Lo storico Palazzo Bradamante di Dignano ha ospitato una delle tradizioni più vive della comunità locale. È stata presentata sabato sera l’antologia del premio letterario “Favelà”, un volume che racchiude la produzione dal 2003 al 2022 e celebra i primi vent’anni di una manifestazione nata per tutelare l’antica parlata romanza. L’evento, aperto dal presidente della Comunità degli Italiani di Dignano, Maurizio Piccinelli, ha tracciato il bilancio di un percorso culturale straordinario che unisce esuli e rimasti.

Un ponte tra esuli e rimasti
A illustrare il valore dell’opera è stato Fabio Donorà, in rappresentanza della Famiglia Dignanese, il quale ha ricordato che il premio sia nato nel 2003 come prima vera forma di collaborazione culturale tra l’Associazione degli Istriani esuli e la locale Comunità degli Italiani. Un cammino iniziato idealmente nel 1997 con lo storico incontro di Peschiera del Garda. Donorà ha voluto omaggiare la lungimiranza del presidente Luigi Donorà, che guidò la Famiglia Dignanese per oltre vent’anni affrontando anche le iniziali diffidenze di alcuni ambienti degli esuli. Quella scommessa in salita ha però dato i suoi frutti: un volume di ben 600 pagine che raccoglie gli scritti di 49 autori, salvando dall’oblio vecchi vocaboli ed espressioni. Donorà ha infine lanciato un appello alla partecipazione per il prossimo volume, invitando tutti a ritrovarsi tra meno di un mese “drio el campanil” per continuare a scrivere la storia di questa identità.

Il legame generazionale è stato il filo conduttore della serata, richiamando le parole storiche della maestra Anita Forlani: “Sono proprio i figli e i nipoti a dover stimolare le attività culturali per riscoprire l’indole dei bumbari doc, una comunità colpita dalla storia ma da sempre fiera della propria parlata”.
I saluti del presidente della Giunta esecutiva dell’Unione Italiana, Paolo Demarin, sono stati portati da Diriana Delcaro Hrelja della GE dell’UI, che ha definito l’antologia un’opera di immenso valore e una testimonianza concreta dell’impegno nel custodire l’istrioto dignanese. Anche la vicesindaca in quota CNI di Dignano, Manuela Geissa, portando i saluti del sindaco Igor Orlić e dell’amministrazione cittadina, ha voluto tributare un doveroso omaggio ai pionieri e ideatori del concorso, ricordando con affetto la maestra Anita Forlani e Luigi Donorà.

Il valore scientifico dell’istrioto
L’analisi linguistica è stata affidata a Isabella Matticchio, docente presso il Dipartimento di Italianistica della Facoltà di Lettere e Filosofia di Fiume ed esperta di bilinguismo e lingue minoritarie, che ha collaborato alla richiesta di iscrizione delle parlate istriote nel registro dei beni culturali immateriali della Croazia nel 2023. La professoressa Matticchio ha evidenziato come il “Favelà” sia stato il precursore di tutte le iniziative nate in seguito, un segno tangibile capace di unire i parlanti dignanesi oggi divisi tra Italia e Croazia. L’istrioto resiste oggi in forma scritta o orale in cinque località costiere: mentre a Dignano e Rovigno vanta una prestigiosa tradizione scritta, in centri come Valle e Gallesano è rimasto a lungo una lingua prevalentemente orale.

Le radici di questa lingua sono antichissime. Addirittura Dante Alighieri, nel suo “De vulgari eloquentia”, notò che gli istriani parlavano in modo diverso da veneziani e friulani, un riferimento che con ogni probabilità indicava proprio l’istrioto. I primi testi scritti risalgono alla prima metà dell’Ottocento, come dimostrato dalle ricerche d’archivio di Sandro Cergna sul sonetto del 1828 di Martino Fioranti. Oggi, tuttavia, questa ricchezza è a serio rischio di estinzione a causa dell’esiguo numero di parlanti e della scarsa trasmissione alle nuove generazioni.
La serata ha vissuto momenti di profonda commozione con la lettura di alcune poesie e l’intervento di Giuliana Donorà, emozionata nel vedere il compimento di vent’anni di versi, racconti e incontri comunitari. L’evento è stato arricchito dal talento della pianista Giulia Timea Fioranti. La conduzione della premiazione dei 49 autori è stata affidata a Paola Delton, ricercatrice del CRS di Rovigno, che ha guidato il momento clou della serata celebrando i custodi di questo patrimonio linguistico. L’antologia del “Favelà” non è solo il bilancio di vent’anni di concorso letterario, ma rappresenta un argine concreto contro la scomparsa dell’istrioto dignanese.

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