Festival Opatija. Il 2020 chiude in positivo

Ernie Gigante Dešković, direttore dell’ente, racconta le sfide affrontate quest’anno, le lezioni imparate e rivela i piani per il futuro

Foto: GORAN ŽIKOVIĆ

La seconda metà del mese di dicembre è sempre un periodo in cui si tirano le somme di tutto ciò che è accaduto durante l’anno, si fanno gli inventari, si chiudono i bilanci e ci si prepara a ricominciare da zero. Il 2020 ci ha dato tanto materiale da valutare, ci ha costretti a ripensare il nostro rapporto con la cultura, con gli eventi di massa, i nostri rapporti con le altre persone. Le sfide che ci ha lanciato, anche se la pandemia dovesse ritirarsi in seguito alle vaccinazioni, lasceranno sicuramente delle cicatrici su tutti coloro che hanno vissuto in prima persona il virus. Gli operatori e le istituzioni culturali sono stati colpiti tra i primi dalle misure epidemiologiche, in quanto la cultura è considerata un prodotto non essenziale, un settore senza il quale si può stare, un servizio da sospendere in quanto crea assembramenti. In un breve colloquio, il direttore del Festival Opatija, Ernie Gigante Dešković, che ricopre questa carica dal 2017, ci ha raccontato com’è stato il 2020 ad Abbazia e quali sono i piani per l’anno a venire.

Come avete trascorso il primo lockdown nei mesi primaverili?
“Dal momento che organizziamo moltissimi eventi internazionali, sono in contatto quasi quotidianamente con i colleghi all’estero e quindi ero al corrente già all’inizio del 2020 di ciò che stava succedendo in Italia e in Slovenia. Non era difficile concludere che presto scenari del genere si sarebbero potuti verificare anche in Croazia. All’inizio di marzo ero a Lubiana, nel periodo in cui erano in corso i preparativi per il concerto di Andrea Bocelli, il quale è stato cancellato all’ultimo momento proprio a causa del virus. In quel momento ho capito che sarebbe stata questione di giorni prima che le stesse misure venissero introdotte anche in Croazia. Ad Abbazia siamo riusciti a organizzare il concerto di Toni Cetinski in occasione della Giornata della donna, l’8 marzo, ma poi è stato chiuso tutto ed è iniziato il primo lockdown. Uno dei primi passi è stato quello di attivare un management della crisi per gestire la situazione al meglio, rimandare tutto il possibile, proteggere i nostri dipendenti, il pubblico, gli artisti e preservare ogni kuna investita nei progetti andati a monte. ”

A quali programmi avete dovuto rinunciare e quali sono soltanto slittati?
“Non abbiamo rinunciato a niente, abbiamo soltanto rimandato le date delle manifestazioni. Quello che era stato pianificato e che a causa delle misure non si è potuto svolgere è stato spostato a un periodo che si reputava sarebbe stato più tranquillo e avrebbe visto la riapertura. Alcuni appuntamenti sono slittati di uno o due mesi, mentre altri sono entrati nel cartellone della stagione successiva”.

Ci sono stati dei nomi importanti a livello internazionale che hanno rinunciato a esibirsi ad Abbazia?
“Nessuno. Siamo riusciti a gestire tutti gli accordi in modo da trovare una data per tutti gli artisti, cantanti e compagnie teatrali che avevano in piano di visitare Abbazia.”

Alcuni eventi, però, sono stati cancellati, come ad esempio il Festival RetrOpatija, nonostante avesse dovuto tenersi all’aperto…
“RetrOpatija è una manifestazione tradizionalmente organizzata dall’Ente turistico, quindi non sono al corrente dei motivi per i quali si è deciso di cancellarla, anche se con l’estate si è verificato un allentamento delle misure. Noi abbiamo portato ad Abbazia il più grande evento dedicato alla musica disco in tutto l’Adriatico, un incontro musicale che si è tenuto sulla Scena estiva, ma anche il musical e il programma di operette. Tutto si è svolto nella settimana nella quale era previsto il Festival RetrOpatija e in questo modo siamo riusciti comunque a evocare un periodo del passato in cui la cultura e la musica avevano uno spazio particolare nella nostra società. Migliaia di persone hanno apprezzato e sostenuto quest’iniziativa. Il Festival RetrOpatija, proprio come tutte le altre manifestazioni di questo tipo quest’anno non ha ottenuto il disco verde dalla Protezione civile e quindi abbiamo dovuto rimandarle all’anno prossimo.”

Quali sono i piani per dicembre, ovvero per il periodo dell’Avvento, di Natale e Capodanno?
“Tutto è nelle mani della Protezione civile. Quello che verrà approvato si farà, quello che verrà vietato sarà rimandato a un altro momento”.

Quest’anno avete avuto più fortuna con i programmi sulla Scena estiva o nel Centro Gervais?
“Non è possibile fare confronti di questo tipo, in quanto si tratta di due spazi concettualmente completamente diversi. I loro ruoli sono distinti, ma si completano a vicenda. Se prendiamo in considerazione il periodo della pandemia, le restrizioni, i divieti di operare e tutto il resto, possiamo affermare che il 2020 è stato un anno tutto sommato di successo, in quanto abbiamo realizzato molto più di quanto avremmo mai potuto sognare. A marzo sembrava tutto perduto, ci pareva che il resto dell’anno sarebbe stato un disastro, eppure già dalla fine del lockdown primaverile e fino ad ora siamo riusciti a proporre un programma quotidiano più che soddisfacente. Ovviamente il tutto si è dovuto adeguare alla misure in vigore, ma anche in queste condizioni, gli spettacoli per bambini e adulti, i concerti, le proiezioni, le mostre e tanti altri eventi culturali hanno continuato a susseguirsi senza sosta”.

