Ex Zuccherificio: il palazzo è un connubio di stili senza precedenti

Gli stucchi realizzati a Fiume nel XVIII secolo furono chiaramente influenzati dal neoclassicismo, il quale predomina in tutto l’edificio e rimpiazza il rococò

La facciata principale del Palazzo

La ristrutturazione del Palazzo dell’ex Zuccherificio, che ora ospita il Museo civico di Fiume nell’ambito del complesso Benčić, ha portato alla luce decorazioni, affreschi, stucchi e altri elementi architettonici testimoni di un tempo in cui l’arte era sinonimo di sfarzo e potere. Lo storico dell’arte, nonché docente al Dipartimento di storia dell’arte di Fiume, Damir Tulić, ha svolto una prolifica ricerca in merito e ha presentato i risultati all’incontro online organizzato dalla Cattedra per l’arte della prima età moderna presso il Dipartimento di storia dell’arte della Facoltà di Lettere e Filosofia di Fiume e dalla squadra di ricercatori nell’ambito del progetto ET TIBI DABO. Il titolo della lezione, corredata di straordinarie immagini non solo degli interni del Palazzo della direzione dell’ex Zuccherificio, ma anche di altri complessi architettonici affini, è “Stucchi nel Palazzo dell’ex Zuccherificio: committenti e artisti”.

Il Salon d’Hercule a Versailles e il Salone principale del Palazzo dell’ex Zuccherificio a confronto

Un terreno vergine fiumano

Tulić ha iniziato la sua lezione spiegando che del Palazzo della direzione si parla tanto, ma si sa poco. Il suo aspetto originale è stato preservato solo in parte, ma la struttura principale è conservata abbastanza bene. Purtroppo, finora non si è avuto uno studio più approfondito sul valore artistico del complesso, a parte il libro di Krasanka Majer e Petar Puhmajer del 2008 e alcune menzioni della storica dell’arte Radmila Matejčić, la quale si soffermò sugli stucchi nel contesto della “vecchia” storia dell’arte, senza dare peso ai maestri e ai modelli usati.

Un confronto tra il Salone delle feste dello Zuccherificio e Palazzo Barberini a Roma

”Nel 2012 ho lavorato su alcune chiese di Crikvenica e del Vinodol, risalenti al periodo dei Paolini – ha spiegato Tulić – e proprio nel corso di tali ricerche mi sono imbattuto in due nomi che – posso affermarlo con una certa sicurezza – sono i maestri responsabili delle decorazioni del Palazzo. Si tratta dei fratelli Clemente (1758) e Giacomo (1763) Somazzi, originari di Montagnola, un comune montano ora appartenente alla Svizzera. Nel corso degli anni ho trovato un numero sempre maggiore di indizi che mi portavano a loro”.

L’enigmatico acronimo SPRO al posto dello storico SPQR o Senatus Populusque Romanus

Il Palazzo come perla del neoclassicismo

Lo storico dell’arte ha iniziato la sua esposizione illustrando, innanzitutto, cosa sono gli stucchi e come vengono realizzati, nonché i tipi di stucchi che esistono tra cui quello più interessante è lo stuccolustro o scagliola, in quanto è stato usato in maniera massiccia nella decorazione del Palazzo e rappresenta un’ottima imitazione del marmo, con tanto di venature dipinte a mano. La scagliola è visibile in uno dei tre saloni del secondo piano.

Quello che rappresentò il momento clou nella storia del Palazzo fu l’incendio del 1785, in seguito al quale, nel 1786, l’edificio subì una ristrutturazione profonda. Nel 1789 venne decorato il Salone delle vedute o Salone Vierendeels, ma anche il secondo e il terzo piano, nonché il sottotetto, i quali furono maggiormente danneggiati dalle fiamme, ottennero un aspetto al passo con i tempi.

Il Salone delle vedute rivela il nome del committente, il direttore Peter Vierendeels, e il periodo storico

Gli stucchi realizzati a Fiume nel XVIII secolo furono chiaramente influenzati dal neoclassicismo, il quale predomina in tutto il Palazzo e rimpiazza il Rococò di origine francese, il quale vedeva nella presenza umana il fulcro dell’arte.

Tre medaglioni con elementi di chiara ispirazione neoclassica come ad esempio l’obelisco

Un’opera d’arte di respiro europeo

Il XVIII secolo è stato l’epoca della nascita del turismo, un periodo in cui il ceto più ricco di cittadini intraprendeva dei viaggi di studio per ammirare le bellezze architettoniche del continente e soprattutto dell’Italia. Una delle mete più gettonate di tali viaggiatori era, ovviamente, Roma, e soprattutto la Domus aurea di Nerone, alla quale seguiva Venezia. La Domus aurea con le sue pitture grottesche (un particolare tipo di decorazione pittorica parietale che affonda le sue radici nella pittura romana di epoca augustea) ispirò il grande Raffaello e se ne riconosce l’influenza anche sul Palazzo dell’ex Zuccherificio. La decorazione a grottesca è caratterizzata dalla raffigurazione di esseri ibridi e mostruosi, chimere, spesso ritratte quali figurine esili ed estrose, che si fondono in decorazioni geometriche e naturalistiche, strutturate in maniera simmetrica, su uno sfondo in genere bianco o monocromo. Questi stessi elementi, ma di carattere religioso, furono riproposti nelle logge vaticane o Logge di Raffaello. Quindi lo stile grottesco, i motivi senza nessi logici, piccole figure unite in un quadro più ampio e incorniciate da elementi floreali, medaglioni, cesti di fiori, cherubini, tutto questo lo ritroviamo sia nel Palazzo dell’ex Zuccherificio che in numerosi palazzi italiani come Villa del Poggio imperiale e Palazzo Pitti di Firenze, Palazzo Barberini e Palazzo Spada a Roma, solo per menzionarne alcuni.

