. L’autore ripercorre gli eventi dal 1940 al 1954: l’occupazione militare jugoslava nel 1945, le violenze (tra cui esecuzioni sommarie e “sparizioni” dei cittadini più in vista) e la dura repressione messa in atto dal nuovo regime comunista – un capitolo indagato a fondo proprio dalla Società di studi fiumani, con una collaborazione “pionieristica” con l’Istituto croato per la Storia di Zagabria, e confluito nel corposo saggio, bilingue, “Le vittime di nazionalità italiana a Fiume e dintorni, 1939-1947/Žrtve talijanske nacionalnosti u Rijeci i okolici, 1939-1947”, a cura di Amleto Ballarini e Mihael Sobolevski (Ministero per i beni e le attività culturali, Direzione generale per gli archivi, Roma 2002, 702 p.) – e la lenta scomparsa dell’identità italiana a Fiume – e nelle vicine terre istriane –, oggi in minoranza con un corpo numericamente sempre più esiguo e impegnato a mantenere vive la propria lingua, la cultura e le tradizioni.

Custode della memoria storica

Saggista e storico, oltre che sul versante divulgativo e della documentazione-testimonianza del passato di queste terre, Micich da tempo cura percorsi formativi sulla storia del confine orientale d’Italia, sulle problematiche legate all’esodo e alle foibe, e sull’inserimento degli esuli istriani e dalmati nel tessuto sociale italiano. Nato a Roma nel 1960, da genitori dalmati giunti in Italia nel 1957, la sua attività si concentra sulla storia dell’Adriatico orientale, con particolare attenzione all’esodo giuliano-dalmata e alle vicende delle comunità italiane dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia, con l’obiettivo di preservarne la memoria storica e culturale, promuovendo studi e ricerche in questo campo. È membro della commissione governativa per le onorificenze ai congiunti degli infoibati ai sensi della Legge 92/2004.

Oltre a numerosi articoli e interventi sulla stampa, della sua bibliografia si segnalano “Togliatti, Tito e la Venezia Giulia: La guerra, le foibe, l’esodo 1943-1954” (Mursia, 2025), “Storia e redenzione. Il Diario del giovane Oscar” (con Caterina Novak, Graus Edizioni, 2025), “Perché il Giorno del Ricordo. La frontiera giuliana dai conflitti del passato al dialogo europeo. La legge 92/2004 compie vent’anni” (con Giovanni Stelli, Aracne, 2024), “Foibe, esodo, memoria. Il lungo dramma dell’italianità nelle terre dell’Adriatico orientale” (con Pierluigi Guiducci ed Emiliano Loria, Aracne, 2023), “Venezia Giulia, Fiume, Dalmazia. Le foibe, l’esodo, la memoria – Saggi e documenti” (con Amleto Ballarini, Giovanni Stelli ed Emiliano Loria, Associazione per la cultura fiumana, istriana e dalmata nel Lazio, 2010), “La rivoluzione mancata: Terrore e cospirazione del Partito Comunista in Italia dalle stragi del 1945 all’abiura di Tito del 1948” (con Amleto Ballarini e Augusto Sinagra, Koinè Nuove Edizioni, 2006), “La sola ragione di vivere. D’Annunzio, la Carta del Carnaro e l’Esercito Liberatore (con F. Carlesi, E. Grego, M. Runco e la curatela di Emanuele Merlino, Passaggio al Bosco, 2020).

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