Fiume e la sua complessità linguistica e identitaria

Concluso ieri il Convegno «Crocevia interculturale d’Europa»

Palazzo Modello, sede della Comunità degli Italiani di Fiume

Nuovi temi, questa volta legati alla letteratura e alla lingua, sono stati trattati nel corso della seconda giornata del Convegno “Flumen – Fiume – Rijeka, Crocevia interculturale d’Europa”, organizzato dall’Università degli Studi dell’Insubria, dall’Università degli Studi di Fiume, dal CERM-Centro di Ricerca sulle Minoranze e dalla Società di Studi Fiumani. A moderare la riunione virtuale è stato Andrea Sansò, dell’Università degli Studi dell’Insubria e già dai primi interventi è stata messa in luce la complessità linguistica e identitaria non soltanto di Fiume ma di tutta l’area. Paola Bocale, dell’Università degli Studi dell’Insubria, ha parlato del panorama linguistico (usi linguistici in uno spazio pubblico visivo) di Fiume e di Pola e ha indagato il repertorio linguistico delle due città, analizzando cartelloni pubblicitari, targhe di edifici pubblici, insegne e altro. Il quadro di riferimento era quello amministrativo, commerciale e trasgressivo (graffiti o manifesti illegali).

 

Storia linguistica del territorio
Un’altra analisi della lingua, ovvero del dialetto fiumano all’inizio del XX secolo, è stata presentata da Maja Đurđulov del Dipartimento di Italianistica di Fiume e sta alla base del suo dottorato di ricerca sulle scritture popolari nel periodo 1915-1945. Đurđulov ha parlato dell’italiano dei semicolti, cittadini alfabetizzati ma senza padronanza della lingua scritta e ha presentato una serie di documenti tra cui verbali, schede biografiche, fotografie, lettere alle autorità e reperti di perquisizione come lettere private o cartoline, in cui lo standard italiano veniva contaminato dal lessico o dalla sintassi del dialetto. Marinko Lazzarich, dell’Università degli Studi di Fiume, ha parlato dell’amarcord fiumano: la riflessione umanistica sull’identità della città di Fiume. Il relatore si è soffermato sugli scrittori e intellettuali della CNI che hanno parlato, appunto, di identità. I letterati della minoranza si sono concentrati sul mantenimento della cultura e lingua italiana e nelle loro opere si sono posti spesso la domanda: “Andarsene o rimanere?” Lazzarich ha menzionato Ramous, Marchig, Schiavato, Milinovich e tanti altri personaggi che hanno parlato del dramma collettivo del dopoguerra e del tema dell’esodo. Anna Rinaldin, dell’Università di Fiume, ha parlato di Fiume in quanto crocevia di lingue e ha spiegato perché l’Adriatico è stato nella storia uno scenario privilegiato di contatti linguistici. Anche se Fiume è stata veneziana soltanto per un anno, come è stato rilevato il primo giorno del Convegno, la lingua principale che vi si parla è una varietà italoromanza di stampo veneziano. Rinaldin ha tracciato, poi, la storia dell’italiano di Fiume in maniera concisa.

Palazzo Modello, sede della Comunità degli Italiani di Fiume

È seguito l’intervento di Daniel Russo, dell’Università degli Studi dell’Insubria, il quale ha parlato della storia linguistica delle isole di Cherso e Lussino, nonché quello di Donatella Schürzel, dell’Università di Roma “La Sapienza”, che ha esposto la lezione intitolata “La ‘Città della Memoria’ nell’opera letteraria di Paolo Santarcangeli ed Enrico Burich”.

Sessione storico-sociale
La seconda parte del Convegno ha avuto inizio con l’intervento “Marittimi e venditori ambulanti cinesi nei porti giuliani, istriani e dalmati nei primi decenni del Novecento” di Daniele Brigadoi Cologna, dell’Università degli Studi dell’Insubria, specializzato nei flussi migratori dei cinesi verso l’Europa.
Giorgio Mezzalira, dell’Associazione “Storia e regione/Geschichte und Region” ha parlato degli esuli fiumani in Alto Adige.

Un interessante intervento è stato quello di Emiliano Loria, dell’Archivio Museo storico di Fiume, il quale ha parlato dell’archivio di Riccardo Zanella, presidente dello Stato libero di Fiume, ma anche quello di Marino Micich, della Società di Studi Fiumani, il quale ha spiegato il caso di un ritorno culturale nella città di origine dopo il crollo del Muro di Berlino nel 1989.

In chiusura della seconda giornata agli ascoltatori connessi si è rivolto Moreno Vrancich, presidente dell’Assemblea della Comunità degli Italiani di Fiume, che ha parlato della realtà odierna della minoranza italiana a Fiume e del ruolo della Comunità degli Italiani.

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