Filodrammatica. 135 anni di cultura nel cuore di Fiume

Progettato dall’architetto fiumano Giacomo Zammattio e inaugurato nel 1890, il palazzo in Corso rappresenta uno dei più significativi esempi di architettura teatrale di fine Ottocento e continua, ancora oggi, a essere un punto di riferimento per la vita culturale e sociale della città

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Filodrammatica. 135 anni di cultura nel cuore di Fiume
La facciata della Filodrammatica Foto: Željko Jerneić

In pieno centro a Fiume, nella parte principale (a ovest) del Corso, si erge un edificio che da oltre un secolo – per la precisione 135 anni – accompagna la vita culturale della città, trasformatosi nel tempo senza, però, mai perdere la propria vocazione originaria. Nato dall’iniziativa della Società Filodrammatica e progettato dall’architetto fiumano Giacomo Zammattio, il palazzo della Filodrammatica rappresenta uno dei più significativi esempi di architettura teatrale e sociale della Fiume di fine Ottocento. Tra ambizioni artistiche, vincoli urbanistici e una ricca decorazione ispirata ai modelli dell’Europa centrale – scrive la ricercatrice Nana Palinić nella sua monografia “Riječka kazališta” (I Teatri fiumani) –, l’edificio racconta una storia di musica, teatro e mondanità, ma anche di adattamenti e continuità d’uso che arrivano fino ai giorni nostri. Un racconto che intreccia architettura, arte e memoria urbana, restituendo l’immagine di una città cosmopolita che, nel periodo in cui il palazzo venne costruito, era in piena ascesa. L’anno di riferimento è il 1888, quando la Società Filodrammatica, grazie a prestiti e alla cospicua fondazione dell’industriale Annibale Ploech, acquistò Casa Struppi per costruire al suo posto un edificio sociale. Come progettista del palazzo fu scelto l’architetto fiumano Giacomo Zammattio, che in quel periodo progettava e realizzava anche il nuovo quartiere di Braida e il palazzo della Cassa di Risparmio comunale in zona Dolac. Per le esigenze della società, la cui orchestra contava più di sessanta membri, l’architetto progettò un edificio moderno ispirato agli istituti musicali dell’Europa centrale. Il lotto allungato e inadeguato, la cui parte più stretta si estendeva lungo l’allora via Guberniale (oggi Corso), creava notevoli difficoltà, costringendo l’architetto a scendere a compromessi. Per poter realizzare una caffetteria al pianterreno, l’ingresso fu collocato lateralmente; la scala principale venne ridotta e sistemata accanto all’accesso carrabile, mentre il foyer risultò sottodimensionato. Inoltre, il pianterreno comprendeva diversi ambienti minori destinati alle prove e una sala più grande per gli spettacoli, orientata verso la strada. La grande sala, ben allestita e dotata di attrezzature sceniche, era in realtà un piccolo teatro sontuoso con platea, un piccolo balcone e il palcoscenico. La stessa occupava il primo e il secondo piano dell’edificio.

Disposizione degli spazi
Nell’atrio quadrato del primo piano, sulla sinistra era collocato l’ingresso centrale alla sala, sulla destra l’ingresso alla sala per le pause, mentre frontalmente si accedeva a un corridoio lungo il quale si susseguivano ambienti di varie dimensioni, i servizi igienici e una scala di servizio; dal corridoio esisteva, inoltre, un collegamento diretto con la sala e con il palcoscenico. La parte maggiore del secondo piano era occupata dallo spazio aereo della sala e del palcoscenico, sul fondo del quale si trovava una piccola galleria raggiungibile tramite la scala principale. Lo spazio lungo la facciata principale era suddiviso in una serie di ambienti sociali, mentre quello lungo il corridoio era destinato a un’unica grande sala. Al terzo piano la disposizione era quasi identica: qui si trovava la copertura della sala e una serie di ambienti lungo le facciate meridionale e orientale. La sala aveva pianta rettangolare, mentre il palcoscenico era trapezoidale, risultato dello sforzo di sfruttare al massimo il lotto esistente. La platea non era realizzata in pendenza, affinché la sala potesse essere utilizzata anche per eventi danzanti. Quattro grandi finestre erano orientate verso il cortile, e anche il palcoscenico presentava una finestra collocata centralmente sulla parete di fondo. Tutte le aperture, oltre alla loro imprescindibile funzione decorativa, erano importanti anche per la ventilazione naturale della sala. Le ricche decorazioni in stucco rococò e la grande composizione pittorica con allegorie della musica, della danza e del dramma al centro del soffitto furono realizzate dal pittore triestino Eugenio Scomparini, mentre i busti dei musicisti collocati nelle nicchie furono opera dello scultore viennese Ludwig Strichius. La decorazione, coerente con lo spirito del rococò, ricopriva tutte le superfici della sala, senza lasciare nemmeno il minimo spazio vuoto. A eccezione della sala, tutti gli ambienti interni erano arredati nello stile del neorinascimento, in particolare del Cinquecento italiano.