Raffaello Sanzio è stato uno dei modelli più imitati negli stucchi fiumani, ma anche europei

Il dialogo dell’industria con l’arte

Tulić ha cercato di trasmettere l’importanza di quello che Dominik Teleki von Szek, mineralogo ungherese, definì nel 1795 come il più bel palazzo cittadino e quello più speciale, spiegando che la struttura si trovava a ridosso del mare e aveva sul retro ampi vigneti di grande importanza per la città. Dopo il disastroso incendio del 1785 dalla foresta di Klana vennero acquistati 232 tronchi di abete che rappresenteranno la struttura portante del Palazzo, serviranno a realizzare le impalcature, ma anche i murali, il soffitto, i muri e altro. Nel lungo periodo di restauro e utilizzo della struttura, ha spiegato lo storico dell’arte, non c’è mai stato un solo elemento artistico che alludesse allo zucchero a parte due protomi all’entrata. La protome è un elemento decorativo costituito da testa o busto di uomo, animale o creatura fantastica, posto ad ornamento di elementi architettonici. In questo caso si tratta di un “mustacion” che ha tra i capelli alcuni pani da zucchero.

Un parallelo tra le decorazioni fiumane e il Palazzo Sanssouci, nei pressi di Berlino

La maestosa scalinata

”Già all’entrata nel Palazzo – ha continuato Tulić – ci imbattiamo nella più bella scalinata della costa orientale dell’Adriatico. Il corrimano in ferro battuto è preservato molto bene ed è di grande qualità. Sul primo pianerottolo troviamo un’insegna che rivela la data della ristrutturazione in seguito all’incendio e il nome del committente, il direttore Pietro de Vierendeels, il quale viveva nel palazzo e vi teneva spesso feste e balli ai quali partecipava la crema della società fiumana. Sua moglie Caterina venne sepolta nel Duomo fiumano (la chiesa dell’Assunzione della Beata Vergine Maria), mentre il figlio diresse la compagnia fino al suo fallimento. Gli stucchi che imitano una marmorizzazione molto cupa, in contrasto con il bianco dei muri, denotano l’influenza del classicismo rococò di Giorgio Massari di Venezia”.

Gli stucchi che rappresentano la pittura, la musica, l’astronomia e l’architettura

Le tre sale del Piano nobile

Al secondo piano si trovano le tre sale più interessanti dal punto di vista artistico: il Salone delle feste, il Salone delle vedute (o sala occidentale) e il Salone orientale.

Il Salone delle feste ricorda la Sala d’Ercole di Versailles e il dipinto “Festa in casa di Simone il Fariseo” (1570) di Paolo Veronese, donato a Luigi XIV dalla Serenissima.

La firma dei maestri Somazzi è inconfutabile

I pilastri corinzi, la grande ghirlanda e gli altri elementi decorativi ricordano lo sfarzo francese, ma hanno un effetto opposto in quanto il marmo non è policromo, non c’è assimetria e ricchezza di elementi, ma il grigio delle decorazioni, la simmetria e la riduzione dei dettagli danno un’idea di eleganza classica, quasi da mausoleo. Al posto delle sculture, in due nicchie si trovano due stufe di maiolica illuminate da uno splendido lampadario in cristallo, mentre il soffitto è ornato da un medaglione centrale e quattro laterali con personaggi della storia antica e romana, tra cui l’assassinio dell’imperatore Domiziano, che fa da monito al direttore della compagnia a non peccare di hybris (violenza e superbia) se non vuole fare la stessa fine del politico romano, ma anche del Re francese, il quale venne decapitato non molti anni dopo. Altri elementi iconografici sono lo scudo, la spada, la sciabola e l’armatura.

Il Salone delle feste del Palazzo

Le illustrazioni più significative

Il Salone delle vedute è quello con le illustrazioni più significative, ma nessun riferimento allo zucchero. I medaglioni sono collocati su uno sfondo marrone, mentre le ghirlande di fiori si inseriscono su uno sfondo dai toni morbidi e neutri tipici del Barocco. Le cornici dei trofei e dei piccoli medaglioni sono ben definite e ornate di gemme. Nei medaglioni ritroviamo motivi ispirati a Raffaello, obelischi, eruzioni di vulcani e altro. Uno spazio profano che presenta un tale connubio di stili è senza precedenti, ha spiegato Tulić, ed è la caratteristica più importante del Palazzo. Nel Salone orientale, il quale è ancora in fase di restauro, a differenza dei motivi bellici di quelli precedenti, ci sono elementi legati alle quattro arti: la pittura, l’astronomia, l’architettura e la musica.

Tornando al tema dei maestri, Tulić ha trovato una serie di documenti che testimoniano la presenza dei maestri Somazzi a Pago, Lussino, Zara, Segna, Arbe e altre località del litorale.

Gli altari e gli stucchi che adornano le chiese di queste località e che ci sono pervenuti corrispondono stilisticamente alle decorazioni del Palazzo dell’ex Zuccherificio. In questo modo lo storico ha svelato ancora un mistero legato allo splendido palazzo fiumano e ha contribuito ad approfondire il dibattito sulla sua storia.

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