«Fiume città nuvola» L’identità e il legame con le proprie radici

Ha avuto luogo presso il Salone delle Feste della Comunità degli Italiani di Fiume la sessione pomeridiana del convegno dedicato al carteggio tra Gino Brazzoduro e Paolo Santarcangeli (1981-1984), tenutosi ieri nell'ambito del 62esimo Raduno degli esuli a Fiume

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«Fiume città nuvola»  L’identità e il legame con le proprie radici
Corinna Gerbaz Giuliano, Gianna Mazzieri-Sanković, Maja Đurđulov e Florinda Klevisser Foto: Ivor Hreljanović

FIUME | Ha avuto luogo presso il Salone delle Feste della Comunità degli Italiani di Fiume la sessione pomeridiana del convegno “Fiume città nuvola. Polvere dei nostri pensieri”, dedicato al carteggio tra Gino Brazzoduro e Paolo Santarcangeli (1981-1984), tenutosi ieri nell’ambito del 62esimo Raduno degli esuli a Fiume. Ricordiamo che l’iniziativa è promossa dall’Associazione Fiumani Italiani nel Mondo, dalla Comunità degli Italiani di Fiume e dal Dipartimento di Italianistica dell’Università di Fiume.

Il doppio esilio di Santarcangeli
In veste di moderatrice Florinda Klevisser, la quale ha rilevato che il filo conduttore dei tre interventi previsti fosse il tema dell’identità e del legame con le proprie radici. La prima a rivolgersi ai presenti, da remoto, è stata la prof.ssa Simona Nicolosi dell’Università di Szeged in Ungheria, che ha trattato il tema del doppio esilio di Paolo Santarcangeli, un intellettuale di frontiera portatore di una doppia cultura.

La prof.ssa Nicolosi ha spiegato che l’opera di Santarcangeli è un anello di congiunzione tra la cultura italiana e quella ungherese e che il numero due ritorna più volte nella vita dell’autore. Santarcangeli ha vissuto due esili, quello di ebreo nella Seconda guerra mondiale e di fiumano nel secondo dopoguerra, ai quali si aggiungono anche due solitudini: quella storica di ebreo ed esule e quella esistenziale, di uomo. La studiosa ha spiegato che prima dello scoppio della Seconda guerra mondiale, il nome dell’autore, Paolo Schweizer, si trovò nell’elenco degli ebrei apolidi da allontanare dal Regno d’Italia in caso di guerra, mentre in seguito allo scoppio del conflitto il suo nome figurò nell’elenco degli ebrei apolidi da internare nei campi di concentramento. L’autore riuscì a trovare rifugio e ad evitare l’internamento e dopo la guerra cambiò il suo cognome in Santarcangeli. Fondò nel 1965 all’Università di Torino la cattedra di lingua e letteratura ungherese. La prof.ssa Nicolosi ha rimarcato che nonostante le doppie solitudini e i traumi che ha sofferto nella vita, Santarcangeli nelle sue opere non è mai nichilista né disperato, in quanto “nell’incertezza dimora la speranza”.

Nostalgia per una Fiume che non c’è più
Da remoto, più precisamente dal Canada, è intervenuto il prof. Konrad Eisenbichler dell’Università di Toronto, il quale ha presentato il tema “‘Fora de casa me xe nato un fio’: identità fiumana in Canada”. Lo studioso ha analizzato la poesia intitolata appunto “Fora de casa me xe nato un fio” del fiumano Gianni Angelo Grohovaz cercando al contempo di rispondere alla domanda che cosa voglia dire essere fiumani quando si nasce lontano da Fiume. Eisenbichler ha spiegato che alla nascita del suo secondo figlio nel Canada, Angelo Grohovaz si chiede sulla sua identità. Lo studioso si è soffermato sui diversi significati dell’espressione “nascere fuori casa”, che può essere intesa come nascere lontano da Fiume o nascere fuori dal matrimonio. Stando al prof. Eisenbichler, l’espressione ha anche connotazioni religiose, facendo riferimento a Gesù Cristo e alla sua “nascita fuori casa”.

Nella poesia di Grohovaz, ha continuato lo studioso, il neonato piange e non trova pace finché non torna a casa a Fiume, come suo padre. Nella prima strofa della poesia, Grohovaz descrive la città con tutti i suoi quartieri, mentre nell’ultima si rivolge direttamente a Fiume, ma non alla Fiume di oggi, bensì a quella di un tempo. Lo studioso si è soffermato quindi sul fatto che i fiumani del Canada hanno preferito dare ai loro figli nati oltreoceano un nome francese o inglese per facilitare la loro integrazione nella società nordamericana, concludendo come “la fiumanità della seconda generazione non si riflette nel nome, ma in ciò che si fa, nei cibi, nella partecipazione alle associazioni giuliano-dalmate, nel ricordo della terra dei genitori”.

Spessore intellettuale di livello europeo
Da remoto ai presenti si è quindi rivolto l’ex ambasciatore croato in Italia, Damir Grubiša, il quale ha commentato il volume dedicato al carteggio tra Gino Brazzoduro e Paolo Santarcangeli definendolo molto importante in quanto dimostra che quando due intellettuali fiumani discettano i loro pensieri hanno una profondità e uno spessore di livello europeo. Ha osservato che Fiume era un crogiuolo di culture che interloquivano tra di loro e ha rilevato che traducendo in croato il loro scambio epistolare si è imbattuto in una forma di “sindrome fiumana”, la quale si riscontra sia negli esuli che in coloro che sono rimasti e si traduce in una ferma intenzione di mantenere la loro identità fiumana.

Il 120º anniversario della nascita di Ramous
In seguito, le docenti del Dipartimento di Italianistica di Fiume, Gianna Mazzieri-Sanković, Corinna Gerbaz Giuliano e Maja Đurđulov, hanno presentato gli Atti del convegno 2024 dedicato a Osvaldo Ramous. La responsabile del Dipartimento, Corinna Gerbaz Giuliano, ha spiegato che gli atti sono usciti in concomitanza con il 120esimo anniversario della nascita di Ramous e ha annunciato che prossimamente verrà pubblicato l’e-book sul convegno dedicato a Franco Vegliani.

Gli Atti, curati da Gianna Mazzieri-Sanković e Maja Đurđulov, contengono i contributi di Elvio Guagnini (Università di Trieste), Francesco De Nicola (Università di Genova), Cristina Benussi (Università di Trieste), Sanja Roić (Università di Zagabria) Corinna Gerbaz Giuliano, Maja Đurđulov, Damir Grubiša, Ilona Fried, Martina Sanković Ivančić, Marinko Lazzarich, Diego Zandel, Gianna Mazzieri-Sanković, Ariana Paljuh e Robert Predovan.

Il convegno si è concluso con l’intervento di quattro studenti delle classi IIIT e IIIL della Scuola media superiore italiana, che hanno recitato le poesie di Gino Brazzoduro, istruiti dalla loro insegnante Rina Brumini. Nina Krizman ha letto “Dopo l’incendio” e “Vecchio tram”, Iskra Ivančić ha proposto “Città di sera”, Roža Antonia Marulić ha presentato “Dialogo con la cometa”, mentre Leonarda Peha ha letto la poesia “Poeta di Fiume”.

 

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