«Esercitazione alla vita» sfida alla cultura fiumana

I relatori e l’autore

Il romanzo “Esercitazione alla vita” di Nedjeljko Fabrio fu pubblicato nel 1985 e destò immediatamente un grande interesse in virtù della descrizione dettagliata delle vicende di una famiglia fiumana etnicamente mista. Le critiche furono per lo più positive, seppur con qualche animo insoddisfatto, e Fabrio si inserì stabilmente nella storia fiumana, quella stessa che ha voluto presentare nel suo libro. Più di trent’anni fa, raccontare gli ultimi due secoli di storia cittadina era ancora un’operazione delicata e potenzialmente pericolosa, motivo per cui la maggior parte delle istituzioni culturali, pur salutando l’iniziativa, prese le distanze dall’autore.

La pagina del nostro quotidiano dedicata interamente al romanzo “Esercitazione alla vita”

La CNI a fianco di Fabrio
All’epoca, la presentazione ufficiale del libro venne organizzata dalla Comunità degli Italiani di Fiume, in collaborazione con la casa co-editrice del volume, la “Otokar Keršovani“, cosa che l’autore aveva accolto con estrema gratitudine.
All’evento, che si tenne nel mese di marzo del 1986, presenziarono le personalità di spicco dell’epoca, tra cui pure Ezio Mestrovich, presidente della Commissione culturale operante in seno alla CI, e Ante Cerovac, presidente del Consiglio editoriale dell’Edit. A prendere la parola fu il dottor Zoran Kompanjet, presidente del Consiglio editoriale della “Otokar Keršovani“ il quale osservò come fosse inutile parlare del valore del libro, invece di soffermarsi, piuttosto, sulla sua necessità. Dopo i discorsi di circostanza vennero proposte due relazioni approfondite sulla lingua e sulla trama del romanzo, presentate dal giornalista e scrittore Alessandro Damiani e dallo storiografo Stanislav Gilić, seguite dagli interventi di due attori del Dramma Croato, Bogumil Kleva e Olivera Baljak. Dopo la critica piuttosto aspra pubblicata sulla “Voce” all’inizio di novembre del 1985, Alessandro Damiani era tornato a parlare del romanzo di Fabrio, questa volta con toni decisamente più concilianti ed esprimendo apprezzamento per il tentativo di proporre in versione romanzata la storia di Fiume.
La storia di Fiume ben documentata
Damiani dichiarò che la storiografia è sempre stata dimidiata dalle fazioni in lotta, nonostante la storia della città sia ben documentata. Nel momento in cui Fiume inizia a rendersi conto delle manchevolezze nella sua storiografia entra in scena Fabrio che, anche se non è fiumano di nascita, si prefigge di dotare la città di un’opera che ben si addice alla sua vicenda etnica plurisecolare. Damiani traccia un parallelo, in questo senso, tra Fabrio e Supilo, entrambi personalità di spicco della vita cittadina fiumana, ma non fiumani di nascita.

Nedjeljko Fabrio

Illuminazione di vicende collettive
Parlando del valore storico del romanzo Damiani affermò: “L’opera non può supplire all’assenza di cognizioni storiche, ma per la sua natura e funzione, in quanto prosa d’arte, può concorrere nel contesto di altri pregi all’illuminazione di vicende collettive tramite la descrizione di percorsi di esperienze individuali”. E anche in questo caso il giornalista ribadì l’opinione espressa nella critica, ovvero che il valore del romanzo fosse da ricercare nella descrizione del microcosmo familiare piuttosto che del macrocosmo cittadino. “Esercitazione alla vita” è, dunque, un romanzo storico che non dà ma presuppone la conoscenza della storia di Fiume.
Se il lettore è privo di cognizioni storiche, mette in guardia Damiani, le notizie descritte nel romanzo possono destare sconcerto emotivo. La memoria storica è per un popolo ciò che il ricordo è per un individuo. Questa teoria si esplica nel romanzo, spiega Damiani, per la precisione nel passo in cui un ragazzo di terza generazione confessa al padre di essere affiliato di un’associazione segreta nazionalistica, mentre il genitore sa benissimo che la loro famiglia è un caso tipico di simbiosi etnica. E i casi di “perdita della memoria storica”, purtroppo, li abbiamo anche oggi in seno alla nostra CNI, soprattutto tra le nuove generazioni.

La copertina della prima edizione

Una storia vera
Damiani aveva scritto ancora che se il romanzo di Fabrio non avesse altri motivi di vanto, l’essersi posto come primo tentativo di rielaborazione storica costituisce un merito che nessuno potrà sottrargli. Alla fine della serata, Nedjeljko Fabrio si era rivolto ai presenti dicendo: “Tutto ciò che ho raccontato nel libro è autentico, i personaggi sono veri, ad eccezione di una protagonista femminile, l’ungherese.
Mi sono documentato sfogliando i giornali dell’epoca quali l’’Eco di Fiume’, ‘La Bilancia’, ‘La vedetta d’Italia’, ‘La Voce del Popolo’. Perché l’ho scritto? La gente sa poco di Fiume e attraverso le vicende dei miei personaggi la può conoscere un po’ di più. Non vorrei, però, che nel mio libro si cercasse un messaggio ad ogni costo. Anche oggi, come cent’anni fa, la gente vuole la storia intesa come intreccio e non la morale”.
Le vicende di alcuni cittadini
Forse questa breve dichiarazione di Fabrio può servire a sciogliere i nodi riscontrati nelle critiche e a esporre il nocciolo del romanzo. L’intento dell’autore, dunque, non è mai stato quello di raccontare la Storia di Fiume, come spesso viene scritto, ma semplicemente di presentare le storie di alcuni cittadini, le loro vicende personali, che sono inscindibili dai grandi rivolgimenti storici, ma hanno una complessità diversa.
Rinfacciare a Fabrio, dunque, di non aver saputo raccontare per filo e per segno tutti gli avvenimenti che hanno segnato la storia cittadina non ha senso, in quanto l’intento dell’autore non è mai stato quello di scrivere un romanzo storico vero e proprio.
Il successo del volume e dello spettacolo che ne è stato tratto e che martedì prossimo verrà riproposto al TNC “Ivan de Zajc” di Fiume, testimoniano del grande impatto che Fabrio ha avuto sulla cultura e sull’identità cittadine.

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