Ricca facciata
La facciata era realizzata nello stile dell’alto Rinascimento italiano e del manierismo. Sopra il basamento bugnato del pianterreno, scandito da portali ad arco, Zammattio collocò gigantesche semicolonne palladiane che iniziavano dal primo piano e si estendevano fino alla cornice sotto l’attico. Tra le stesse furono inserite grandi finestre ad arco a tutto sesto, ai lati delle quali erano interpolate figure femminili plastiche semidistese. Il pittore fiumano Giovanni Fumi dipinse, su disegni di Zammattio, i pannelli tra le finestre dell’attico. L’edificio fu completato dopo solo un anno di lavori e solennemente inaugurato nel 1890. Con la sua monumentalità, superò tutti gli edifici precedenti del Corso, realizzando il progetto dell’amministrazione cittadina e del suo Ufficio tecnico, grazie al quale il “cuore pulsante” fece assumere a Fiume i caratteri di una città cosmopolita in grande sviluppo.
Il giornale “La Bilancia” pubblicò nell’occasione il seguente articolo: “Negli ultimi due giorni sono state rimosse le impalcature dalla facciata ed essa si è ora mostrata in tutta la sua bellezza, mentre i passanti osservano il nuovo ornamento della città. Il progetto è opera dell’ingegnere Giacomo Zammattio, che contribuisce alla sua fama. Lo stile è quello della fine del XVII secolo (Seicento). È ricca di colonne, cariatidi, maschere e ornamenti, di elementi decorativi eseguiti dal signor Ludovico Strichtius di Vienna, di cui ci si può vantare. Al di sopra della cornice, il pittore Giovanni Fumi ha dipinto su fondo dorato sette quadri con emblemi analoghi alla funzione per la quale l’edificio è stato costruito. La facciata è armoniosa, possente e graziosa”.

Funzioni
La funzione della sala teatrale è stata mantenuta ininterrottamente fino a oggi; dopo la Seconda guerra mondiale, quando l’edificio fu trasformato nella Casa dell’Esercito Popolare Jugoslavo, le fu aggiunta anche una funzione cinematografica. Le destinazioni d’uso del pianterreno, tuttavia, cambiarono nel tempo: nel periodo tra le due guerre, fu adattato a sede bancaria, dopo il 1945 a ristorante militare, mentre oggi ospita una caffetteria. Nel periodo più recente, il palazzo aveva assunto anche una funzione bibliotecaria. Tra la metà del 2015 e il 4 settembre 2023, la Filodrammatica ha infatti ospitato al pianoterra una parte della sede dislocata della Biblioteca civica di Fiume. Il trasferimento, avvenuto tra giugno e luglio 2015 negli spazi dell’ex libreria VBZ, nacque come soluzione temporanea per ampliare l’offerta e gli spazi della biblioteca. In questi ambienti trovò posto principalmente la collezione di narrativa, alla quale si aggiunse successivamente anche il Dipartimento di lingue straniere. La chiusura della sede bibliotecaria della Filodrammatica, avvenuta il 4 settembre 2023, segnò l’avvio del trasferimento definitivo delle collezioni nella nuova sede della Biblioteca civica, situata nel Quartiere artistico “Benčić”, ponendo così fine a un’esperienza durata circa otto anni.
Oggi l’edificio della Filodrammatica continua a svolgere un ruolo centrale nella vita culturale di Fiume, fungendo da importante centro culturale e da spazio operativo per numerose associazioni e organizzazioni attive nei diversi ambiti artistici e sociali.

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