Fiume, concerto di Capodanno tra suggestioni europee e ritmo americano

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Fiume, concerto di Capodanno tra suggestioni europee e ritmo americano

l tradizionale concerto di gala al Teatro Nazionale Croato “Ivan de Zajc” di Fiume ha salutato il vecchio anno con un programma ampio e articolato, che ha abbracciato stili, epoche e tradizioni musicali diverse, mantenendo coerenza espressiva ed equilibrio formale. Il primo dei cinque appuntamenti della stagione si è confermato tra i più attesi, sviluppandosi lungo un percorso che dalla Russia ottocentesca ha raggiunto la Mitteleuropa, toccando suggestioni francesi, pagine del teatro musicale spagnolo, incursioni nell’operetta austro-ungarica e un momento dedicato alla canzone americana del Novecento. Alla guida dell’Orchestra sinfonica fiumana, il Maestro Valentin Egel ha diretto con gestualità intensa, partecipe e coinvolgente, imprimendo allo spettacolo tensione continua e una forza comunicativa che trova nella tradizione viennese uno dei suoi tratti più felici. Nel repertorio classico la sua bacchetta ha sprigionato energia e incisività, trasmettendo vitalità a un’orchestra pronta e compatta, calorosamente applaudita dal pubblico. La sua gestualità, ora esuberante e teatrale, ora sottile e raffinata, ha accompagnato ogni passaggio, rendendo evidenti i contrasti dinamici e le sfumature armoniche di ciascun brano.

Apertura sinfonica e raffinatezze francesi

All’ingresso in sala, l’ambiente catturava subito lo sguardo. Il palcoscenico appariva immerso in una cromia calda, dominata da rosso e oro, con una fila di stelle di Natale lungo il margine frontale e pannelli trasparenti leggermente sfumati che creavano profondità e un senso di respiro scenografico. Un abete decorato in toni bruni e dorati occupava la parte destra della scena, completando un insieme sobrio e armonioso, in accordo con gli abiti scuri degli orchestrali e con la presenza dei solisti.

L’ouverture da “Ruslan e Ljudmila” di Michail Glinka (1804-1857) ha dato il via alla serata con slancio deciso e chiarezza strutturale. L’orchestra ha restituito con precisione e vivacità teatrale i contrasti dinamici e l’energia narrativa della pagina, passando con naturalezza dai momenti più vivaci a quelli di tensione più controllata. A seguire, due brani dalla musica di scena “Pelléas e Mélisande” di Gabriel Fauré (1845-1924), la “Siciliana” e “La filatrice”, hanno creato un’atmosfera delicata, sostenuta da un’intesa attenta tra archi e legni, dove il fraseggio curato e i leggeri accenti ritmici hanno conferito spessore espressivo senza perdere leggerezza. La sala, avvolta in un silenzio coinvolto, sembrava respirare insieme alla musica, partecipando a ogni sfumatura.

L’“Intermezzo” dalla zarzuela “Le nozze di Luis Alonso” di Gerónimo Giménez (1852-1923) e il “Preludio” da “El Bateo” di Federico Chueca (1846-1908) hanno introdotto colori luminosi e ritmi gioiosi del teatro musicale spagnolo, donando grazia e giovialità al programma con gusto scenico e finezza interpretativa. Il terzo movimento della Settima sinfonia in re minore di Antonín Dvořák (1841-1904), capolavoro del Romanticismo, noto per la sua carica emotiva, ha chiuso la prima parte con una lettura eufonica, in cui la danza popolare ceca è emersa con naturalezza grazie a tempi calibrati e a una sinergia costante tra le sezioni orchestrali. Ogni frase musicale rivelava una cura estrema nei dettagli, evidenziando la capacità dell’ensemble di rendere la complessità della partitura con fluidità e intensità.

Sinatra e il tempo dello spettacolo

Sempre nella prima parte del concerto, è intervenuto l’ospite a sorpresa Mario Lipovšek Battifiaca, protagonista di una parentesi affidata al repertorio americano. Con un approccio da autentico showman, l’artista ha proposto tre celebri brani di Frank Sinatra, “My Way”, “New York, New York” e “Let It Snow”, mostrando l’ormai conosciuta e apprezzata attitudine scenica e una naturale facilità comunicativa. La sua presenza ha introdotto un momento di leggerezza, sostenuto da una comicità moderata e da interventi parlati calibrati, che interagivano con la dimensione orchestrale senza interromperne il flusso. La complicità con il Maestro sul podio ha mantenuto un equilibrio distinto tra intrattenimento e rigore musicale, offrendo al pubblico un segmento divertente, ma coerente con l’insieme del programma.

Voci protagoniste nell’operetta
Dopo la pausa, il secondo momento della serata ha messo in primo piano i solisti del teatro. Il tenore Marko Fortunato ha affrontato l’aria “O Bajadera” dall’operetta “La Bajadera” di Emmerich Kálmán (1882-1953) con emissione uniforme, fraseggio nitido e presenza scenica convincente. La sua interpretazione ha restituito il carattere lirico e brillante del brano, evidenziando un controllo tecnico raffinato e una capacità di dialogare musicalmente con l’orchestra in ogni passaggio melodico.

Di grande intensità è stata l’interpretazione del soprano Kristina Kolar in “Le mie labbra baciano così ardentemente” dall’operetta “Giuditta” di Franz Lehár (1870-1948). La sua voce limpida e ben proiettata trasmetteva un’emozione palpabile, con momenti di grande morbidezza alternati a frasi di piena espressività. Entrando completamente nelle parti, Kolar ha condiviso con la platea le tensioni e le dolcezze del brano, rendendo ogni lettura un’esperienza viva e coinvolgente. Nel duetto “Tace il labbro” dall’operetta “La vedova allegra”, Kolar e Fortunato hanno costruito un’intesa armoniosa basata su ascolto reciproco e sintonia musicale, ottenendo una risposta calorosa da parte degli spettatori. La combinazione di tecnica sicura, musicalità e maestria nel trasmettere sensazioni ha reso questa sezione tra le più apprezzate della serata.

Strauss, la tradizione del gran finale

Il finale si è aperto nel segno di Johann Strauss figlio (1825-1899) con l’ouverture dall’operetta “Il barone zingaro”, spumeggiante ed energica, che alterna momenti lirici e ritmi danzanti con melodie memorabili e colori orchestrali ricchi. La direzione di Egel ha esaltato il respiro teatrale della scrittura, modulando tempi e dinamiche con grande flessibilità, mentre l’orchestra reagiva pronta a ogni indicazione. Sono seguite la polka francese “Bratschau” e il valzer “Wiener Bonbons” (Caramelle viennesi), che hanno ampliato il ventaglio di nuance e cadenze, dando spazio a interpretazioni gioiose e appassionanti. Il concerto si è concluso con la vivace “Pizzicato polka” e la scintillante “Polka dello champagne”, cui sono seguiti i bis finali.

Nonostante qualche piccola imperfezione tecnica nei soli di violoncello e corno, l’immancabile “Sul bel Danubio blu” e la trionfale “Marcia di Radetzky” (di Johann Strauss padre) hanno suggellato la serata secondo tradizione. La gestualità di Egel si è fatta trascinante, mentre l’ingresso in abiti e paletta da capostazione, ormai simbolo della tradizione fiumana, ha chiuso il concerto con un epilogo brioso, unendo qualità musicale, varietà stilistica e partecipazione entusiasta del pubblico, che ha lasciato la sala con un senso di gioia e meraviglia condivisa.

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