L’ente culturale Festival Opatija di Abbazia ha un nuovo direttore, Marin Sušanj, subentrato a Ernie Gigante Dešković, che ha ricoperto questa carica per nove anni. Prendere in mano un’istituzione di rilievo come l’ente abbaziano non è sicuramente una cosa da poco e richiede dal nuovo responsabile impegno fin dal primo giorno del mandato, che per Sušanj è iniziato il 13 febbraio scorso. In un breve colloquio, abbiamo voluto conoscere meglio la direzione di sviluppo dell’istituzione che Marin Sušanj intende intraprendere nei prossimi quattro anni.
Nel suo programma ha annunciato l’intenzione di rafforzare la collaborazione con gli attori locali, regionali e nazionali e un coinvolgimento più attivo della comunità locale nella creazione e nella fruizione dei programmi culturali. Ci può fare un esempio concreto?
“L’idea è attivare e rafforzare la collaborazione con tutti i succitati attori sia nel contesto di organizzazione di contenuti culturali che di sviluppo del pubblico, il quale di conseguenza diventa anch’esso creatore. Inoltre, l’idea è ‘sfruttare’ ciò che abbiamo a disposizione. Ad esempio, con il Centro Gervais, Abbazia ha ottenuto un’infrastruttura che mi sembra poco utilizzata. Se osserviamo soltanto la nostra città, qui sono attive persone e collettivi che possono proporre laboratori di recitazione, musica e arte figurativa per bambini, giovani e adulti, per cui il mio piano è creare le condizioni per ottenere davvero un centro culturale che soddisfi le necessità pubbliche nel campo della cultura. Non mi riferisco qui soltanto ai laboratori, bensì a contenuti utili, divertenti ed educativi, di qualità, capaci di riempire il tempo libero. Per quanto riguarda il rafforzamento della collaborazione con gli attori nazionali, prendo l’esempio della Radiotelevisione croata (HRT). La Televisione nazionale ama molto Abbazia e, oltre all’organizzazione del Festival Dora, abbiamo un grande potenziale per migliorare la collaborazione con reciproca soddisfazione”.

Offerta durante tutto l’anno
Uno dei suoi obiettivi è ampliare le attività programmatiche anche nella bassa stagione nel Centro Gervais e sulla Scena estiva. Ha già previsto quali saranno i programmi che vi si avvicenderanno fuori stagione?
“In questo momento non abbiamo ancora dei programmi concreti, in quanto per realizzarli abbiamo bisogno di un po’ di tempo. Mi ricordo, però, di tempi in cui a maggio, ma anche a settembre e a ottobre godevamo dei concerti sulla Piccola scena estiva e sono convinto che ci sia un pubblico per questo tipo di eventi. C’è poi la possibilità di montaggio di una copertura temporanea della quale la Scena estiva disponeva in passato. E poi, perché non pensare al potenziale sportivo-ricreativo, economico e culturale della Scena estiva nella bassa stagione. Insomma, le idee ci sono e sta a noi creare le condizioni per realizzarle”.
Qual è secondo lei l’aspetto migliore del Festival Opatija e quale segmento invece necessita di ulteriore attenzione?
“L’asso nella manica del Festival sono senza dubbio i suoi dipendenti, che ‘vivono’ per questo ente. Si tratta di un collettivo piccolo, ma eccellente e dedito al suo lavoro. Anche l’infrastruttura c’è, ma a primo acchito ritengo che sia necessario investire parecchio nella manutenzione e nell’attrezzatura. Un vantaggio dell’ente è anche il fatto che ci troviamo ad Abbazia, una città importante, il che rappresenta di conseguenza una grande responsabilità. Il difetto del programma estivo, a detta dei promotori e manager con i quali ho avuto modo di parlare, è l’impressione che i vari soggetti in città non collaborano e non percepiscono i vantaggi comuni dell’offerta culturale in città, soprattutto nei mesi estivi”.
Aprirsi ai cittadini
Negli ultimi anni, sulla Scena estiva sono stati organizzati numerosi concerti di stelle internazionali nei mesi estivi. Ha intenzione di proseguire in questa direzione? Può annunciare qualche ospite importante in Abbazia nei prossimi mesi?
“Il mio piano è mantenere e migliorare ulteriormente questo ‘standard’. Anche se ho preso in mano l’ente in un periodo ‘strano’ per quanto riguarda la pianificazione del programma estivo, il mio obiettivo è senza dubbio quello di portare ad Abbazia dei grandi nomi e rendere la città ancora più appetibile come destinazione. Per questo motivo stiamo già lavorando al programma per la prossima estate, ma non vorrei ancora sbilanciarmi con i nomi. Ne riparleremo presto”.
In quali segmenti del Festival Opatija vede il maggior potenziale di sviluppo?
“Vedo il maggior potenziale di sviluppo nella possibilità di aprire il Centro Gervais a una migliore collaborazione con il settore civile e con le istituzioni cittadine, le imprese e gli alberghi. Credo che sia possibile fare molto con qualche dipendente in più, soprattutto nel segmento dell’organizzazione, dal momento che mi sembra che il Festival si sia orientato in primo luogo sulla mediazione nel campo della cultura. Sono sorpreso dalle reazioni positive nel contesto della mia nomina, che è per me un ulteriore stimolo a favorire l’apertura dell’ente alla collaborazione”.
Il sostegno non manca
Che cosa l’ha spronata a candidarsi a direttore dell’ente?
“Circa dodici anni fa, in veste di abitante di Abbazia ed ex volontario, avevo svolto al Festival Opatija il percorso di abilitazione professionale. Nonostante avessi sempre amato la Scena estiva e tutto ciò che essa rappresentava per gli abitanti e le abitanti di Abbazia, durante il periodo di ‘tirocinio’ me ne ero innamorato e ho iniziato a coltivare l’idea di gestire questo ente. Credo di avere l’esperienza professionale, la formazione, il desiderio e la volontà, nonché il sostegno della comunità e dei dipendenti dell’ente, ovvero di tutto il necessario per poter fare la differenza assieme ai miei colleghi. Insomma, mi sono candidato perché sono convinto che il Festival Opatija possa e debba fare meglio”.
Qual è la sua opinione sull’offerta culturale in Abbazia e sul Quarnero in generale? Che cosa manca e che cosa bisognerebbe coltivare di più?
“Ritengo che ad Abbazia, concretamente, manchino delle attività quotidiane destinate ai bambini e ai giovani, salvo quelle sportive. E credo che da noi manchi una maggiore cultura di educazione del pubblico, ovvero dello sviluppo dei futuri creativi. Mi sembrano inoltre molto interessanti i programmi di volontariato culturale che vengono portati avanti a Fiume. Il Festival Opatija è un ente di prestigio, che vanta dipendenti capaci e che si impegnano a mantenere lo standard di qualità, mentre insieme lavoreremo all’organizzazione, allo sviluppo di reti di collaborazione e alla creatività. Tutto per migliorare la nostra piccola e, al contempo, grande comunità”.
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