Com’è la situazione con la Casa svizzera?
“La Casa svizzera è una bellissima struttura che noi usiamo per allestirvi mostre tematicamente legate al periodo austroungarico o comunque che riguardano in un modo o nell’altro l’influsso dell’Austria-Ungheria sul tessuto urbano di Abbazia. Finora la Casa svizzera ha ospitato una bellissima mostra di vestiti dell’imperatrice Elisabetta, comunemente nota come Sissi, mentre in seguito abbiamo allestito una mostra di porcellane imperiali. Per allestire mostre di questo tipo collaboriamo spesso con i colleghi dall’Ungheria e dall’Austria e quindi in questo momento, essendo chiusi i confini, abbiamo messo un po’ in disparte gli eventi legati a questo spazio. Appena sarà possibile, però, abbiamo in piano di realizzare una nuova mostra di questo tipo”.

La distanza sociale, ovvero il distanziamento imposto al pubblico ha ridotto il numero di spettatori. Quali conseguenze ha avuto questa misura sulle finanze del Festival Opatija? È sostenibile organizzare eventi nel rispetto delle misure epidemiologiche?
“In questa domanda sono racchiusi molti più quesiti di quanto potrebbe sembrare a prima vista. Innanzitutto, reputo necessario illustrare ciò che sta succedendo in questo momento nella cultura. Gli eventi in questo settore, ovviamente non tutti, non sono da considerarsi un’attività che mira al profitto, almeno non nel senso di un’entrata unica e isolata nel tempo. Se guardassimo a tutte le attività culturali attraverso questa lente, probabilmente non vedremmo mai più né un’opera né uno spettacolo per bambini in Croazia. Dunque, per iniziare dobbiamo porre il discorso nel suo giusto contesto. In secondo luogo, se mirassimo soltanto all’entrata finanziaria principale, ovvero alla vendita dei biglietti, perderemmo di vista quelli che sono gli obiettivi secondari e terziari del nostro lavoro, come ad esempio la promozione turistica di una destinazione, che ha conseguenze positive su tutti i settori della nostra economia. Detto in modo più semplice, per capire se un evento culturale abbia avuto successo o meno non è essenziale la vendita dei biglietti, bensì il fatto se sia stato raggiunto o meno il fine che ci siamo prefissi. Se ciò è avvenuto, allora abbiamo fatto bene il nostro lavoro. Nel periodo della pandemia gli obiettivi erano il prosieguo del programma, lo sfruttamento al massimo del numero di posti concessi dalla Protezione civile e la stabilità finanziaria. Tutti e tre sono stati raggiunti con successo. Per questo motivo posso affermare già adesso che non chiuderemo l’anno in perdita, in quanto siamo riusciti ad adeguarci prontamente alla nuova situazione. Pertanto, alla domanda se sia sostenibile o meno organizzare concerti e spettacoli in queste condizioni la risposta è sì, ma a condizione che siate riusciti a garantire entrate maggiori rispetto alle spese, oppure che il divario sia compensato da un utile di altro tipo, ma sempre legato all’organizzatore”.

Si possono fare piani a lungo termine in un periodo talmente instabile come quello che stiamo vivendo e state già pensando a cosa proporre al pubblico nel 2021?
“I piani a lungo termine si possono e si devono sempre fare, in quanto è il lavoro stesso che lo esige. In questo momento, però, dobbiamo renderci conto che tutti i piani e quindi anche quelli per un futuro più lontano devono essere flessibili e li dobbiamo prendere con un po’ di riserva perché non possiamo mai sapere quale nuova misura epidemiologica ci porterà il domani, oppure se rimarranno in vigore le misure di ieri. Per gli organizzatori si tratta di momenti di estrema tensione, soprattutto in vista di grandi manifestazioni. Per ora speriamo che il virus si ritiri quanto prima per poter ritornare alla normalità. Per il 2021 stiamo preparando un sacco di cose, tra cui buona parte dei programmi che sono slittati dal 2020 a causa del Covid-19, come per esempio il concerto del trio italiano Il Volo, previsto per il 4 luglio del 2021, oppure il balletto maschile più famoso, Trockadero de Monte Carlo, di New York. Poi ci sono ovviamente altri eventi che erano comunque in programma per l’anno prossimo.”

Se potesse ritornare al mese di marzo, cosa cambierebbe?
“Nulla. Reputo che tutto ciò che è stato fatto sia stato fatto bene”.

Qual è stato il momento più difficile di quest’anno?
“Di momenti ce ne sono stati tanti perché l’Unità di crisi continuava a modificare i decreti di giorno in giorno e molte decisioni erano talmente assurde che la loro applicazione era impossibile. Altre erano incompiute o incomprensibili, aperte a diverse interpretazioni che in tutti noi hanno generato dubbi e insicurezze”.

Il numero di visitatori di Abbazia è sceso drasticamente a causa della pandemia. Di quanto è sceso il numero di spettatori degli eventi del Festival Opatija?
“In questo momento non disponiamo di dati esatti, ma una volta che l’anno sarà concluso analizzeremo anche questa variabile.”

Facebook Commenti