Si è conclusa sabato 9 maggio, con lo spettacolo “Kako sam naučila voziti” (Come ho imparato a guidare) dell’Heartefact fund di Belgrado, la 31esima edizione del Festival internazionale delle Piccole scene. L’ultima pièce, proposta nell’atrio della Casa croata di Cultura (HKD) di Sušak, ha ottenuto il voto più alto del pubblico tra tutti i sei spettacoli presentati nell’ambito del Festival – 4,82 – e come tale è stata proclamata il migliore spettacolo della rassegna stando al giudizio del pubblico.
La scaletta finale degli spettacoli basata sui voti del pubblico colloca la pièce che ha inaugurato la manifestazione, “Il ritratto di Dorian Gray” dello Jugoslovensko dramsko pozorište di Belgrado, al sesto posto con il voto 4,22, mentre al quinto posto si trova “La voce umana” del Teatro Popolare Istriano – Teatro cittadino di Pola, che ha ottenuto il voto 4,24. Al quarto posto si colloca “Speed (kills content)” dell’Aktionstheater Ensemble di Dornbirn in Austria (4,47), al terzo “Inkubator” (Incubatore) dello Slovensko mladinsko gledališče di Lubiana (4,48) e al secondo “Matija” di Arterarij di Zagabria, che ha ottenuto il voto 4,71.
I premi
La giuria, della quale hanno fatto parte l’attrice zagabrese Jelena Miholjević (presidente), la drammaturga slovena Alja Predan e il rinomato regista fiumano Lary Zappia, ha conferito il premio “Nenad Šegvić” per il migliore spettacolo nel suo insieme a “Come ho imparato a guidare” di Paula Vogel, la cui regia è firmata da Tara Manić. La medesima pièce è stata insignita anche del premio “Anđelko Štimac” per la migliore regia, mentre il premio “Veljko Maričić” per il migliore attore protagonista è stato conferito a Svetozar Cvetković, sempre del succitato spettacolo belgradese. Il premio “Veljko Maričić” per la migliore attrice protagonista è stato assegnato a Dijana Vidušin per il monodramma “La voce umana”, la cui regia è firmata da Jug Đorđević. Il premio “Nenad Šegvić” per il migliore giovane attore/attrice è stato conferito a Marta Bogosavljević per il ruolo di Malecka in “Come ho imparato a guidare”, mentre il premio “Veljko Maričić” per il migliore ruolo comprimario è stato assegnato a Lina Akif per la sua interpretazione nello spettacolo “Incubatore”, la cui regia è firmata da Oliver Frljić.

Il premio “Darko Gašparović” per la migliore drammaturgia è andato a Patrik Lazić per il testo dello spettacolo “Matija”, mentre il premio “Ružica e Dorian Sokolić” per la migliore scenografia è stato conferito Igor Pauška, Slavica Janošević e Kristina Kokalj per l’“Incubatore”. Il premio “Veljko Maričić” per la migliore colonna sonora e l’esperimento sonoro è andato a Nevena Glušica per “La voce umana”. Come rilevato più sopra, il premio del pubblico “Dalibor Foretić” è stato conferito a “Come ho imparato a guidare”. È stato infine assegnato il premio “Mediteran” del quotidiano “Novi list”, che è andato all’attrice Dijana Vidušin per la sua interpretazione ne “La voce umana”. Questa è stata anche l’ultima edizione del Festival internazionale delle Piccole scene per la quale gli spettacoli sono stati selezionati da Jasen Boko. L’anno prossimo, è stato annunciato, questo compito sarà affidato a un nuovo selettore/selettrice.
Un collage scenico
Il penultimo giorno della rassegna, al Centro Gervais di Abbazia è andato in scena lo spettacolo “Speed (kills content)” dell’Aktionstheater Ensemble di Dornbirn in Austria, una produzione ideata e diretta da Martin Gruber. La compagnia teatrale è stata fondata da Gruber nel 1989 e per diversi anni ha messo in scena titoli classici incentrando la sua ricerca teatrale sulla sperimentazione. Nel 2008, il metodo di lavoro dell’Aktionstheater è cambiato radicalmente: la troupe ha rinunciato al materiale teatrale esistente e ha iniziato a sviluppare i propri spettacoli facendo affidamento in gran parte sulla collaborazione con musicisti e artisti visivi. Il focus della troupe è la riflessione sui problemi della vita contemporanea e ciascuna pièce nasce da una miscela di interviste con gli attori e da testi d’autore, mentre la drammaturgia è concepita come un collage e dà vita a una curiosa forma di teatro documentario.
