Federica Manzon, tra le più interessanti autrici italiane contemporanee, ha presentato presso la Biblioteca “Bogdan Ogrizović” di Zagabria il suo ultimo romanzo, “Alma”, uscito nel 2024 e che ha riscosso un significativo successo. Vincitore del Premio Campiello 2024 ed ex aequo del Premio Letterario Internazionale del Mare Piero Ottone 2025, “Alma” è “un’opera dove l’identità, la memoria e la Storia – personale, familiare, dei Paesi – si cercano e si sfuggono continuamente, facendo di Trieste un punto di vista da cui guardare i nostri difficili tentativi di capire chi siamo e dov’è la nostra casa”. L’incontro è stato organizzato dall’Istituto Italiano di Cultura di Zagabria e ha visto intervenire, oltre all’autrice, il direttore dell’IIC Gian Luca Borghese, Marko Hadjur e Vedran Bratušek di “Mozaik knjiga”, la casa editrice che ha pubblicato la versione croata del romanzo, tradotto da Barbara Šarić. Alla fine della presentazione il pubblico ha avuto l’occasione di parlare con l’autrice, che ha autografato le copie del libro dei lettori.
“Alma attraversa Trieste, ne attraversa le strade, i luoghi in cui è stata bambina, e le contraddizioni della città animano un po’ le contraddizioni che hanno caratterizzato la vita della protagonista. Si è trattato di un momento, sia per lei che per me, per riflettere su come la nostra geografia è in realtà sempre in rapporto con la nostra memoria familiare e di un pezzo di Europa”, afferma Federica Manzon. “Il romanzo non narra soltanto la storia di Alma ma anche quella dei suoi nonni, che portano un pezzo della memoria di Trieste, un pezzo d’Italia che è stata spesso a cavallo della Mitteleuropa; la storia del padre che è cresciuto in Jugoslavia e che poi si è trovato a perdere il proprio Paese”, aggiunge l’autrice, che dice che nel romanzo ha voluto esplorare “quali sono i luoghi a cui apparteniamo, qual è la nostra vera identità, quali sono gli elementi che ci definiscono”.

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