«Fiume, città senza identità? Sì, e questo la rende unica»

Alcuni tra i più autorevoli storici e architetti hanno provato a immaginare il futuro sviluppo. Idis Turato espone la sua opinione

Il convegno si è tenuto all’Exportdrvo

All’indomani dell’inaugurazione della mostra “Fiume Fantastika”, che racconta la storia della città attraverso il suo sviluppo sotto il profilo architettonico, nei magazzini dell’Exportdrvo si è tenuta una tavola rotonda che ha voluto riprendere i temi principali dell’esposizione, ma anche tracciare la futura evoluzione della città. Un convegno che ha visto sei relatori d’eccezione, equamente suddivisi tra architetti e storici tra i più autorevoli a livello nazionale (e con una carriera di prim’ordine anche all’estero), ossia Mia Roth Čerina, Mirko Sardelić, Saša Begović, Tvrtko Jakovina, Leo Modrčin e Joško Belamarić. Moderatore Vedran Mimica, docente presso l’Illinois Institute of Technology di Chicago, nonché membro del Consiglio scientifico internazionale dell’Università di Fiume e uno dei curatori della mostra. In apertura tutti loro si sono detti piacevolmente colpiti da come è stata concepita la mostra Fiume Fantastika e dal suo concept visuale. Così Mia Roth Čerina ha osservato che la mostra “offre una chiave di lettura diversa della città”; Mirko Sardelić ha evidenziato che “dalla sua architettura si capisce come Fiume abbia ‘rubato’ il meglio da ogni sovranità che l’ha governata”; Tvrtko Jakovina ha invece ribadito come Fiume possieda “un patrimonio industriale immenso come poche altre città europee”, per poi spezzare una lancia a favore del tanto discusso progetto della Galeb sottolineando come sia “triste che un Paese come la Croazia, un tempo una vera e propria potenza internazionale nel settore della cantieristica navale, a oggi non abbia nemmeno una nave-museo”.
Fiume come Genova
Parlando invece del suo futuro sviluppo, Saša Begović l’ha paragonata al capoluogo ligure. “Negli ultimi 50 anni Genova è passata da 800 a 600mila abitanti. Un tempo il suo porto arricchiva direttamente la città, mentre ora invece non è altro che uno dei tanti scali intermedi da cui le merci passano per raggiungere altre destinazioni. Temo che questo stesso destino attenda ora Fiume”.
Un altro dei punti centrali della discussione è stato il rapporto tra l’Università e la città. A questo proposito Mia Roth Čerina ha detto che è stato un errore far sorgere il campus universitario a Tersatto, isolandolo di fatto dal centro città. Le ha fatto eco Joško Belamarić aggiungendo che gli studenti universitari non si vedono in giro, malgrado ce ne siano 20mila (“Non è come Bologna dove hai proprio la sensazione di trovarti in una città universitaria). Di contro, Saša Begović ha replicato sostenendo che “una città non diventerà più viva trasferendovi in centro migliaia di studenti”.
Questioni demografiche
Mischiati tra il pubblico c’erano anche il sindaco Vojko Obersnel, la rettrice dell’Ateneo Snježana Prijić Samaržija e il noto architetto fiumano Idis Turato. Nel momento in cui è stato affrontato l’argomento del crollo demografico, il primo cittadino si è sentito chiamato in causa. “Ricordo che nonostante il calo Fiume rimane tutt’oggi una delle città croate con la più alta densità demografica. Inoltre, il 50% di coloro che abitano nel circondario lavora a Fiume, per cui ci ritroviamo con una forte migrazione giornaliera verso la città. Ecco perché sbaglia chi sostiene che Fiume sia una città priva di vita”.
Subito dopo è arrivata la pronta risposta della rettrice. “Ma se la maggior parte delle persone la percepisce così, un motivo dovrà pur esserci”, ha replicato aggiungendo che la città sia priva di una sua identità.
A quest’affermazione Idis Turato, una figura mai banale, ha sorpreso tutti con la sua risposta. “Fiume non ha un’identità? Ma è una cosa bellissima. Il mio sarà anche un ragionamento poco razionale, però se ci pensate bene questa mancanza d’identità ci rende diversi dagli altri e io questo lo trovo meraviglioso”.

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