Mosaico di esperienze personali
Lo spettacolo “Speed (kills content)” (La velocità (uccide il contenuto)), in linea con la poetica della compagnia teatrale, non ha una trama specifica ed è concepita come un mosaico di esperienze personali di ciascuno degli attori in scena. Si tratta di episodi di vita quotidiana che potremmo definire banali – la divertente storia dei punti fedeltà al supermercato, i traslochi da un appartamento all’altro, le questioni legate ai diritti sociali –, ma che creano frustrazione e stress che poi incidono sul benessere dell’individuo, lo spingono a comportarsi anche in maniera irrazionale e “uccidono il contenuto” della vita, privando le persone del tempo necessario per creare un’esistenza appagante.
La tensione costante, la frenesia della vita cittadina, il trambusto quotidiano si traducono in scena in monologhi e dialoghi nervosi, pronunciati a voce alta, praticamente gridati da ciascuno degli attori, mentre gli altri membri dell’ensemble, alla musica di una band sistemata sul lato sinistro del palcoscenico, danzano in continuazione una coreografia. Sullo sfondo della scena si snodano proiezioni video con sagome indistinguibili, che verso la fine della pièce assumono le fattezze di ciascuno dei sei attori. Il risultato è uno spettacolo ad alta tensione, in cui abbondano momenti di ilarità che però riflettono anche i lati più oscuri della vita. Gli attori, Zeynep Alan, Isabella Jeschke, Thomas Kolle, Kirstin Schwab, Tamara Stern e Benjamin Vanyek, hanno dimostrato un’ottima intesa in uno spettacolo fisicamente esigente e, potremmo dire, anche spossante. L’energica colonna sonora è stata curata dai musicisti Andreas Dauböck, Pete Simpson e Jean Philipp Viol.
Un tema difficile
Lo spettacolo che ha chiuso il Festival, “Come ho imparato a guidare”, per la regia di Tara Manić e con la drammaturgia di Milan Ramšak Marković, è stato allestito nell’atrio della Casa croata di Cultura (HKD) di Sušak. La pièce non si svolge in uno spazio scenico separato dalla platea, bensì si insinua tra il pubblico e lo coinvolge. Il testo è stato scritto nei primi anni Duemila da Paula Vogel e racconta la sua esperienza personale come vittima di incesto e abuso sessuale da parte di suo zio. Il testo racconta il rapporto di un uomo maturo con sua nipote senza giudicare, ma lasciando allo spettatore il compito di giungere a una conclusione. Nella pièce dell’Heartefact fund il punto di vista è quello della bambina, Malecka, che attraverso una serie di situazioni delinea lo sviluppo del loro rapporto e la subdola manipolazione emotiva dello zio. L’amore di Tečo, indubbiamente presente, nasconde un impulso sessuale inaccettabile, che ferisce la bambina fisicamente e psicologicamente. Le lezioni di guida si tramutano in occasioni di abuso e violenza fisica delle quali inizialmente la bambina non è pienamente consapevole, combattuta tra l’affetto per lo zio, che è effettivamente l’unica persona nella sua famiglia che si occupa di lei, e la sensazione che qualcosa sia sbagliato.
Pubblico e attori a contatto
Durante lo spettacolo, gli attori Marta Bogosavljević e Svetozar Cvetković recitano seduti accanto agli spettatori disposti intorno. Entrambi si spostano da una sedia all’altra, permettendo al pubblico di vederli da tutti i lati e di venire coinvolto nella storia. Le scene di abuso non vengono esplicitamente recitate, ma soltanto accennate, lasciando tutto all’immaginazione. Lo spettacolo adotta un impianto registico che trasforma il pubblico in testimone diretto di una situazione troppo comune nella società, ma di cui si preferisce non parlare. Il disagio è visibile sui volti degli spettatori e anche gli episodi impregnati di umorismo provocano un riso amaro. La recitazione è naturale, intensa e particolarmente coinvolgente a contatto così ravvicinato.
Svetozar Cvetković ha impersonato con sottile maestria uno zio attento e affettuoso, ma incapace di tenere a freno i suoi impulsi, di rendersi conto della sua perversione e del danno psicologico e fisico che infligge a sua nipote. Marta Bogosavljević è stata una vera forza della natura, un’attrice straordinariamente autentica, magnetica, che trasmette ogni emozione con una travolgente naturalezza e intensità. Nella sua interpretazione si legge un amore sincero per lo zio, ma anche la consapevolezza che ciò che le sta accadendo non è normale e non è affatto accettabile.
La 31esima edizione del Festival internazionale delle Piccole scene ha portato sul palco una vasta gamma di temi in cui si riflette il mondo contemporaneo, dilaniato da conflitti bellici e da fenomeni che si rivelano sintomi di una società incapace di stare al passo con i cambiamenti.
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